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Massenet, l’essenziale: Tesori nascosti in salotto e in scena

di Carlo Emilio Tortarolo - 18 Ottobre 2022

Mentre l’autunno inizia a dipingere i suoi colori in città, Venezia è stata raggiunta dalla nuova stagione del Palazzetto Bru Zane che dopo essersi dedicata alla rivalutazione e alla riscoperta di César Franck e del suo universo musicale in primavera, si dedica, ora, alla figura di Jules Massenet.

Forse, rispetto a tanti compositori riscattati nelle ultime stagioni, Massenet sembrerebbe il meno in ombra. Ma cosa otterremmo se facessimo una ricerca del suo nome su Youtube?
Troveremmo di certo numerose registrazione delle sue opere più eseguite Werther o Thais con relativa interpretazione multi-strumentale dell’intermezzo Meditation, e solo spingendoci nelle lande desolata della seconda pagina di ricerca potremmo imbatterci in qualche registrazione in studio di qualche altra opera o brano sinfonico.
Vi sembra abbastanza per conoscere un compositore che contraddistingueva e dettava il gusto del pubblico parigino a fine Ottocento?

Qui sta il sempre encomiabile lavoro di ‘illuminazione’ del Palazzetto Bru Zane che sotto l’impegnativo titolo di ‘Maestro del suo tempo’ vuole portarci un Massenet diverso, quello più intimistico e cameristico, quello continuamente cangiante che ha ispirato tanti allievi ed epigoni che probabilmente avrebbero regnato per decenni se non fossero arrivati Debussy e Ravel.

La programmazione, sempre firmata dal direttore artistico Alexandre Dratwicki, non poteva però non confrontarsi con l’elemento lirico della produzione di Massenet e lo fa nella serata inaugurale nel salone della Scuola Grande di San Giovanni Evangelista con un programma ampio e mutevole, un cinerama operistico.

Il pubblico che ha occupato tutti i posti disponibili, proseguendo la tradizione degli ultimi eventi primaverili, ha così potuto prendere parte ai vari gusti stilistici e generi, dalle produzioni giovanili più frivole e mondane alle produzioni più serie e impegnate della Belle Époque.

Un compito non facile per il quartetto di cantanti impegnato nel concerto: Il soprano Gabrielle Philiponet, il mezzosoprano Marie Kalinine, il tenore Artavazd Sargsyan e il baritono Philippe-Nicolas Martin.

Con grande generosità, accompagnati da Thomas Tacquet al pianoforte, ciascun interprete si è fatto custode e tramite dello spirito di generi fra loro diversi e contrapposti, immergendo il pubblico in un reperto per lo più sconosciuto che veniva, però, subito contestualizzato dalla loro puntuale interpretazione.

La contrapposizione di generi è stata anche lo spirito del secondo concerto domenicale, questa volta nella sala del Palazzetto. Qui il virtuoso del piano, François Dumont non solo ci ha presentato la produzione pianistica di Massenet a cui si dedicò solo nelle fasi iniziali e nelle fasi finali della sua vita ma anche di quegli allievi quali Hahn, Hillemacher, Leruox e Piernè che nella classe di Massenet iniziavano il loro percorso.

Fra brani danzanti, improvvisi poetici e ritratti in musica, l’interpretazione di Dumont ci permette non solo di cogliere i punti di contatto fra questi compositori, inevitabilmente collegati da un legame accademico, ma anche di cogliere le diverse anime che li distinguono, premiandone quelle differenze compositive nascoste nelle pagine.

Il terzo appuntamento invece è tornato sul tanto apprezzato lavoro di rilettura delle liriche da camera, le melodies, affidato al mezzosoprano Marie Gautrot e al pianista Frédéric Rouillon.

Qui la grande capacità lirica di Massenet, e di rimbalzo dei suoi allievi Hillemacher, Chausson e Pierné
trova una sua particolare dimensione. Nello spazio di pochi minuti, quel mondo sfaccettato femminile tanto ben presente nella sua produzione, trova uno sfogo passionale tridimensionale che va dai primi passi di infatuazione fino alla dolorosa perdita.
Amalgamando riferimenti classici con influenze esotiche e approfondendo i diversi punti di vista operistici europei, Massenet presenta una ‘…insalata di coccinelle e cappelle, di mondanità e sogni, di erotismo e preghiera..’ come descritto da Gauthier-Villars, ‘pasto’ che tante signore della Parigi bene fece cadere in deliquio.

Parallelamente il Palazzetto continua, a ritmi incredibili per qualità e quantità, la sua produzione discografica con la pubblicazione dell’opera ‘Robert le Diable’ di Giacomo Meyerbeer, proseguendo anche questa sua tradizione.

Il nuovo prodotto, pluripremiato in Italia (Premio Abbiati) e all’estero (Diapason d’Or, fra gli altri) è come sempre di altissimo valore a partire dagli artisti coinvolti, come il direttore, Marc Minkowski, e John Osborn e Amina Edris nei ruoli principali. Nel sempre affascinante scontro fra ciò che è bene e ciò che è male, ci è finalmente possibile avere a portata di mano un’opera fra le più eseguite all’epoca, di enorme influenza per i successivi Verdi e Wagner e ingiustamente lasciata nell’oblio della storia della musica.

Gli eventi 

Scuola Grande S.Giovanni Evangelista
Dal salotto alla scena
Sabato 1 aprile, ore 19.30

Gabrielle Philiponet | soprano
Marie Kalinine | mezzosoprano
Artavazd Sargsyan | tenore
Philippe-Nicolas Martin | baritono
Thomas Tacquet | pianoforte

Palazzetto Bru Zane – ‘Farfalle nere, farfalle bianche
Domenica 2 ottobre, ore 17

François Dumont | pianoforte

Palazzetto Bru Zane – ‘Tesori nascosti
Giovedì 13 ottobre, ore 19.30

Marie Gautrot | mezzosoprano
Frédéric Rouillon | pianoforte

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