César Franck è stato più grande di quello che pensiamo

Il posto di Cesar Franck nella storia della musica europea in generale, e in quella francese in particolare, è ancora in via di definizione: sia per il dato anagrafico curioso, che lo vede nato a Liegi, all’epoca sotto amministrazione olandese ma divenuta successivamente belga, sia per una serie di cliché e luoghi comuni che lo vincolano ad un immaginario decisamente riduttivo.

L’associazione più comune che si fa pensando alla musica e alla figura di César Franck è quella ad una figura austera e rigorosa: Franck il grande organista, teorico e didatta, rinchiuso in una torre d’avorio intellettuale che lo relega a un posto marginale nel grande flusso della storia della musica. Eppure già quello che è probabilmente il suo pezzo più famoso, la Sonata per Violino in La Maggiore, dovrebbe dare qualche indizio che forse questo luogo comune è perlomeno fuorviante; ma se si scava più in profondità, c’è un mondo di creatività e ricchezza compositiva che forse abbiamo troppo a lungo sottovalutato. E i 200 anni dalla sua nascita, celebrati in tutto il mondo, sono l’occasione per provare a rileggere la musica e l’eredità di Franck sotto un’altra luce. Tra i capofila di queste iniziative, citiamo il Palazzetto Bru Zane che questo giovedì 24 marzo a Venezia presenterà un festival dedicato al compositore dal titolo “L’universo di César Franck”, in cartellone dal 2 aprile al 27 maggio 2022.

La formazione: organista ma non solo

Se volessimo tracciare un albero genealogico della storia della musica per organo francese, Franck si troverebbe più o meno nel mezzo. Il nostro infatti nacque musicalmente pianista ma si iniziò a dedicare molto presto all’organo: già nel 1847, a soli 25 anni, ottenne il suo primo posto da organista titolare a Notre-Dame-de-Lorette, nell’odierno quartiere Pigalle della capitale francese. A condurlo nel mondo di questo strumento fu uno dei grandissimi padri della scuola organistica d’oltralpe, François Benoist. Benoist all’epoca era riverito come compositore ed interprete, ma oggi scorrendo la lista di allievi che si formarono alla sua scuola c’è da strofinarsi gli occhi: Bizet, Saint-Saens, lo stesso Franck, oltre a Delibes e Adam furono suoi discepoli. Benoist fu capostipite di una scuola che dal punto di vista didattico privilegiava l’associazione dello studio tecnico dello strumento con le tecniche improvvisative: chiunque sia stato ad una messa in Francia ricorderà certamente i sontuosi momenti improvvisativi con cui gli organisti impreziosiscono ogni funzione ancora oggi. Ecco, è questa la fonte a cui si abbevera il giovane César, che nel frattempo continuava gli studi pianistici con Pierre Zimmerman e quelli compositivi con Anton Reicha, oggi considerato pionieristico per un originalissimo approccio allo studio della fuga e per delle embrionali applicazioni di poliritmia e politonalità nella sua scrittura.

Gli interni della Chiesa di S. Clotilde in una incisione d’epoca © Palazzetto Bru Zane

La crescita di Franck procedette di pari passo in tutti e tre gli ambiti, ma col tempo la fama di organista esplose in modo definitivo: nel 1857 ottenne il ruolo di organista a Sainte-Clotilde, e da qui ebbe la possibilità di inaugurare una nuova creazione di Cavaille-Coil, decano dei costrutti d’organo francesi nell’Ottocento. Oltre che come strumentista, ebbe anche modo di costruirsi una carriera da didatta, e proprio da lui riparte il viaggio la scuola francese: riprendendo l’albero genealogico immaginato in precedenza, dai suoi allievi diretti – e D’Indy i più famosi, con quest’ultimo che ci ha lasciato una ricchissima testimonianza – si può tracciare una linea ipotetica che arriva fino a Louis Vierne e ad Olivier Messiaen.

