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È possibile costruire un album in 30 giorni?

di Redazione - 21 Marzo 2026

QPArena è il primo spazio online pensato per dare ai professionisti della musica l’opportunità di esprimersi in prima persona: un intervento, sotto forma di lettera aperta, che permetta ad artisti di tutte le generazioni e le sensibilità di esprimersi e rivolgersi in prima persona al loro pubblico, che in questo caso è anche il nostro pubblico. Oggi, in occasione dell’uscita del suo nuovo progetto “Under a crescent moon” (disponibile sulle piattaforme online dal 23 marzo e fisicamente già dal 24 febbraio) possiamo contare sulle riflessioni di Giacomo Susani: compositore, direttore e chitarrista italo-britannico attivo a livello internazionale. Le sue musiche sono eseguite da importanti ensemble e orchestre, e nel 2024 ha debuttato alla Carnegie Hall con una propria composizione. Vincitore di premi come il London International Guitar Competition e il Respighi Prize, ha pubblicato tre album per Stradivarius ed è oggi attivo tra interpretazione, composizione e direzione.

Giacomo Susani

Il percorso compositivo che ha portato all’incisione dell’album Under a crescent moon è stato estremamente concentrato: soli 30 giorni. Ed il motivo è presto detto: necessità pratiche. Il 2025 è stato un anno particolarmente ricco di impegni su vari fronti: numerose commissioni in qualità di compositore, i primi impegni da direttore d’orchestra, la registrazione di un altro album di miei lavori per chitarra e 2 controtenori, 1 tenore e voce narrante (A Screenshot of Now di prossima uscita con Linn Records | Outhere Music), gli impegni concertistici da chitarrista e la direzione artistica della stagione Scatola Sonora di Barco Teatro (che è stata appena insignita del Premio Abbiati, “Novità per l’Italia” per la prima esecuzione italiana del brano Spit Crystal Yeast-rack, dripping di Alex Paxton).

Tutti questi impegni importanti hanno richiesto, naturalmente, molto tempo e molte energie. Tant’é che mi sono ritrovato a ottobre che ancora non avevo scritto né arrangiato nulla per il progetto discografico in questione, a ormai un mese di distanza dalla data concordata con la Stradivarius per la registrazione dell’album. Situazione questa abbastanza comune tra i compositori professionisti, e in qualche modo già sperimentata da me in modo simile in occasione della registrazione dell’album precedente e gemello di questo, Intrecci, per cui ho addirittura terminato uno dei brani in studio di registrazione, quasi improvvisando.

Nel caso di Intrecci, tuttavia, si trattava di un solo brano. Il resto del materiale musicale era quasi tutto pronto in largo anticipo. Tutta la musica di Under a crescent moon invece (brani originali e arrangiamenti compresi, ovvero quasi 50 minuti di musica) è stata concepita e scritta in forma definitiva nel corso di un solo mese, il ché, a mio parere, ha dato una particolare unità stilistica al CD che guadagna, sempre a mio avviso, una precisa identità musicale, seppur articolata attraverso le accezioni particolari proprie di ogni singolo brano. I miei brani originali sono tre:

Due appunti (Preludio e Toccata)

Under a crescent moon (in sei movimenti, ognuno ispirato a un Haiku di Matsuo Basho)

Suite a uno (una suite in cinque movimenti)

Le musiche arrangiate sono tutte di Claude Debussy, più un breve preludio di Maurice Ravel. Queste non fanno solo da contorno, bensì sono presentate in un duplice ruolo: da una parte come punto di riferimento del mio linguaggio musicale (che deve sicuramente molto al simbolismo francese, che ho amato in modo istintivo e appassionato da ragazzo e sempre più consapevole maturando), dall’altra come riflessi di alcune caratteristiche espressive dei brani composti da me, diventando parte di un filo rosso che accompagna le metamorfosi del mio pensiero musicale che, come già accennato, in questo album fluisce come un gesto artistico unico che si articola, variando ma mai contraddicendosi, nelle tre composizioni.

