Ultimo aggiornamento21 giugno 2024, alle 16:19

Di tanti palpiti – racconto a due voci del Paganini Guitar Festival

di Redazione - 10 Giugno 2024

Anche quest’anno noi di Quinte Parallele abbiamo vissuto l’atmosfera del Paganini Guitar Festival, storica manifestazione dedicata alla chitarra e alla grande musica. Attraverso le penne dei nostri Marco Surace e Lorenzo Ottaviani, vi proponiamo un racconto in pieno stile parallelo dei cinque giorni trascorsi a Parma.

Cinque giorni, cinquanta eventi, trecento protagonisti, centinaia (o forse migliaia?) di visitatori, curiosi, appassionati, tutti uniti dall’amore per la chitarra e per la musica. Questo è stato il Paganini Guitar Festival 2024, in numeri.
Ma a noi di Quinte Parallele piacciono anche e soprattutto le parole, capaci più dei loro colleghi cifrati di avvicinare i lettori e a far vivere loro, attraverso i nostri occhi e le nostre orecchie, l’atmosfera di questa 24^ edizione (23-27 maggio). La Società dei Concerti di Parma, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Parma-Casa della Musica, ha voluto anche quest’anno una festa della chitarra e della musica a più dimensioni.
Tra concerti, concerti sensoriali, conferenze, masterclass, mostre di liuteria, un convegno di didattica, un concorso internazionale, uno per giovani talenti, l’atteso Paganini Day e tre nuovi format (Capricci di parole-Salotto Paganini, Suono Giovane e Passeggiata tra le corde) in giro per Parma e dintorni, di certo non ci siamo annoiati! Anzi, magari aver avuto la possibilità di seguire tutti gli eventi, che si svolgevano a volte anche in contemporanea! Non avendo ancora in dotazione, nel kit tecnico messo a disposizione da madre natura e da Quinte Parallele, la funzionalità “dono dell’ubiquità”, vi racconteremo la nostra esperienza parmigiana per come l’abbiamo vissuta in prima persona.
Pronti? Si parte!

Giorno 1: giovedì 23 maggio (Marco)

Sebbene molto presto di mattina, mi sveglio e mi alzo felice di prendere il treno, il mio mezzo di trasporto prediletto, che inspiegabilmente mi dà ogni volta la serenità necessaria per mettermi a leggere qualche bel libro inevaso o non finito. Giunto a Parma mi dirigo verso la Casa della Musica. Saluto il caro Giuseppe Verdi seduto sulla panchina (la versione scultorea, ahimé, e non il vero Cigno di Busseto) ed entro nel chiostro. Mentre nella Sala Concerti al piano di sopra si stanno svolgendo le prove eliminatorie dei solisti del Concorso Internazionale “Omaggio a Niccolò Paganini”, io mi affaccio al Convegno sulla didattica chitarristica, nella sala opposta all’ingresso, l’Auditorium. Nella tranquillità di questo giovedì mattina percorro placidamente il porticato che circonda il chiostro, mentre ammiro con stupore gli imponenti tendaggi ritraenti alcuni dei protagonisti della scorsa edizione. Entro ad ascoltare i colleghi chitarristi e i loro interventi (Angela Tagliariol e Josué Gutiérrez), prima di trascorrere insieme a loro e agli iscritti al convegno il pranzo. Il clima è sin da subito conviviale, come sempre mi sembra che sia al Paganini Festival…saranno gli splendidi luoghi o l’amore sincero per la musica che ci unisce? Tra uno spuntino e una chiacchiera tra un chitarrista romano (me), uno veneto (un altro Marco), una friulana (Angela) – sembra quasi l’inizio di una barzelletta – e numerose altre varietà regionali e nazionali di chitarristi, il tempo vola ed è già ora di riprendere con gli interventi del pomeriggio. Dopo gli interessanti spunti forniti dai docenti Marco Ramelli e Alberto La Rocca, presento anche il mio intervento sul podcast come strumento didattico (un progetto che ho creato insieme ai miei allievi di chitarra della scuola media). La tavola rotonda finale è un momento di confronto tra docenti e partecipanti molto stimolante, in cui ognuno porta le proprie esperienze e nella quale si intavolano discussioni sulla didattica chitarristica, sulla scuola e tanto altro. La prima giornata di convegno si chiude con un’atmosfera molto positiva, favorita, secondo me, anche dai buonissimi pasticcini dei tea break. Scherzi a parte, proseguiamo veloce.

