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Biennale Musica Anno Uno – Viaggio al centro della contemporanea #2

di Carlo Emilio Tortarolo - 18 Ottobre 2022

Dopo gli appuntamenti della prima settimana (qui per recuperare la prima puntata), la 66. edizione della Biennale Musica e il filo conduttore sul teatro musicale oltre-palcoscenico, fra contemporanea e passato, ha trovato nuovo spazio artistico nell’opera teatrale di Michel van der Aa (lunedì 19 settembre) e nella cantata semiscenica di Helena Tulve (mercoledì 21 settembre).

Di padre in figlio

La grande attesa per l’opera di Michel van der Aa, una commissione Biennale Musica con l’Ensemble Modern, l’Amsterdam Sinfonietta, il Muziekgebouw Amsterdam, November Music e la Philarmonie Cologne, è stata rispettata.

Potrebbe bastare questo stringato telegramma per parlare di ‘The Book of Water’, un commovente mono-melologo a due (ci torneremo, promesso) sulla solitudine senile e sul tempo che scorre, ispirata dal ‘L’uomo nell’Olocene’ di Max Frisch.

Un libretto valido, ben scritto, scorrevole anche perché in inglese, basterebbe già per garantire il successo di un’opera contemporanea ma a questi si aggiungono degli ottimi interventi musicali (costanti ma mai inutilmente incursivi, a cura del quartetto d’archi dell’Ensemble Modern), una bellissima nenia Song nell’interpretazione di Mary Bevan e un allestimento scenico (regia come il libretto dello stesso Van der Aa) essenziale ma moderno e interattivo (scena di Theun Mosk, costumi di Judith de Zwart e luci di Douwe Bulten).

Questo contorno ben riuscito ci racconta la storia del vedovo Geiser che si ritrova isolato nel suo eremo per un susseguirsi di problemi naturali. Più il suo isolamento diventa profondo più la sua memoria va scomparendo, in un continuo turbinio di erosione esterna/interna. L’involuzione viene raccontata a due, Timothy West registrato a schermo ci racconta il Geiser anziano, Samuel West nei panni del Geiser giovane, in carne e ossa sul palco del Teatro Goldoni.

Un dialogo a uno (o monologo a due) che travalica il concetto di presenza/virtuale, arrivando a confondere quel tanto il pubblico da farci cadere nello stesso tranello cerebrale di Geiser, che per cercare di non perdere i frammenti della sua vita cerca inutilmente di fissare frasi e nozioni sulle pareti della sua stessa casa, e trovando nella nenia un filo di Arianna verso la tranquillità e la realtà.

Uno spettacolo elegante, esteticamente bello e musicalmente valido dalla forte forza empatica, riconosciuto da ampie ovazioni e continui applausi.

Tintinnabuli vangelici

Palcoscenico di lusso, e non solo per gli ori e i mosaici coinvolti, quello della Basilica di San Marco.

Un luogo che riprendendo la terminologia comune ‘vale da solo il prezzo del biglietto’ e che, anche musicalmente, riserva sorprese, anche per chi lo conosce già.

Non appare quindi un caso che per il secondo anno, dopo il successo dell’anno scorso, sia stato individuato come tempio battesimale per una nuova prima assoluta corale: Visions di Helena Tulve.

Corale non solo nel senso del principale materiale umano utilizzato nell’esecuzione ma anche nel senso di sforzo collettivo fra realtà veneziane (Basilica e Procuratia di S. Marco, Coro della Cappella Marciana, Ensemble e Coro Barocco del Conservatorio ‘B. Marcello’ e Biennale stessa) e non, come l’ensemble estone Vox Clamantis.

Le tre realtà musicali elencate, in particolare, si sono fuse concettualmente in un unico corpo risonante a disposizione della liturgia arvopartiana della compositrice Tulve che ci ha così riportato ad una delle primissime forme di spettacolo che la storia della musica ricordi.

Il testo è basato sui frammenti di sacra rappresentazione ritrovati nella biblioteca della Chiesa di Santa Maria della Fava a Venezia e poi già eseguiti all’interno della Biennale Musica del 1994. Schegge linguistiche sulla Passione di Cristo, a cui per l’occasione sono stati incorporati altri passi vangelici gnostici in lingua copta dedicati alla figura di Maria Maddalena.

La scrittura musicale austera, una quasi variazione prepolifonica dello stile tintinnabuli, fatte dall’alternarsi di momenti d’insieme, corale e strumentale, e solisti accompagnati da qualche strumento, ritualizza il tutto che diventa, stante una coreografia minima, un vero e proprio rito di purificazione concluso dal respiro del momento finale di omofonia.

La mancanza però di una maggiore geografia scenica, obbliga l’ascoltatore ad una costante attenzione sul brano composto che rileva facilmente il suo pattern realizzativo, risultando sul lungo termine ripetitivo e piegato su sé stesso.

La resa musicale sfrutta al massimo delle sue possibilità l’unicità della Basilica e le tre anime musicali, dirette rispettivamente dal M° Marco Gemmani, il M° Francesco Erle e daI M° Jaan-Eik Tulve, territorializzano una parte della Basilica (le due cantorie, presbiterio e le navate laterali) con una corposa aggiunta strumentale di origine barocca.

Una coordinazione complessiva complessa, dato anche il pubblico in mezzo, risolta nei migliori dei modi dall’esperienza dei tre maestri.

Gli eventi 

Lunedì 19 Settembre – ore 20.00
Teatro Goldoni

Michel van der Aa | The Book of Water

teatro musicale da camera per attore, quartetto d’archi e film (2022)
prima es. ass.

Mercoledì 21 Settembre – ore 21.00
Basilica di San Marco

Helena Tulve | Visions

per ensemble vocale, cori spezzati e ensemble strumentali (2022)
prima es. ass.

Carlo Emilio Tortarolo

Autore

Direttore d'orchestra, pianista e manager culturale veneziano, Carlo Emilio è presidente di Juvenice - Giovani Amici della Fenice, associazione dai giovani per i giovani per la condivisione e la promozione degli spettacoli musicali, ed è segretario del Festival Pianistico ‘B. Cristofori’ di Padova.

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