Giacomo Susani – “Under a crescent moon”

Oltre alla composizione e registrazione, in questi 30 giorni il lavoro di ricerca creativa è passato attraverso uno strumento molto particolare: una chitarra Domingo Esteso del 1926. Sono stato a contatto con importanti strumenti storici fin da giovanissimo, grazie alla scuola di Stefano Grondona, pioniere nel recupero e la valorizzazione degli strumenti di Antonio de Torres in primis e più in generale della chitarra di liuteria storica del tardo Ottocento e del Novecento. Tramite lui e il mondo che lo circondava ho avuto accesso a strumenti di Torres, Garcìa, Simplicio, M. Ramirez, Bouchet… la lista è lunga. Inoltre, posseggo due strumenti storici: una Rubio del 1996 (per quanto relativamente giovane, costruita da un liutaio che ha fatto la storia dello strumento) con cui ho registrato Intrecci e A Screenshot of Now e la Esteso del 1926 con cui ho appunto registrato Under a crescent moon e tutti i miei altri lavori discografici precedenti.

Ho scelto questo strumento perché, oltre a essere di per sé straordinario, ritengo possegga una profonda qualità evocativa che è particolarmente adatta ad evidenziare gli aspetti poetici della musica di quest’album. Un aspetto che rivela l’universalità di questo strumento, il cui suono non si limita ad esprimere il repertorio a sé più congeniale dal punto di vista storico, ma si dimostra essere rilevante anche oggi grazie alle sue caratteristiche più profonde, che rimangono valide anche nel contesto contemporaneo. Spero quindi che questo album possa essere una dimostrazione – come altri lavori con aspetti simili dello stesso Grondona, ma anche di altri colleghi come Marco Ramelli ed Enrica Savigni – che lo strumento storico non è solo un cimelio di un passato che ha generato uno specifico repertorio, ma può essere fonte di ispirazione per una ricerca sonora che oggi può ancora coinvolgere liuteria, interpretazione e composizione.

Ho scelto questo strumento perché, oltre a essere di per sé straordinario, ritengo possegga una profonda qualità evocativa che è particolarmente adatta ad evidenziare gli aspetti poetici della musica di quest’album

Questa chitarra, tra l’altro, quest’anno compie 100 anni e ho pensato che fosse una bella coincidenza da festeggiare.

La ricerca sullo strumento storico, attuata nel tempo presente, mi ha anche portato a interrogarmi più in generale su cosa possa significare scrivere per chitarra oggi. Scrivere per chitarra nel 2026 vuol dire scrivere musica per chitarra come in qualsiasi altra epoca: perché venga suonata! Penso che un artista, di qualsiasi disciplina, necessiti di creare, o meglio di avere stimoli a creare e che la sua arte sia esperita. Questo è sicuramente vero per me. “I can’t write in a vacuum” diceva Benjamin Britten e non posso che trovarmi d’accordo. Il CD è uno dei molti mezzi che i musicisti hanno a disposizione perché la loro musica non solo sia registrata, ovvero ne rimanga una traccia effettiva ed usufruibile, ma perché la loro musica propriamente esista: tutti i brani che ho scritto per questo album non esisterebbero se non avessi avuto l’opportunità di lavorare a questo progetto (che è vincitore del bando SIAE “PerChiCrea” 2024).

Il CD è stato il fine che mi ha permesso di scrivere musica, tanto quanto lo può essere una commissione per un’esecuzione pubblica, la volontà di fare una dedica personale, la sperimentazione fine a se stessa. Sono tutti stimoli. Il mondo di oggi, veloce e fugace, può essere una meravigliosa macchina generatrice di arte nel momento in cui l’artista riesce a inserirsi in modo consapevole all’interno del suo flusso. Penso a quante opportunità oggi esistano al mondo e quanto movimento ci sia intorno a queste. Lo trovo estremamente positivo, elettrizzante. Il problema, semmai, si palesa nel momento in cui l’artista si piega alle logiche della velocità e della superficialità assecondando le degenerazioni del sistema che le genera e quindi impoverendo la propria arte, pensando di raggiungere un numero maggiore di pubblico, di consenso. Non c’è niente di più sbagliato, a mio parere. Tanto quanto chiudersi in una torre d’avorio con la pretesa di possedere chissà quale chiave d’accesso a una verità superiore, non prendendo parte al mondo che lo circonda, rende l’artista fine a se stesso, e, in tutti i casi che conosco, triste.

La sfida per noi oggi è sapersi orientare nel mondo contemporaneo e saper farne parte senza snaturare la qualità profonda del propria creatività: inserire la propria forza creatrice nel contesto di cui necessariamente dobbiamo fare parte. Il ruolo di un CD oggi? La presenza, in un formato ancora valido per quanto desueto, della propria voce di musicista nel mondo.

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