Franck il didatta: l’eredità nel post-romanticismo francese

E vale la pena di soffermarsi un po’ sull’aspetto didattico della figura di Franck, perché ad esso è legata gran parte della sua fama odierna. È cosa nota infatti che tra Franck e i suoi allievi si sia sviluppato nel corso del tempo un legame quasi filiale, tanto che questi lo avevano ribattezzato “papà Franck”. Il suo insegnamento, sempre stando alle testimonianze dei suoi discenti, era serio e rigoroso.

“Inutile dire che meraviglioso educatore era Franck: era un vero maestro!”

così lo ricordava appassionatamente Vincent D’Indy pochi anni dopo la sua scomparsa. L’insegnamento di Franck era principalmente focalizzato sulla pratica organistica, della quale aveva anche ottenuto la cattedra in conservatorio nel 1871 e che viveva in modo inscindibile da quella improvvisativa. Ma dal Franck compositore sono nati i frutti più ricchi e fecondi per il futuro; paradossalmente proprio questi allievi, che vedevano in lui una sorta di mistico padre spirituale, ne hanno disegnato un’immagine quasi irreale. La musica della scuola di Franck fu per certi versi minoritaria nell’universo artistico francese che al termine del lungo novecento aveva iniziato a virare nettamente verso il simbolismo. I suoi allievi, privilegiando una musica densamente cromatica – ma di un cromatismo non wagneriano, per intenderci – con alcuni comuni denominatori, figli anch’essi della pratica organistica, arricchirono ciascuno a modo proprio i dettami ricevuti con una sostanziale libertà di scelta: sempre D’Indy ricorda che il maestro esigeva dai suoi allievi “la ricerca dell’espressione piuttosto che della combinazione”. Accanto ai nomi più celebri e oggi ricordati degli allievi di Franck, è interessante notare anche un cospicuo numero di allieve; queste non ebbero spesso la fortuna dei loro colleghi maschi, ma ebbero altrettanta abilità nel dare seguito agli insegnamenti del maestro.

Rita Strohl in un’immagine d’epoca

Un nome esemplare in questo senso è quello di Rita Strohl, prodigio del pianoforte tanto da essere ammessa al Conservatorio Parigino a soli tredici anni, oggi è ricordata principalmente per le sue composizioni vocali, si cimentò anche con la musica strumentale, affrontando anche il genere del quintetto con pianoforte ispirandosi al celebre modello franckiano. A differenza di quello del Maestro, il suo brano non vide mai le stampe e neppure fu eseguito in pubblico: il sortilegio verrà interrotto solo il prossimo 3 aprile, quando il Quartetto Hanson, assieme al pianista Ismaël Margain, proporrà assieme le due composizioni in un concerto alla scuola grande di San Giovanni Evangelista a Venezia. Altre allieve di Franck, che meriterebbero una riscoperta al pari delle parti meno note della musica del maestro, sono musiciste come Marie Jaell e Henriette Renié, la cui musica risuonerà sempre nelle sale veneziane del Palazzetto Bru Zane il prossimo 5 maggio a fianco alle pagine di Nadia Boulanger.

Franck il compositore: oltre la musica strumentale

Il nome di Franck risuona nelle sale da concerto principalmente quando qualche solista sceglie di portare in programma la Sonata in La Maggiore. Nonostante il brano sia stato concepito per il duo Violino-Pianoforte, nel tempo si sono moltiplicate le trascrizioni per numerosi solisti, con risultati variabili. La storia della sua prima esecuzione, tenuta dal dedicatario Eugène Ysaÿe nelle sale del Museo di Arte Moderna di Bruxelles, vuole che, una volta sopraggiunta la penombra a metà dell’esecuzione i musicisti fossero costretti per il regolamento del museo a non usare alcun mezzo di illuminazione: lo zolfo prodotto dalle candele avrebbe potuto infatti danneggiare i quadri. Posti di fronte al bivio se abbandonare l’impresa o proseguire al buio, Ysaye non ebbe dubbi. Battendo dei colpi d’archetto sul leggio spronò la sua compagna per la serata, la pianista Bordes-Pène, a proseguire a memoria, tenendo così a battesimo il brano in una condizione pressoché unica nella storia.

