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Premio Cerocchi, il racconto del Concorso che premia giovani e contemporanea

di Luca Cianfoni - 27 Luglio 2022

È caldo, anche a Sermoneta, in provincia di Latina, un paese in collina in cui di solito ci si rifugia dall’afa dell’immensa piana pontina sottostante. È caldo ma il borgo medievale offre bellezza, le sue porte di accesso alla città suggeriscono oggi l’entrata in un posto magico, reso tale anche grazie al Festival Pontino di Musica, che da ben 50 anni, a luglio, riempie di note anche il più piccolo spazio di questo borgo medievale. Quest’anno la Fondazione Campus Internazionale di Musica ha deciso di incastonare all’interno della splendida cornice del Festival, di cui vi parleremo nei prossimi giorni con un articolo completamente dedicato, anche il Premio Riccardo Cerocchi, Concorso Internazionale di esecuzione di musica da camera. 

Se si conosce la storia del Campus, ci si ricorderà che il Festival Pontino nasce sulle ceneri del Festival di Musica da Camera organizzato dalla nobile famiglia Caetani, un tempo possidente di tutti questi territori pontini, e di cui uno tra gli ultimi eredi, Roffredo, era compositore di discreta fama, financo internazionale, tenuto a battesimo niente di meno che da Franz Liszt, durante i suoi ultimi anni romani. Il premio porta il nome di uno dei fondatori e storico presidente del Campus, Riccardo Cerocchi, che per oltre 40 anni ha dedicato tutta la sua vita alla musica cosiddetta classica, e con grande e impagabile sforzo, anche alla diffusione della musica contemporanea, credendo fortemente nella musica d’oggi come specchio della realtà, come amplificatore emozionale e intellettuale del nostro tempo. Un’occasione unica di unire il proprio passato, le proprie origini, omaggiare il proprio fondatore e fornire una prospettiva di contemporaneità, ovvero la musica.
Passiamo però alle caratteristiche che rendono di valore questo concorso, unici requisiti: essere under 30 e inserire nel programma (di 20-30 minuti), un’opera di Goffredo Petrassi, Gino Contilli, Luis de Pablo, Barbara Giuranna, Fausto Razzi e Ivan Vandor. Come mai questi compositori? Per una pura scelta di valorizzazione degli archivi dell’Istituto di studi musicali “Goffredo Petrassi”, gestito dal Campus, che conserva i fondi manoscritti di tutti gli autori citati prima. Un patrimonio immenso e inestimabile conservate nelle stanze dell’Istituto e che aspetta solo di essere studiato ed eseguito da più interpreti possibili.
La terza edizione di questo Premio segna in realtà un ritorno dopo due anni di stop forzato a causa della pandemia e a raccogliere la sfida si sono presentati quattro candidati (in ordine di esecuzione) Michela Marchiana, il Duo Amaranta – formato da Simona Ruisi e Chiara Corona -, Paride Losacco e Paolo Navarra. In palio, oltre a dei premi in denaro, c’è per i vincitori anche la possibilità di svolgere concerti per Nuova Consonanza e per il prossimo Festival Pontino di Musica.

Ma bando alle presentazioni e scendiamo ora nel racconto di quello che è stato l’agone musicale.

La prima a calcare le scene della Chiesa di San Michele Arcangelo di Sermoneta, luogo in cui si svolgeva il concorso, è stata Michela Marchiana. Il suo programma tutto incentrato sulla musica di Fausto Razzi – compositore con il quale dal 2021 ha intrapreso un percorso di collaborazione – ha dimostrato una grande dose di interpretazione dei brani di musica contemporanea e una grande destrezza nella modulazione delle dinamiche e nell’esecuzione delle note nelle sue diverse articolazioni: pizzicati, vibrati, arcate potenti e roche soprattutto in Variazioni su 4 note. L’andatura ondivaga di Solo dall’azione scenica, è restituita completamente e il suono sembra quasi destrutturarsi e scomporsi attraverso dei prolungati e intensi vibrati. In Invenzione seconda, ultima composizione del programma di Marchiana, il suono del violino sembra andarsi a strutturare piano piano, fino ad esplodere e frantumarsi in arcate potenti e roche che la violinista riesce a dominare molto bene, nonostante qualche incertezza negli attacchi molto delicati in pianissimo.

