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La Biennale Musica che verrà: a conversazione con Lucia Ronchetti

di Carlo Emilio Tortarolo - 1 Maggio 2023

Dopo l’annuncio dei premi della Biennale Musica di Venezia per il 2023 (Leone d’oro a Brian Eno, Leone d’argento a Miller Puckette), è stata presentata l’intera programmazione veneziana del 67. Festival Internazionale di Musica Contemporanea, dal titolo ‘Micro-Music’, che si articolerà dal 16 al 29 ottobre e sarà dedicata al suono digitale, alla sua produzione e alla sua diffusione nello spazio acustico.
Abbiamo intervistato il direttore del Settore Musica, Lucia Ronchetti, per capire qualcosa in più di questa prossima edizione e sapere cosa aspettarci.

Fin dal primo anno della sua direzione artistica è stata molto chiara la sua visione artistica per Biennale Musica, svelando con anticipo gli argomenti protagonisti di ciascuna edizione (2021 – musica vocale polifonica, 2022 – teatro musicale strumentale, 2023 – musica registrata e amplificata, 2024 – musica assoluta). Anche quest’anno l’argomento è stato rispettato?

Dall’inizio della mia direzione artistica nel 2021, ho deciso di rendere pubblici gli argomenti dei quattro festival, in modo da creare un dialogo più coerente con gli artisti, che hanno potuto verificare con largo anticipo le tematiche del festival ed elaborare proposte coerenti e conseguenti con i temi scelti.
I quattro temi scelti riguardano la scena attuale internazionale e implicano un grande lavoro di ricerca e approfondimento che sto realizzando di anno in anno attraverso letture e ascolti ma anche grazie a proposte di collaborazione intelligenti e illuminanti che arrivano da festival internazionali relative ai temi scelti.
Nel caso del festival 2023, Micro-Music, ho esplorato la produzione di musica elettronica e digitale di diverse scene artistiche, considerando che le grandi istituzioni dove è nata la ricerca sul trattamento e la diffusione del suono a partire dagli anni 50 del Novecento non rappresentano la totalità della ricerca in questo settore della creazione musicale che coinvolge un grandissimo pubblico mondiale, alla ricerca di nuove esperienze d’ascolto.

In Europa, accanto ai festival e alle produzioni dei centri di ricerca istituzionalizzati come l’Ircam e l’ Experimentalstudio des SWR, solo per citarne alcuni, ci sono anche festival storici di grandissimo successo che hanno sempre affrontato il repertorio globale della produzione elettronica, dalle sperimentazioni digitali e tecnologiche più avanzate alla scena della cultura digitale dj attuale come Sonic Acts di Amsterdam, CTM di Berlino e Ars Electronica di Linz, con i quali la Biennale Musica ha creato fertili collaborazioni.

Quindi questa 67. Edizione del Festival Internazionale di Musica Contemporanea sarà dedicata al suono digitale, alla sua produzione e alla sua diffusione, con un chiaro cenno quindi alle tecnologia e alle ricerche sperimentali. Come è nata questa edizione?

Io sono un compositore attivo soprattutto nell’ambito del teatro musicale sperimentale e nell’opera, quindi è stato per me fondamentale studiare e ascoltare attentamente, analizzando la produzione attuale per poter elaborare un progetto di festival relativo a un campo come la musica digitale che non rientra nella mia sfera di azione compositiva. Ritengo un grande privilegio questa posizione di direttore artistico di Biennale Musica, proprio perché è una grande occasione di studio e di verifica della realtà creativa musicale internazionale attuale.
Da settembre 2022 sono a Berlino come compositore in residenza al Wissenschaftskolleg zu Berlin e ho potuto conoscere la scena elettronica istituzionale e alternativa berlinese che è una delle più importanti in Europa, seguendo festival straordinari come Atonal che si è svolto nello straordinario spazio del Kraftwerk con un programma che univa lavori acusmatici di Xenakis alle più diversificate espressioni dell’elettronica contemporanea con un pubblico di 1000 persone o più sempre in piedi, in libero movimento ma in religioso silenzio, catturati da artisti che non fanno parte della scena della musica contemporanea tradizionale e istituzionale. Ma l’elenco sarebbe infinito perché a Berlino ci sono concerti di elettronica di tendenze popolari o ricerca estrema e tecnologie avanzate continuamente, in gallerie, garage e spazi museali o club, sempre frequentati da un pubblico giovane e sinceramente interessato che vive l’ascolto della musica non strumentale come una necessità. Nel caso del festival del CTM e il Festival Transmediale, che si svolge in moltissimi luoghi di Berlino, straordinari e inesplorati dalla scena della musica contemporanea più istituzionalizzata, ho potuto constatare di persona la nuova ideazione e concezione delle condizioni di ascolto della musica digitale e come i nuovi vissuti dell’ascolto siano indispensabili per far vivere al pubblico la nuova esperienza del digital listening.
Posso dire che la residenza a Berlino mi abbia fornito delle conferme e aiutato a selezionare la grande quantità di idee programmatiche che avevo raccolto negli ultimi due anni in preparazione di questo o festival. I dialoghi con gli artisti, dai grandi e riconosciuti compositori di techno di ricerca ai compositori che lavorano con tecniche di generazione deep learning di nuove realtà sonore, sono stati molto importanti.
In questo senso, i luoghi del festival della Biennale Musica sono molto diversificati, con l’utilizzazione di luoghi più ampi e neutri con Forte Marghera, il Piazzale Divisione Acqui, il Teatro del Parco a Mestre e il Teatro alle Tese in Arsenale presentato con le due navate aperte e senza tribuna per il pubblico seduto, sfruttando la bellezza degli spazi storici e moderni veneziani per un ascolto più libero e informale.

