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Serenate estive: l’interpretazione di Thomas Guggeis

di Gioia Bertuccini - 18 Giugno 2021

Finalmente l’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi è tornata a suonare per il pubblico in sala grazie alla stagione concertistica simbolicamente chiamata “Dal Vivo!”. Dal 19 maggio al 15 luglio, la Fondazione de La Verdi ci dà appuntamento ogni mercoledì e ogni giovedì con un ciclo di concerti di altissimo livello.

Nel periodo di chiusura forzata l’orchestra non ha mai smesso di suonare e, inaugurando da gennaio 2021 la sua web tv, si è dedicata alla registrazione del grande repertorio sinfonico. L’intensa attività esecutiva per le piattaforme streaming, oltre ad avere certamente spronato tutti gli orchestrali a lavorare su ogni dettaglio musicale portandolo quasi a ricercare la ‘perfezione’, ha al contempo largamente aumentato il desiderio dell’Orchestra di condividere il proprio lavoro musicale con il pubblico. Questi aspetti sono andati ovviamente a influire sull’attitudine e sulla resa sonora di ogni musicista che, mai come adesso, si è sentito realmente felice di poter offrire alla propria città la qualità del suo lavoro musicale in modo costante.

“Dal Vivo!” propone un programma notevolmente variegato che spazia dal classico con Haydn, Mozart e Beethoven, fino ad arrivare alla musica contemporanea con le due prime assolute di Silvia Colasanti e Nicola Campogrande. Una caratteristica che colpisce di questa brillante stagione concertistica è il fatto che sul podio troviamo principalmente giovanissimi, anche se già celebri a livello internazionale, direttori d’orchestra.

Il titolo dell’appuntamento concertistico di ieri sera era Serenate estive, di cui il protagonista indiscusso è stato senz’altro il suo gagliardo direttore d’orchestra, Thomas Guggeis, un giovane talento classe 1993, sostenuto e avvalorato dalla stima di Daniel Barenboim, con cui ha lavorato a stretto contatto in qualità di assistente alla Staatsoper di Berlino.

Il M° Guggeis aveva già collaborato con l’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi in occasione della straordinaria registrazione del concerto di Capodanno 2021, in cui il giovane direttore ha dato una straordinaria prova di incredibile versatilità e conoscenza del repertorio: come da tradizione, l’orchestra avrebbe dovuto eseguire la Nona Sinfonia di Beethoven, ma dei casi di positività all’interno del coro hanno costretto la Fondazione a un improvviso cambio del programma. Durante il breve intervallo della prima prova, Guggeis insieme a Ruben Jais, Direttore Generale e Artistico della Fondazione, hanno dovuto scegliere un repertorio diverso. Giusto il tempo di dare ai professori d’orchestra le nuove parti che la prova è ricominciata, questa volta però con la Settima di Beethoven, il Quartetto dal Primo Atto del Fidelio e l’Ouverture di Leonore III, il tutto diretto ovviamente a memoria. Inutile dire che siamo, senza dubbio, davanti a uno dei talenti musicali più promettenti della sua generazione. 

Questo mercoledì e giovedì, Thomas Guggeis ha finalmente potuto dirigere l’Orchestra de La Verdi dal vivo e lo ha fatto con un programma davvero emozionante. Ad aprire il concerto è stata la Fanfare for the Common Man di Aaron Copland, per ottoni e percussioni, composto nel 1942, in piena Seconda Guerra Mondiale. È un mesto e dolente canto funebre in onore di un “uomo comune”, che, come tanti altri uomini comuni, aveva perso la vita in guerra, è un Milite ignoto davanti al quale Copland porge il suo omaggio.

I quattro corni francesi, le tre trombe, i tre tromboni, il basso tuba, e le percussioni impiegate per l’esecuzione del brano, con la loro intonazione perfetta, hanno trasportato l’intera sala in una commovente atmosfera di estasi.

A seguire la Fanfara è stata la Serenata n.2 in La maggiore op. 16 di Johannes Brahms composta dal musicista di Amburgo nel 1858. L’organico della Sonata prevede un’orchestra priva di violini, trombe e percussioni e già questo conferisce alla composizione dei toni più caldi e intimi, tipici dello stile personale dell’autore che proprio in quegli anni si stava delineando. La Serenata è composta da cinque movimenti: a un primo tempo di andamento lirico dai portamenti malinconici, segue il primo dei due Scherzi caratterizzato da un’atmosfera molto più serena e popolareggiante nella quale Brahms strizza l’occhio alla musica degli immigrati ungheresi. Lo Scherzo sfocia poi in un Adagio in cui l’autore riprende e rielabora il tema del primo movimento, al quale segue la piacevolezza del secondo Scherzo e l’esplosione sonora del Rondò finale, in cui vengono ripresi gli elementi già proposti in apertura e in esposizione. Anche se questo brano fa parte delle composizioni giovanili di Brahms, si può riscontrare in pieno lo stile compositivo del musicista con ricchi richiami al passato inframezzati da seducenti idee innovative.

A concludere il concerto è stata la Serenata per archi in Do maggiore op.48 di Pëtr Il’ič Čajkovskij, una composizione che risale al periodo di crisi personale e stasi creativa del musicista, che lo afflisse dal 1877 al 1885. La crisi nacque dal matrimonio con una sua ex allieva e ammiratrice, Antonina Miljukova, al fine di contrastare, in modo assolutamente inappropriato, la propria omosessualità; ciò non aveva fatto altro che portarlo a un’intensa disperazione che andò fortemente a influenzare la sua creatività musicale.

Composta nell’autunno del 1880, la Serenata op. 48 è dedicata a Kostantin Karlovic Albrecht, un violoncellista e compositore amico intimo di Čajkovskij che, insieme a N. Rubinstejn, aveva collaborato alla fondazione del Conservatorio di Mosca. La composizione andava quindi incontro ai gusti e alle aspettative di un ‘accademico’ del tempo, ma sotto un velo di elegante semplicità, appaiono e scompaiono continuamente brevi incisi melodici dal sapore amaro e malinconico nei quali si celano le dolorose disgrazie di una crisi profonda.

Questo emozionante aspetto è emerso in modo brillante nella direzione di Guggeis di ieri sera, che attraverso un gesto sempre preciso e una grandissima conoscenza del brano, che, come sempre, ha diretto a memoria, ha incantato non solo noi del pubblico ma anche tutti i musicisti, i quali, per più di un’ora di concerto, sono stati davvero in grado di suonare come un unico, meraviglioso e straordinario strumento.

La Stagione “Dal Vivo!” continua a emozionarci a ogni appuntamento sempre di più: protagonista del prossimo concerto, dal titolo Passione e malinconia, sarà Kolja Blacher. Il Violinista e Direttore d’orchestra tedesco si esibirà in un programma tutto in tonalità minore, che va dal Valse Triste di Sibelius, alla Sinfonia n.40 in Sol minore K.550 di Mozart, e infine, da direttore d’orchestra si trasformerà in solista ed eseguirà il Concerto per violino e orchestra in Re minore di Mendelssohn.

Vi invito quindi ad affrettarvi a compare il biglietto per il prossimo concerto di “Dal Vivo!”, ma se sarete impossibilitati a venire a teatro, non temete! Noi di Quinte Parallele vi faremo, come sempre, seguire il meraviglioso evento musicale attraverso le numerose stories e i vari resoconti che troverete sulle nostre pagine social, quindi Stay tuned e alla prossima!

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