A salire subito dopo sul palco, sotto lo sguardo della giuria composta da Maria Grazia Bellocchio, Claudio Buccarella, Fausto Sebastiani, Gabriele Bonomo e Paolo Rotili, è il Duo Amaranta, composto da Simona Ruisi (mezzosoprano) e Chiara Corona (pianoforte). Le due interpreti iniziano con tre liriche di Franz Schubert Gretchen am spingarde, Die Junge nonne e An die musik, nelle quali Ruisi riesce ad esprimere molto bene la sua espressività, con una voce piena e potente; Corona, dal canto suo, riesce a sorreggere il canto della sua compagna con una grande tecnica esecutiva e con un tocco che non sovrasta mai l’elemento della voce. Molto interessanti le esecuzioni di Contilli (Tre canti di poeti negri) e di Petrassi (Due liriche di Saffo), che evidenziano una grande padronanza tecnica anche nel canto contemporaneo da parte di Ruisi: gli strappi molto forti e il contrasto tra la voce potentissima che quasi grida con il pianoforte in sonorità bassissime è molto apprezzato. Infine nell’esecuzione di Petrassi, il Duo riesce a restituire il ritmo ondivago e molto impressionista dell’opera, con il materiale musicale costruito su pentatoniche e che fluisce dal pianoforte alla voce senza soluzione di continuità. 

Siamo a metà dei protagonisti della terza edizione del Premio Riccardo Cerocchi e ora è il momento del terzo candidato, il più giovane e giovanissimo, Paride Losacco. Elogio per un’ombra di Goffredo Petrassi è la composizione con la quale apre la sua esibizione, la scrittura molto enigmatica e misteriosa del compositore romano è resa molto bene dal musicista, nei molti glissati e nello stile contrappuntistico che contraddistingue Petrassi. Preciso e netto, sporco e nervoso quando serve, il talento barese dimostra di avere personalità. Segue la Sonata n. 6 per violino solo di Eugène Ysaÿe, suadente, vivace e allo stesso tempo molto virtuosistica. A chiudere il programma è Tzigane di Maurice Ravel, in cui Losacco si mette in mostra per la grande capacità tecnica, peccando forse un po’ sull’espressività.

L’ultimo candidato Paolo Navarra, presenta invece un programma molto impressionista: nello Studio op. 25 n. 5 di Fryderyk Chopin, primo brano in programma, il pianista dimostra una grande vena interpretativa, trascurando un po’ l’aspetto timbrico dello strumento, che sembra essere un po’ troppo “impastato” tra i vari registri; la stessa difficoltà si registra anche nello Studio op. 42 n. 5 Aleksandr Skrjabin in cui, come nel brano precedente, il pianista riesce a consegnare nel finale del brano, la parte migliore dell’interpretazione. Al delicato e sognante Preludio n 4 di Nino Rota, segue la Sonatina di Barbara Giuranna che fa risaltare le doti tecniche del pianista, tra passaggi molto complessi e invece pagine di estrema e rara dolcezza, che possono dirsi al pari di quelle debussiane. Infine, Navarra propone un altro compositore transalpino, Maurice Ravel e i suoi Jeux d’eau che conclude benissimo il programma del candidato.

Terminato l’agone, rimane l’attesa, stressante, spasmodica di conoscere l’esito. Ai candidati non rimane altro che godere delle bellezze medievali del borgo, del panorama, di scoprire i vicoli più stretti o più contorti di Sermoneta aspettando le 21, per recarsi al Castello Caetani, vera e propria casa del Festival Pontino di Musica. Nelle Scuderie del Castello, diventate sala da concerto perfetta, la Giuria, per voce di Fausto Sebastiani, ha annunciato il nome del vincitore: Paride Losacco. Il giovane talento pugliese oltre a vincere il concorso ha ricevuto anche il premio speciale per la migliore interpretazione di un brano di Goffredo Petrassi, una borsa di studio messa a disposizione da Francesca e Fabrizio Petrassi, discendenti del compositore. Per onor di cronaca va detto che il secondo premio non è stato assegnato, mentre terzi a ex-aequo sono arrivati il Duo Amaranta e il pianista Paolo Navarra.

Ai grandi complimenti ai vincitori del Concorso si aggiungono certamente quelli alla Fondazione Campus Internazionale di Musica per l’organizzazione di un premio che secondo queste modalità ha diverse ricadute, tra le quali la valorizzazione della musica dei propri archivi, la diffusione della musica contemporanea, la sua conoscenza tra le nuove generazioni e infine l’essere trampolino di lancio per la carriera concertistica di giovani artisti.

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