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2020 Anno Zero: Lucia Ronchetti alla Biennale di Venezia

di Valerio Sebastiani - 2 Marzo 2021

Il 2020 ha portato innumerevoli cambiamenti nelle nostre vite, nelle nostre abitudini e nel mondo della musica. Non tutti sono stati necessariamente negativi, nonostante le difficoltà: molte istituzioni musicali hanno cambiato volto, si sono adattate per rispondere alla situazione e alcune di queste hanno rinnovato i propri vertici, riconfigurando il panorama artistico manageriale italiano.

Per questo abbiamo scelto di incontrare i nuovi volti delle Sovrintendenze e delle Direzioni Artistiche e Generali di teatri, orchestre, istituzioni concertistiche, festival, e accademie italiane, per capire dove andrà la nostra musica nei prossimi giorni, nei prossimi mesi e nei prossimi anni, quali sono i progetti più a lungo termine e cosa possiamo imparare da questo periodo per risolvere problemi con cui conviviamo spesso da molto più tempo.

Il testimone oggi passa alla compositrice romana Lucia Ronchetti (che si era già raccontata mesi fa su Quinte Parallele in un’intervista), recentemente nominata nuova direttrice artistica della sezione Musica della Biennale di Venezia.

Lucia Ronchetti, la sua nomina alla Biennale arriva in un momento ricco di difficoltà e di sfide. Quale sarà la sua visione di direttrice artistica?

Considero la Biennale Musica di Venezia una realtà fondamentale nell’ambito della produzione musicale europea, anche perché è un festival storico alla cui direzione artistica si alternano regolarmente compositori italiani. Essere parte di una lista che include Luca Francesconi, Giorgio Battistelli ed Ivan Fedele è per me un grande onore e credo che la Biennale Musica vada considerata come una realtà che, pur dando spazio ad idee e tendenze relative alle esperienze e alle visioni estetiche dei direttori artistici che si alternano nella ideazione artistica, nella sua globalità rappresenti una testimonianza unica della realtà musicale attuale.

Non credo quindi che sia solo importante la mia visione, ma anche la visione d’insieme di quello che la Biennale Musica ha prodotto e programmato nei decenni scorsi. Nei quattro anni del mio mandato ho infatti deciso di dare spazio ad alcuni ambiti produttivi che non erano stati indagati nelle edizioni precedenti, quale interazione positiva seppur virtuale con la programmazione precedente, e spero con quella futura.

Reputo inoltre fondamentale il rapporto tra la Biennale Musica e le diverse istituzioni veneziane dedite alla produzione musicale e auspico un dialogo profondo tra il presente della creazione musicale internazionale e la storia della cultura musicale veneziana che nei secoli passati ha dato luogo a diverse fasi di grande sperimentazione compositiva, che hanno influenzato e continuano ad influenzare la creatività musicale attuale.

Su quali temi e caratteristiche lavorerà per promuovere eventuali commissioni ai compositori e alle compositrici europei/e?

I quattro festival esploreranno diverse aree compositive: Choruses, nel 2021, sarà dedicato al trattamento dell’insieme di voci e alle tendenze drammaturgiche vocali ; Out of Stage, nel 2022, presenterà il teatro musicale sperimentale attuale, dal Teatro strumentale di ascendenza kageliana a site-specific happenings; Micro-Music, nel 2023 analizzerà il panorama tecnico ed estetico attuale della registrazione, amplificazione, trattamento  e diffusione del suono; Absolute Music, nel  2024, verterà sulle diverse estetiche del linguaggio musicale assoluto.

Ogni tema sarà sviluppato attraverso la programmazione di lavori riconosciuti degli ultimi decenni e nuove commissioni che mettano in risalto aspetti inesplorati e inediti nell’ambito della tematica scelta. Il perimetro del tema di ogni festival sarà aperto a diverse tradizioni musicali e diverse tendenze estetiche, senza focalizzare esclusivamente la creatività musicale europea classica.