Tempus fugit: giusto qualche momento per fare il check-in in hotel che è già ora di dirigersi verso l’ l’Auditorium del Carmine. Saluto il Niccolò Paganini della piazzetta, collega statuario del Verdi di prima, e mi avvio all’ingresso dell’Auditorium. Martina e i giovani ragazzi dello staff del Paganini, alcuni dei quali sono ormai volti noti e amicali (Monica, una certezza), mi allungano il biglietto sorridenti. Entro in sala, in origine Chiesa di Santa Maria del Carmine, oggi Auditorium del Conservatorio di Parma, e faccio per accomodarmi in platea, ma intravedo persone che non posso non salutare. Mi accoglie Diana Castelnuovo-Tedesco, nipote del compositore Mario Castelnuovo-Tedesco. L’omaggio all’Italia che fa da fil rouge del Festival di quest’anno (“Di Tanti Palpiti”) traspare già in questo concerto d’apertura, che include in programma lo splendido Crisantemi di Giacomo Puccini (nel centenario della morte, l’omaggio era doveroso oltre che gradito) e una maratona di brani di Castelnuovo-Tedesco: uno dei suoi “Caprichos de Goya” per chitarra sola (Obsequio a el Maestro), arrangiato da Giacomo Scaramuzza per orchestra da camera, la Sérénade, il Concerto n. 1, il Capriccio Diabolico “Omaggio a Paganini” (questi tre tutti per chitarra e orchestra) e il Concerto per due chitarre e orchestra. Ad avvicendarsi sul palco, parlando dei grandi solisti della serata, ci sono il giovane ma brillante Ysé Dastugue (Vincitore del Concorso Festival Paganini 2023) e i chitarristi di fama internazionale Adriano del Sal, Gabriel Bianco e Duo Melis (Susana Prieto e Alexis Mouzourakis). Il loro concertare insieme all’orchestra “I Musici di Parma” e al direttore  Giampaolo Bandini (direttore in tutti i sensi, visto che oltre al ruolo di conductor è direttore artistico e motore propulsivo della sempre maggiore vitalità del Paganini Festival) mi ha entusiasmato e ha lasciato il pubblico veramente estasiato, vuoi per l’energia e l’elettricità che hanno generato, vuoi per il fatto che un evento di questa portata è un’esperienza più unica che rara. Chi di voi ha già seguito i miei diari di bordo degli scorsi anni al Paganini Guitar Festival saprà che ogni sera il Paganini non è tale se non termina…a tutta birra! Il calore umano, il senso di comunità e di amicizia che si iniziano a creare durante gli appuntamenti del giorno, qui al Paganini trovano un loro coronamento al pub, tra risate, chiacchiere e luppolati!

Giorno 2: venerdì 24 maggio (Marco)

