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Biennale Musica Anno Uno – Viaggio al centro della contemporanea #3

di Carlo Emilio Tortarolo - 31 Ottobre 2022

Gli ultimi appuntamenti della 66. edizione della Biennale Musica (qui la prima puntata e la seconda puntata) sono stati un alternarsi di particolarità fra la contemporanea pop di Paolo Buonvino (22 settembre), i madrigali moderni di Annelies Van Parys (24 settembre) e il ritorno del Leone d’oro, Giorgio Battistelli, per la serata conclusiva (25 settembre).

Afflato mediterraneo e ‘sufflato’ nordico

Il grande universo della musica contemporanea, spento il grande big bang della sperimentazione formale e strumentale, continua a muoversi in ogni direzione in un continuo tentativo di trasformazione anche del materiale passato.

Anche la musica popolare, il primo motore della musica così come la conosciamo, ha trovato spazio andando, almeno parzialmente, a sopperire alla progressiva perdita della nostra tradizione, nazionale e mediterranea, e a quell’appiattimento generalizzato delle competenze e dei gusti musicali di chi la musica non la vive giornalmente.

Il lavoro di Paolo Buonvino vuole ripartire proprio da quel cuore pulsante della musica cantata per le strade, a partire dal titolo ‘çiatu’ (in dialetto siciliano respiro ma anche vita mia) che ci riporta al primordiale ‘logos’ biblico, la parola divina che tutto generò.

Affidato nella parte strumentale al Parco della Musica Contemporanea Ensemble diretto da Tonino Di Battista e alla parte vocale di Rossella Ruini, Badara Seck, Faisal Taher, il lavoro è una torre di babele dei linguaggi e delle musiche mediterranee che trovano nella miscela di Buonvino una complessiva buona unione che scavalca le differenze di lingua, cultura e religione.
Ne viene un confronto timbrico e dinamico interessante anche se lontano da una vera e propria summa che tutto unisca.

Di scenico, tema dell’edizione di Biennale, l’evento aveva però poco e non hanno aiutato nella tridimensionalità dell’evento l’installazione dell’artista Irma Blank e i costumi di Maria Grazia Chiuri per Dior che sono risultati più di contorno che attori della performance.

La musica contemporanea però non cerca solo nella tradizione popolare ma anche in quella cosiddetta colta, un ri-uso dei materiali ed innesto con la contemporaneità che però può sempre riservare dei problemi.

La prima assoluta di ‘Notwehr’ di Annelies Van Parys partiva con molti favori di pronostico, in primis per la location della Sala Capitolare della Scuola Grande di San Rocco, uno spazio di rara bellezza, e anche per la ripresa dei madrigali ‘Barca di Venetia per Padova’ di Adriano Banchieri, una raccolta molto interessante ma non fra le più frequentate nelle sale da concerto, dando quindi la possibilità all’ascoltatore di non adagiarsi nel mondo dell’iper-conosciuto seicentesco.

La piacevole raccolta di Banchieri racconta in tante piccole miniature i personaggi incontrati nel viaggio acqueo fra Padova e Venezia. La storia narrata dal libretto di Gaea Schoeters e musicata da Van Parys parla invece di un confronto fra due donne di ceto sociale ed esperienza pregresse fra loro estremamente distanti.
Tolto il gioco di parole su galera (sia che pensiate alla prigione sia che pensiate al tipo di imbarcazione) e sul fatto che i personaggi delle due storie condividono il dover rimanere in reciproca compagnia in uno spazio chiuso e stretto. La vicinanza fra i temi trattati finisca qui.

Ed è proprio in questa distanza insormontabile che spesso fa crollare la commistione fra passato e contemporaneo.
Una delle due anime deve inevitabilmente piegarsi all’altra o trovare una rara forma di compromesso che non funziona sempre.

Troppo distanti i due mondi utilizzati in questo caso, per tanti motivi.
Lo stile e la lingua di Banchieri, ottimamente eseguiti dall’ensemble vocale VenetiaAeterna diretto da Francesco Erle, risultano un’oasi tranquilla, armoniosamente polifonica e giocosa in cui riposare dopo i segmenti contemporanei stridenti e poco originali oltre che al continuo testo quasi perennemente urlato in lingua tedesca (testo comunque fruibile al sempre encomiabile lavoro dell’app Lyri), eseguiti comunque al meglio dall’Hermes ensemble e dalle cantanti in scena.