Per questa edizione, il Leone d’oro alla carriera verrà assegnato al compositore Brian Eno, mentre il Leone d’argento a Miller Puckette. Da dove sono nate queste scelte?

Dall’inizio della mia direzione artistica ho deciso di assegnare i due riconoscimenti ad artisti che hanno lavorato nell’ambito della tematica scelta per il festival, per creare una coerenza e una identità più forte della programmazione, il Leone d’oro e il Leone d’argento sono quindi assegnati agli artisti che hanno contribuito a creare questi mondi musicali e compositivi, e il cui valore artistico e teorico è anche universalmente riconosciuto.

Essendo questa programmazione incentrata sull’ascolto della musica digitale, credo che la scelta di Brian Eno sia la più coerente, dato che fin dall’inizio ha sempre curato in modo straordinario la qualità del suono registrato e riprodotto digitalmente e la concezione dello spazio dell’ascolto come laboratorio compositivo. Allo stesso modo il Leone d’Argento a Miller Puckette è una scelta importante soprattutto per il suo contributo fondamentale nel trattamento del suono in tempo reale e la sintesi di suoni digitali. Brian Eno e Miller Puckette rappresentano versanti diversi di un universo compositivo vastissimo e in espansione che un festival importante come quello della Biennale Musica ha il dovere di evidenziare.

Un fil rouge della sua direzione artistica è il confronto con la musica del passato, sia di rispetto ed esecuzione filologica sia di rielaborazione contemporanea. Come verrà declinato all’interno di questa edizione?

L’idea di Micro-Music è di presentare il suono digitale nell’ambito delle diverse forme di produzione e di elaborazione compositiva e nell’ambito della sua diffusione nello spazio acustico, quindi anche il suono amplificato, che passa attraverso un microfono per venire diffuso. Il festival evidenzia anche le nuove tecnologie e le concezioni relative alla proiezione del suono nello spazio architettonico, dunque anche la realtà del suono strumentale che viene vissuta attraverso l’ascolto diffuso e amplificato.

Il concetto di amplificazione in questo è fondamentale ed è un concetto storico.

Uno dei primi esempi di suono amplificato e diffuso in uno specifico spazio architettonico e quello degli organi, che sono meccanismi strumentali complessi concepiti per una specifica chiesa. A Venezia hanno operato grandissimi costruttori d’organi con Nacchini e Callido ed a inizio Settecento era denominata “la città degli organi” per il numero, la fattura, la bellezza e la specificità dei moltissimi organi costruiti nelle diverse chiese.
L’organo come primo impianto sonoro site-specific ante-litteram per generare un suono specifico per uno spazio unico come quello delle differenti e straordinarie chiese veneziane. Pensati per creare una speciale empatia tra gli ascoltatori, i fedeli presenti alle funzioni liturgiche, gli organi esplorano, attraverso il sistema complesso dei registri e il meccanismo del mantice, la ricchezza delle possibilità timbriche legate ai flussi d’aria all’interno delle canne e sono concepiti come una straordinaria raccolta di diversi e complessi “colori” sonori, che rappresentano un’ orchestra futuristica amplificata con cui il compositore può creare mondi sonori non realizzabili con gli strumenti tradizionali. Non a caso, nell’elettronica contemporanea, gli organi sono scoperti e studiati e molte tendenze compositive nascono da performance organistiche, dove lo strumento è rivissuto quel meta-meccanismo basato sul respiro, sui flussi d’aria e come strumento capace di grande potenza e grande diffusività dei suoni nello spazio.

Seguendo questa concezione, ho cercato nella letteratura contemporanea e antica i programmi più adatti agli strumenti veneziani, come la straordinaria e complessa produzione organistica della scuola veneziana del Cinquecento, i lavori di Claudio Merulo per esempio e anche la speculazione compositiva concepita da Girolamo Frescobaldi per organo. Sono lavori polifonici complessi che rappresentano grandi avventure dell’ascolto per il pubblico e occasione di scoperta della specificità della musica composta e pubblicata a Venezia tra Cinque e Seicento.

È presto per parlare della programmazione dell’edizione 2024 ma cosa possiamo aspettarci dal futuro?

Confermo il tema della Musica assoluta per il 2024, come annunciato nel 2021. Lavorare su questo tema sarà un incentivo per rinnovare ulteriormente la Biennale Musica e per creare nuove connessioni tra la città, i suoi luoghi e la creazione musicale contemporanea.
Ho avuto e ho a disposizione quattro anni per proporre aspetti della scena musicale contemporanea e sono consapevole della mia fortuna e del grande onore di essere direttore artistico di un festival così importante e riconosciuto. Dopo quattro edizioni penso sia importante lasciare la visione a un altro compositore o compositrice per continuare a creare un dialogo virtuale fertile e profondo tra i compositori che si alternano alla direzione artistica. In questo senso ritengo un onore il fatto di essere direttore artistico dopo compositori che stimo molto come Luca Francesconi, Giorgio Battistelli e Ivan Fedele e spero quindi che dopo di me il dialogo continui e di lasciare un festival vitale con un pubblico vero e appassionato e tante presenze internazionali, come è già successo nel 2022.
Per me è importante poter riprendere a tempo pieno il mio impegno come compositore, anche solo per non accumulare ritardi sulle mie prossime commissioni operistiche (ride, ndr).

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