Seconda giornata: si intensifica la mia voglia di musica ma anche la mia angoscia, sapendo che non potrò essere ovunque per seguire eventi o artisti che mi attirano. Mentre di mattina alla Casa della Musica riprendono le prove eliminatorie del Concorso e iniziano le masterclass dei Maestri Berta Rojas, Adriano del Sal, Gabriel Bianco e Petra Poláčková, io mi trovo nuovamente al Convegno, stavolta al Laboratorio aperto Parma, un magnifico spazio di co-working e location per eventi culturali che in questa sua moderna configurazione dato una nuova veste al Complesso monumentale del monastero di San Paolo. Anche oggi grazie agli interventi di Angela Tagliariol e Josué Gutiérrez, Alberto La Rocca, Marco Ramelli, Piera Dadomo, Tilman Hoppstock e mio, si condividono spunti didattici e si riflette sulle buone pratiche da adottare nell’insegnamento della chitarra per la fascia delle scuole secondarie di I e II grado, spaziando da workshop sulla musica d’insieme e sull’improvvisazione a proposte operative volte a stimolare la creatività e l’espressività. Il pranzo lo trascorro in compagnia dei tanti colleghi del convegno e anche di Giacomo Susani, il talentuoso giovane compositore in residenza. Gli parlo della mia velleità di compositore e mi onora di qualche suo consiglio davanti a un piatto di riso venere.
Nel pomeriggio tutto comincia ad addensarsi. Dopo il gran via vai della mattina alla Casa della Musica, dovuto ai preparativi per allestire gli stand dei trenta liutai e delle aziende espositrici coinvolte, alle ore 15 viene inaugurata la Mostra di liuteria moderna, mezz’ora dopo l’inizio delle audizioni del Concorso Giovani al Circolo di Lettura e Conversazione. Tra i chitarristi che popolano il chiostro, chi per riunirsi amichevolmente chi per provare le chitarre esposte, numerosi si affacciano anche alla conferenza che tengo alle 16.30 con Diana Castelnuovo-Tedesco all’Auditorium. In questa occasione, che inaugura il ciclo “Capricci di Parole” (format del Paganini Festival in collaborazione con Quinte Parallele), interloquisco con Diana per parlare di Mario Castelnuovo-Tedesco e del suo rapporto con l’Italia culturale e musicale di ieri e di oggi [potete riascoltarla su Spreaker e Spotify in fondo all’articolo]. La conversazione con la nipote di “nonno Mario” , sua sorella Costanza e alcuni amici chitarristi continua informalmente e piacevolmente al bar davanti a una limonata. Non solo le birre, dunque, creano connessioni.


Perdo la concezione del tempo, e la ritrovo dopo un po’, accorgendomi che sono già le 18.30 passate. Alle 17.30 c’è stata una prova delle chitarre di liuteria moderna da parte di Ysé Dastugue e proprio ora viene inaugurata la Mostra di Liuteria Storica, curata come ogni anno da Gabriele Lodi. “Chitarre che cantano”La liuteria italiana al tempo di Paganini, questo il titolo della mostra, che omaggia l’Italia e la sua liuteria del XIX secolo con un’esposizione di chitarre Fabricatore, Filano, Vinaccia e Guadagnini. Mi perdo (sigh!) l’apertura della mostra e il suono di queste magnifiche chitarre (che ritorna in vita sotto le dita di Marco Ramelli), ma per una buona ragione: mi devo preparare per ospitare il secondo appuntamento di “Capricci di Parole”, previsto per le ore 19. Questa volta il tono è meno da conferenza e più come un talk aperto al pubblico, anzi quasi come una chiacchierata tra amichevoli sconosciuti al bar. Per questo primo Salotto Paganini intrattengo una bella conversazione con il liutaio belga Walter Verreydt, che mi racconta in inglese (e io prontamente sintetizzo in italiano per gli ascoltatori, essendo in Italia) della sua attività costruttiva, del suo rapporto con i chitarristi che hanno provato i suoi strumenti, della musica di Paganini e dei suoi ascolti musicali del cuore.