Ma Franck non ha composto solo della – pur pregevolissima – musica strumentale: il suo repertorio operistico, pur circoscritto a pochi titoli, sta vivendo una fase di riscoperta con l’occasione del suo duecentesimo compleanno. Sono quattro i titoli del suo repertorio operistico: la giovanile “Stradella”, l’opera comica Le Valet de La Ferme e le due più mature, Hulda e Ghiselle. Quest’ultima venne lasciata incompiuta dalla morte di Franck, ma grazie ad uno sforzo congiunto dei suoi allievi fu rifinita ed orchestrata come ultimo grande omaggio dei suoi più ferventi eredi e depositari della sua tradizione. La prima invece, composta tra il 1879 e il 1889 e mai allestita durante la vita di Franck, è basata su un dramma norvegese dalle tinte decisamente dark: quest’anno sarà in scena in tre date, due in Belgio – Liegi e Namur – e una Parigina, agli Champs-Elysees.

Bozzetto per la scena finale di Hulda © Palazzetto Bru Zane

E poi gli oratori: il più celebre dei brani della sua produzione vocale sacra è sicuramente Les Beautitudes, composta per coro, orchestra e voci soliste e divisa in prologo e otto parti basata su una riflessione sul Vangelo delle Beatitudini di San Matteo della scrittrice Josephine Colomb. La relativa rarità di esecuzioni di quest’opera è dovuta principalmente alla durata monstre (prossima alle due ore); ciò non toglie che la qualità della musica rispecchi alla perfezione la mentalità creativa di Franck: in circa dieci anni di gestazione l’autore riuscì ad infondere un equilibrio formale – con un personalissimo adattamento dell’idea della circolarità wagneriana, unico vero punto di contatto con il romanticismo del tedesco – e una scrittura maestosa, mutuata dalla sua esperienza organistica, che trova sfogo ancora maggiore grazie alla ricchissima presenza delle parti vocali.

Come valorizzare Franck oggi

Per riscoprire un musicista – e una figura umana – di una tale complessità, gli sforzi individuali degli interpreti sono sicuramente il primo e fondamentale passo da intraprendere: tuttavia non sempre sono sufficienti. Per questo il Palazzetto Bru Zane, istituto specializzato nella riscoperta e nella valorizzazione del repertorio romantico francese, sta portando avanti un lungo e complesso lavoro di approfondimento della sua figura: non solo concerti diffusi tra le varie sedi dell’istituzione, che dall’epicentro veneziano si diramano ovunque nella francosfera, ma anche un lavoro di approfondimento su tutti gli aspetti della vita creativa di questo grande musicista, sul suo rapporto con la didattica e i suoi allievi, tramite accostamenti della sua musica a quella della sua scuola. Le iniziative del ciclo “L’universo di Cesar Franck” sono incentrate sul musicista di Liegi, ma cercando anche di ricostruire il mondo musicale e culturale in cui si è formata la sua sensibilità artistica e quali sono stati poi i frutti lasciati dal suo lavoro, valorizzando la musica di allievi ed allieve del “Papà Franck”. Pur essendo incominciate fin dallo scorso 20 novembre con l’opera Fredegonde di Saint-Säens, le attività riceveranno un nuovo impulso il prossimo 24 marzo, quando verrà presentato al Palazzetto Bru Zane il Festival vero e proprio: con l’occasione verranno presentati i musicisti vincitori dell’ultimo Concorso internazionale di musica da camera di Lione che si cimenteranno con la Sonata di Franck, Manon Galy al violino e Jorge Gonzalez Buajsan al pianoforte.

A partire da questa presentazione, verranno messi in mostra tutti i pezzi necessari per ricomporre in un puzzle la figura di uno dei musicisti più ingiustamente sottovalutati della storia del romanticismo francese.

Uno scorcio dal Palazzetto Bru Zane
© Matteo De Fina


I prossimi concerti del ciclo “L’universo di Cesar Franck” organizzati dal Palazzetto Bru Zane:

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