In ogni progetto sarà fondamentale il riferimento alla realtà musicale veneziana, alla Scuola di San Marco della terza generazione fiamminga con la straordinaria sperimentazione del contrappunto vocale (per il festival Choruses), alla nascita e allo sviluppo dell’opera barocca e della creatività dimostrata dai compositori attivi a Venezia tra il 600 e il 700 (per il festival Out of stage). Altri aspetti che riguardano l’acustica dei luoghi destinati all’ascolto e le modalità di presentazione e teatralizzazione degli eventi musicali nella storia veneziana, saranno fondamentali per la concezione degli ultimi due festival.

Quali strategie ritiene dovrà adottare, come Direttrice Artistica, per far fronte al contesto sociale odierno, dominato dai limiti (ma anche dalle opportunità) che stiamo scoprendo a causa della pandemia?

Credo che sia per tutti un momento di grande difficoltà ma anche di riflessione, su come sia fondamentale poter partecipare alle produzioni dal vivo e come sia importante documentare in modo accurato gli eventi in modo da poter dare la possibilità a tutti di vederli, attraverso streaming e archivi audio e video online.

Penso che la pandemia abbia rafforzato la certezza che i diversi modi di fruire della musica debbano convivere e debbano crescere in numero e in qualità. In questo senso,  sto programmando il primo festival della Biennale Musica come un grande evento destinato al pubblico veneziano ed al pubblico che verrà appositamente a Venezia, quindi cercando anche di ipotizzare delle alternative al programma nel caso che le restrizioni dovute al Covid siano ancora attive, ma, allo stesso tempo, vorrei investire molto nella documentazione audio, video e nella documentazione scritta, in modo che ogni evento possa essere ricordato, analizzato e rivissuto in tempo differito.

In questo senso, sono felice di constatare che il nuovo Presidente, Roberto Cicutto, e il responsabile dell’Archivio Storico delle Arti Contemporanee, Debora Rossi, siano decisi a rafforzare la produzione della documentazione e la fruibilità del materiale archiviato a fini storici e creativi.

Quale pensa dovrebbe essere il contributo della divulgazione e della critica musicale per sostenere i festival, le fondazioni lirico-sinfoniche e i teatri quando si potrà, finalmente, ripartire?

Penso che la critica musicale italiana e il giornalismo musicale siano stati messi a dura prova dagli ultimi decenni segnati dalla mancanza di sostegni adeguati e dalla progressiva scomparsa di sezioni dedicate alla musica e alla nuova musica nei giornali e in tutti i mezzi di informazione. Credo che sia necessaria una stretta collaborazione e uno sforzo comune, tra i direttori artistici musicali e la realtà musicologica, analitica e giornalistica per ridare al linguaggio musicale l’importanza fondamentale che storicamente ha avuto e continua ad avere.

Riflettendo sul numero impressionante di compositori ed interpreti italiani programmati nei grandi festival e nei teatri d’opera al di fuori dell’Italia, del riscontro che il repertorio italiano e la musica contemporanea italiana hanno nell’ambito della programmazione mondiale e all’attenzione della musicologia internazionale nei confronti degli compositori italiani, ci si rende conto che solo una forte volontà di coordinamento tra le diverse professionalità musicali può restituire all’Italia stessa, l’immagine unica che dell’Italia musicale si ha al di fuori dei confini.

In questo senso, all’interno dei quattro anni di programmazione, l’analisi musicale, la teoria musicale, gli scritti musicologici e la discussione illuminata su diversi aspetti della creazione musicale, saranno parte integrante degli eventi della Biennale Musica, allo stesso livello dei concerti. Credo infatti che sia importante sperimentare diverse forme di coesistenza tra la produzione musicale e la a discussione e riflessione scritta sulla musica, in modo che questo legame si rafforzi e diventi esemplificativo e stabile nel futuro della Biennale Musica.

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