La conversazione è molto piacevole e neanche particolarmente lunga [link in fondo all’articolo] ma il programma è ricco e denso e ci avviciniamo alla sera, che si prospetta piena di musica. E’ giusto il tempo di prendere un panino col prosciutto di Parma ciò che mi separa dal prossimo evento: il concerto di Tilman Hoppstock e del Duo Melis alla Casa della Musica. Con la sua esuberanza nel repertorio sei-settecentesco (Sanz, Froberger) e grazie alla sua creatività nel rielaborare la musica di Paganini, Hoppstock riesce a suscitare molto interesse nel pubblico, trovando soluzioni brillanti e distintive anche nei brani più celebri di Tàrrega o Brouwer. Il Duo Melis mi colpisce invece dal punto di vista del suono d’insieme, ora quasi orchestrale, ora tastieristico: c’è una vera simbiosi tra Susana Prieto e Alexis Mouzourakis, sia nel repertorio originale (Lhoyer) che in Scarlatti, De Falla e nel più ardito Bogdanovic. Ma le due ore di concerto “tradizionale” non mi bastano, anche perché alle 22.30 avrà inizio un evento a me molto caro: il Concerto Sensoriale alla Casa del Suono. Memore delle scorse edizioni mi pregusto l’esperienza e, una volta entrato, osservo le persone intorno a me. Sarà la loro prima volta ad un concerto al buio? Che cosa si aspettano ora che stanno per bendarsi gli occhi? Chissà cosa avranno pensato quando è stato consegnato loro il programma di sala in Braille (il concerto è organizzato in collaborazione con l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Parma)! Mi siedo sui divanetti centrali e inizio ad acclimatarmi nell’atmosfera soffusa della Casa del Suono, che poi diventa notturna. E’ Giacomo Susani a invitarci a seguirlo in questo viaggio “pan-sonoro” del suo Concierto sin luz, alternando musiche di Frescobaldi e Handel con sue composizioni originali. Mi ritrovo molto con le sensazioni che avevo vissuto lo scorso anno, è puro ascolto. Ci ritroviamo poi al pub per celebrare un’altra giornata di successi, di musica, di amicizia. Non mancano risate, brindisi e patatine fritte da condividere.

Giorno 3: sabato 25 maggio (Marco)

Anche oggi giornata piena, stando al programma! L’unica pecca è che già all’ora di pranzo dovrò essere sul treno di ritorno (ah, quanti impegni in questa vita!) e mi perderò degli eventi a cui avrei partecipato volentieri. Ma ora non ci penso troppo e vi racconto della mattinata. In giro per Parma continuano a svolgersi il Concorso Giovani e il Concorso Internazionale per la sezione musica da camera, così come le masterclass di Berta Rojas, Adriano Del Sal, Susana Prieto, Alexis Mouzourakis e Tilman Hoppstock. Alla Casa della Musica ci sono io, il vostro amichevole parallelo di quartiere, che osserva l’andirivieni della gente, sempre più numerosa e sempre più desiderosa di affollare i luoghi del Festival. Ma non sono lì solo per guardare o per interagire con loro. Ho un’ultima missione mattutina prima di lasciare questa splendida città che ormai da diversi anni mi accoglie nei giorni del Paganini: il secondo appuntamento di Capricci di parole – Salotto Paganini” . Dopo il talk con il liutaio Verreydt è il momento di un’interprete, e che interprete! Qualche minuto prima delle 10.30 conosco la mia ospite, Berta Rojas, che da subito si pone con una gentilezza e una tranquillità disarmanti e mi offre pure un caffé; sembra che voglia vivere il momento come un vero e proprio incontro salottiero! Nonostante la necessità di tradurre di tanto in tanto dall’inglese all’italiano per i presenti, la conversazione scorre con disinvoltura ed è piena di bei racconti e riflessioni. Porte che sbattono a parte, nel podcast sentirete parlare Berta Rojas del suo disco “Legado”, dedicato a Ida Presti e Maria Luisa Anido e vincitore del Latin Grammy Award, del suo rapporto con la musica di Paganini, della sua connessione profonda con la musica di Agustin Barrios Mangoré e dei suoi consigli ai giovani chitarristi alla ricerca della propria identità musicale. Dopo questa splendida conversazione [per recuperarla su Spreaker e Spotify basta andare in fondo all’articolo], che mi lascia veramente delle vibrazioni positive, è ora di fare un ultimo giro. Mi affaccio alla Casa del Suono, dove alcuni talenti della chitarra si esibiscono per il format “Suono Giovane”, ma non faccio in tempo a rimanere fino alle 12, momento in cui Luca Micheletto proverà le chitarre di liuteria moderna alla Casa della Musica (alle 16 invece la prova degli strumenti sarà affidata ad Alessandro Dominguez). E’ già ora di andare, ahimé. Sono triste per il fatto di non poter assistere ai numerosi momenti musicali del pomeriggio (Dominguez alle 16, Enrica Savigni con gli strumenti storici alle 19) e della sera (concerti di Petra Poláčková e Gabriel Bianco dalle ore 20, seguito dal secondo concerto sensoriale, quello del Duo Renda-Trucco), ma molto grato di aver potuto vivere anche quest’anno i luoghi, le atmosfere e le emozioni del Paganini Guitar Festival. Non potendovi dire altro di ciò che ho vissuto in prima persona, prima di passare il testimone a Lorenzo Ottaviani e al suo storytelling, lascerò che siano alcune foto significative a raccontare il resto.