Non convince oltretutto la drammaturgia pensata.
Se da una parte è sempre encomiabile il desiderio di affrontare tematiche sociali (che comunque lo stesso Banchieri inserisce nei suoi divertimenti vocali) come il desiderio di libertà e cosa siamo disposti a sacrificare nel suo nome, il desiderio di parlarne non deve scadere nella semplificazione e nella generalizzazione.
Le due protagoniste, una giovane attivista incarcerata per avere manifestato in favore dei propri diritti e una donna matura accusata dell’evirazione e omicidio del marito (scopriremo poi la storia di abusi perpetrati nei confronti della figlia), trovano nella solitudine della cella un punto di contatto che le porterà, dopo la ritrosia e antipatia vicendevole iniziale, a confrontarsi, a raccontarsi e ad aprirsi l’un altra.

Fin qui una storia non lontana, seppure generica, da casi simili che abitualmente possiamo trovare nei giornali di ogni nazione, più o meno libera.

Stupisce invece che in questi anni di sempre maggiore consapevolezza sulle donne, sui loro diritti e sulla necessità di un cambio di narrazione nella arti che non solo non sia uomo-centrica ma che pesi attentamente la tridimensionalità dei personaggi femminili, si sia pensato che la naturale evoluzione di questa complicità fra le due protagoniste potesse sfociare esclusivamente in un rapporto saffico, anche se solo accennato.

Tolte queste perplessità concettuali, l’evento è risultato comunque piacevole per la bravura degli interpreti, soprattutto quella scenica delle due protagoniste Johanna Zimmer ed Els Mondelaers e per la riuscita mise en scene di Sjaron Minailo che decide di concentrare l’azione nell’unico punto che non finisse a sfidare la sala stessa, il centro, miscelando attentamente LED e momenti di buio per la narrazione.

Artigianato in musica

La più riuscita forma scenica, che sia operistica o teatrale, rimane sempre la struttura ad anello, in cui lo spettatore viene portato per mano lungo tutto l’arco narrativo e riportato, ammaliato ma cambiato, nella quiete del punto di partenza.

In un grande esperimento di metateatro, Lucia Ronchetti ci riporta per la serata finale a quella di inaugurazione, riportando in scena, dodici giorni dopo, il leone d’oro 2022, Giorgio Battistelli.

Da Jules Verne ad Experimentum Mundi, quindi.
Se l’inaugurazione metteva in scena la letteratura, la conclusione mette in scena l’artigianato.

La geniale opera di Battistelli, composta nel 1981, è precorritrice di quei bellissimi video online in cui potete vedere persone fare azioni quotidiane e nel loro ritmo incessante e unico andare a formare una composizione.
Qui troviamo in scena sedici maestri artigiani autentici di Albano Laziale, intenti a nel loro lavoro, sia esso cuoco, arrotino, muratore o calzolaio, ciascuno utilizzato come strumento percussivo con quell’unico e speciale timbro del loro mestiere.
Accompagnati da un ensemble vocale al femminile, questa sinfonia dei mestieri ci porta in un continuo crescendo di dinamiche, tactus e velocità dove le percussioni di Nicola Raffoni danno la struttura ritmica complessiva e la grande verve attoriale come Peppe Servillo ci porta nel mondo delle descrizioni dei mestieri in scena secondo l’Enciclopedia di Diderot e D’Alembert.
Demiurgo il compositore stesso, a capo di questa orchestra artigianale, che decide, secondo una precisa struttura compositiva, chi attivare e con che velocità.

Un’opera/concerto da vedere almeno una volta per l’incredibile capacità di unire la manualità della realizzazione di artefatti al mondo della musica.

Gli eventi 

Giovedì 22 Settembre – ore 20.00
Teatro alle Tese

Paolo Buonvino | çiatu

per vocalist, ensemble, disklaviers, voci registrate e live electronics (2022,
prima es. ass.

Sabato 24 settembre – ore 21.00
Scuola Grande di San Rocco

Annelies Van Parys | Notwehr

per due voci soliste, ensemble vocale e strumentale (2022)
prima es. ass.

Domenica 25 settembre – ore 20.00
Teatro alle Tese

Giorgio Battistelli | Experimentum Mundi

opera di musica immaginistica per un attore, quattro voci naturali di donne, sedici artigiani e un percussionista (1981)

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