Giorno 4: domenica 26 Maggio (Lorenzo)

Arrivando in macchina a Parma, la partenza è poco dopo l’alba. E’ una bella mattinata di sole e si prospettano due giornate intense e ricche di eventi, incontri e musica. Non appena arrivo, vengo accolto dal Direttore Artistico M° Giampaolo Bandini che mi aiuta ad abituarmi al clima del festival e a fare il punto sugli eventi della giornata. Subito dopo corro alla Sala Concerti della Casa della Musica per assistere ad alcune esibizioni delle prove finali del Concorso Internazionale “Omaggio a Niccolò Paganini”. Il livello dei concorrenti è molto alto e sin da subito si capisce che la decisione di un vincitore non sarà semplice, il clima che si respira tra i concorrenti è di competizione. Una sana competizione però, fatta di rispetto reciproco e di voglia di crescere e godersi un momento stressante ma al contempo emozionante, come la finale di uno tra i concorsi più importanti in Italia e non solo. Mi allontano dal concorso per andare alla Casa del Suono per assistere ad altri giovani e talentuosi chitarristi venuti da importanti Conservatori di tutta Italia per il format “Il Suono Giovane”. Ho l’opportunità di ascoltare un repertorio in omaggio all’Italia (perfettamente in linea con il titolo del Paganini Guitar Festival di quest’anno) eseguito proprio da alcuni studenti del Conservatorio “Arrigo Boito” di Parma. Gli eventi sono tanti e sono costretto, a malincuore, ad abbandonare la Casa del Suono per tornare alla Casa della Musica, anzi…per tornare nel nostro salotto, Capricci di parole – Salotto Paganini. Ora sarebbe toccato a me intervistare e non nascondo una certa emozione. Avrei dovuto sostituire all’interno del format il mio collega e amico Marco Surace che so quanto sia bravo e preparato ma, soprattutto, avrei dovuto intervistare un musicologo, musicista e discendente diretto del grande violinista al quale il festival è dedicato: Niccolò Paganini. Il nome è lo stesso perché, come lui mi confessa, è tradizione di famiglia affidare il nome Niccolò ogni due generazioni (nel caso di una femmina, Nicoletta). Alle 11.45 abbiamo questa chiacchierata [sempre su Spreaker e Spotify, in fondo all’articolo] dove parliamo del rapporto tra il Niccolò Paganini di due secoli prima e la città di Parma, l’Italia e l’Europa. Sono le 12.30, l’intervista mi lascia piacevolmente soddisfatto con una visione rinnovata e più completa di Paganini. Riesco ad andare ad ascoltare una buona mezz’ora della prova delle chitarre da parte di Emanuele Pauletta.

Ha suonato le varie chitarre selezionando un repertorio piuttosto vasto: da alcune variazioni dalle “Variazioni sulla Follia di Spagna” di M. Ponce ai “Quattro pezzi brevi” di F. Martin. Nel pomeriggio, in una chiacchierata veloce, ha confermato le mie sensazioni in merito alle chitarre: ha trovato veramente un ottimo livello costruttivo. Non nego però che, concluso l’evento delle “Chitarre in Concerto”, avevo anche una certa fame. Pranzando, mi guardo attorno e posso così godermi la location curata, gli appassionati che si incontrano e si scambiano opinioni e la frizzantezza nell’aria che unisce cultura, giovani e chitarra. Il festival non dorme mai e soprattuto non si ferma. Alle 14.30 riprende le attività con “Passeggiata tra le corde”, un format dove alcuni dei protagonisti del festival provano le chitarre della mostra di liuteria storica. Oggi è il turno di Petra Poláčková, con un’interessante introduzione sul rapporto con l’estetica del suono a sei corde nell’Ottocento da parte di Gabriele Lodi. Proprio il liutaio di Carpi ci spiega quanto l’estetica sonora dell’Ottocento venga valorizzata dal Paganini Guitar Festival e sia stata riscoperta nell’ambiente chitarristico , con l’utilizzo di chitarre d’epoca o eventuali copie. Subito dopo saluto la Casa del Suono per prepararmi all’intervista con Giacomo Susani sempre per Capricci di parole- Salotto Paganini. E’ stata una chiacchierata profonda dove Susani ha affrontato diversi temi partendo però sempre dalla sua esperienza al Paganini Guitar Festival. Sia come esecutore nel Concierto sin luz, sia come compositore in residenza nella scrittura di un nuovo brano, un “Omaggio a Paganini” [anche questa è disponibile su Spreaker e Spotify, in fondo all’articolo]

Uscendo dall’Auditorium dove abbiamo tenuto l’intervista, scopro il vincitore del Concorso Internazionale “Omaggio a Niccolò Paganini”, ossia Enrico Tripodi. Il vincitore di un concorso è la sintesi di varie volontà di una giuria e, a certi livelli, il dettaglio più minuzioso fa la differenza, quindi ci complimentiamo con tutti i finalisti. E’ innegabile però la profondità musicale e tecnica che Enrico Tripodi è stato in grado di dimostrare. Successivamente entro all’interno nella magnifica Chiesa di S. Francesco del Prato, dove la Paganini Youth Orchestra tiene il suo concerto diretta dal dinamico M° Vito Nicola Paradiso . Il luogo, le luci e giovanissimi chitarristi che suonano brani in omaggio alla tradizione musicale italiana (e di Paganini in particolare) creano un’energia particolare che difficilmente posso replicare qui a parole. Colpito dalla qualità offerta, mi dirigo al Teatro Regio di Parma per l’evento conclusivo della giornata: Berta Rojas in concerto. Un recital ricco di virtuosismo e lirismo. Una cantabile brillantezza che rende giustizia al “Paganini della chitarra” (come indicato dalle cronache del tempo) attorno al quale ruotava l’intero programma della chitarrista paraguayana: Agustìn Barrios “Mangoré”. Terminato il concerto, mi dirigo verso l’hotel nel quale alloggio per riposare e riordinare le idee in vista del giorno successivo, il Paganini Day.

Concerto della Paganini Youth Orchestra – © Atelier Fotografico Fabio Boschi –
Società dei Concerti di Parma – Paganini Guitar Festival

Giorno 5: Lunedì 27 Maggio (Lorenzo)

E’ il Paganini Day. Il 27 Maggio 1840 moriva Niccolò Paganini e la città di Parma gli rende omaggio al Cimitero Monumentale della Villetta con un incontro con le autorità presso la tomba di Niccolò Paganini: Gabriella Corsaro, Presidente della Commissione Cultura del Comune di Parma, Michele Trenti, Presidente dell’ Associazione Amici di Paganini di Genova , Niccolò Paganini, discendente diretto del grande violinista italiano, Davide Battistini, Presidente della Società dei Concerti di Parma APS e Giampaolo Bandini, Direttore Artistico del Paganini Guitar Festival. Tutti e cinque concordano sulla promozione della figura di Paganini e sull’importanza che ha per il territorio di Parma e per i giovani musicisti di oggi. Subito dopo ci siamo spostati di qualche decina di metri, nella zona della Cappella degli Artisti all’interno del cimitero monumentale, per assistere al concerto del duo Ramelli – Savigni. Un concerto nel quale il duo ha reso perfettamente la sensibilità sonora delle chitarre romantiche, sia nella ricerca di impasto sonoro tra i due sia nella definizione della direzione musicale. Non sono mancati interventi solistici, come da parte di Enrica Savigni con una eccellente esecuzione della Sonata 33 dalle 37 Sonate MS84 di Niccolò Paganini o la prima esecuzione assoluta del brano “Omaggio a Paganini” (commissionato a Giacomo Susani dal Paganini Guitar Festival) da parte di Marco Ramelli.

Un brano che ricerca l’unione tra violino e chitarra attraverso il gesto sonoro idiomatico dei due strumenti, che Ramelli ha saputo rendere con una grande consapevolezza musicale e tecnica. Dopo essermi spostato nuovamente alla Casa della Musica per un pasto con gli artisti dove ci siamo confrontati sulla mattinata, mi dirigo verso Villa Paganini a Gaione (PR). Con pochi minuti al volante, si arriva alla villa e lì riesco a toccare con mano l’importanza di Niccolò Paganini per il territorio di Parma. Alcune nuvole oscurano leggermente il magnifico sole su Parma, ma la giornata è ancora lunga e torno alla Casa del Suono nel centro della città. Giusto in tempo per le diverse interessanti conferenze sulla figura di Paganini. In “Siamo qui riuniti tranne lui. I funerali di Niccolò Paganini in Steccata” a cura di Giuseppe Martini, ci viene illustrata la vicenda del funerale di Niccolò Paganini avvenuto, pensate, a ben 5 anni di distanza dalla sua morte! Subito dopo viene presentato il II volume dell’epistolario di Niccolò Paganini (1831-1840), con l’introduzione di un vasto materiale di supporto online. Gli interventi di presentazione sono stati di Danilo Prefumo, Mariateresa Dellaborra, Roberto Iovino e Nicole Olivieri. Si parla anche di qualche nuovo (seppur breve) accenno al rapporto tra Paganini e Luigi Legnani (importante compositore-chitarrista dell’Ottocento) all’interno di questo volume dell’epistolario….chissà! Continuiamo il pomeriggio del Paganini Day con una conferenza a cura di Gabriele Lodi su “La chitarra Fabricatore 1826 appartenuta a Niccolò Paganini”, dove ci viene presentata anche una copia della vera chitarra di Paganini (oggi conservata al museo di Genova). La conferenza è interessante perché evidenzia la rivoluzione cha ha portato lo strumento usato da Paganini nel gusto sonoro dell’epoca. Un allargamento della cassa di risonanza e una minore profondità avrebbe permesso di andare incontro ad una delle caratteristiche principali del periodo romantico: il virtuosismo. Conclude il pomeriggio la premiazione del Concorso Internazionale “Omaggio a Niccolò Paganini” sezione Chitarra Romantica, 1° Premio vinto da Gabriele Nicotra, con il quale ci complimentiamo. Dopo una veloce pausa caffè, mi dirigo alla Chiesa di San Vitale. Alle ore 19 va in scena l’ultimo evento del Paganini Guitar Festival, il concerto del duo Maccari-Pugliese. Un concerto di assoluta eccellenza e padronanza musicale da parte dei due interpreti, tra i massimi esperti della musica dell’Ottocento eseguita con strumenti originali. Giusto il tempo di qualche saluto e ringraziamento a Giampaolo Bandini e Martina per la disponibilità e si torna a casa. Stanchi ma felici.

Finisce qua il racconto di Marco e Lorenzo. Sono stati 5 giorni dove noi di Quinte Parallele abbiamo avuto l’opportunità di vivere a fondo il Paganini Guitar Festival, di esplorarlo e di farne parte (anche solo per un pezzo) con le nostre interviste nel format Capricci di parole – Salotto Paganini. Ringraziamo ovviamente Giampaolo Bandini per aver creduto in questa proposta e di averla appoggiata in maniera totale. Il Paganini Guitar Festival è un momento di unione e di apertura. Di unione perché porta chitarristi con vari background musicali, diverse radici sonore e tecniche a Parma, dove poter condividere la propria arte in un clima di serenità, confronto ed eccellenza musicale. Di apertura perché la Casa della Musica e le altre location accolgono anche turisti o anche semplicemente appassionati delle sei corde, aprendo le porte del proprio mondo e restituendo alla città di Parma una simbiosi unica. Paganini, siamo sicuri, ne sarebbe contento.


Marco Surace – Lorenzo Ottaviani

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