Ultimo aggiornamento10 luglio 2024, alle 01:09

25.X.1893… zum Andenken an P.I. Tschaikowksij di Valentyn Silvestrov

di Margherita Succio - 17 Giugno 2024

Continua l’esplorazione dell’avanguardia metaforica di Valentyn Silvestrov iniziata con la guida all’ascolto di un altro suo omaggio, 8.VI.1810… Zum Geburstag R.A. Schumann. Entrambi i brani s’inseriscono nel ciclo “Hieroglyphen Der Nacht” (Geroglifici della notte), registrato in occasione dell’80° compleanno del compositore (30 settembre 2017) e presenta brani per violoncello solo e due violoncelli.

I. Präludium, “Geburt der Melodie”

Se nell’omaggio dedicato a Schumann Sylvestrov indaga la complementarietà delle risonanze dei due violoncelli, nel primo movimento di questo lavoro cerca di esporre il mondo sorprendentemente vasto dei suoni più piccoli e circoscritti. La nascita della melodia che dà titolo a questo breve preludio si muove intorno all’intervallo di semitono che si accavalla, si contorce su stesso fino a estendersi, per distanza, colore e durata tra un violoncello e l’altro. Sylvestrov fa incontrare, avvicinare il rigo musicale di entrambi gli strumenti che sembrano cadere l’uno nella sonorità dell’altro. L’impatto visivo in partitura incoraggia questa connessione profonda.

Elemento interessante è la dimensione ritmica, della quale si trova un accenno solo nel motivo delle due note ripetute che quasi ricordano un vagito, un tentativo della melodia (nascitura) di emettere parola, balbettare. La distanza del semitono si capovolge nella seconda parte del preludio allontanando i due strumenti con intervalli di settima e l’elemento della sordina sostiene l’effetto di difficoltà, l’accavallamento dei suoni contenuto anche nella qualità dell’emissione. Il preludio, seppur breve, assume pienamente tutta la sua identità e funzione appena si trasforma, cade ancora una volta nel secondo movimento: una transizione di poche battute trasporta il processo contorto e doloroso della nascita in una ninnananna lontana.

Ascolto consigliato: 25.X.1893… zum Andenken an P.I. Tschaikowksij , 1

«Il preludio, seppur breve, assume pienamente tutta la sua identità e funzione appena si trasforma, cade ancora una volta nel secondo movimento: una transizione di poche battute trasporta il processo contorto e doloroso della nascita in una ninnananna lontana»


II. Wiegenlied

La melodia e i suoi tentativi incerti e balbettanti trovano nel secondo movimento spazio, dimensione, nostalgia. L’elemento della nota ripetuta diventa motivo iniziale del tema principale, che si ripresenta sempre con la stessa nota, un mi, quasi a imitare le prime due sillabe pronunciate da ogni nascituro. La ninnananna è decorata dai pizzicati del secondo violoncello, che ne sostengono il movimento, il gesto cullante con un ricamo armonico e ritmico elegante, costante, mai intrusivo. Come nell’omaggio a Schumann, Silvestrov esplora l’elemento classico dell’accompagnamento, donandogli la funzione di contenimento, più che sostegno della voce principale. Dalla scrittura così collegata, sempre in costante relazione tra le due parti, manca una distinzione precisa della gerarchia classica, invece pulita, dell’accompagnamento classico. Il pizzicato e la ninnanna coesistono l’uno all’interno dell’altro incapaci di escludersi o di distinguersi nettamente l’uno dall’altro.

Silvestrov ha definito le sue opere “silenzio messo in musica”, e questa è una descrizione appropriata di questa raccolta di lavori aforistici per uno e due violoncelli. È letteratura spesso sulla soglia dell’inascoltabile, che cattura un’impressione fugace o un singolo pensiero senza osare soffermarsi troppo su di esso, ma soprattutto senza disturbarne l’entità, la natura.

Ascolto consigliato: 25.X.1893… zum Andenken an P.I. Tschaikowksij, 2

«Silvestrov ha definito le sue opere “silenzio messo in musica”, e questa è una descrizione appropriata di questa raccolta di lavori aforistici per uno e due violoncelli»


III. Serenade

È letteratura spesso sulla soglia dell’inascoltabile, che cattura un’impressione fugace o un singolo pensiero senza osare soffermarsi troppo su di esso, ma soprattutto senza disturbarne l’entità, la natura.

L’ultimo movimento raccoglie elementi minuti, rincorre il particolare esplorato nelle prime due brevi impressioni musicali: il semitono incerto del preludio si trasforma in elemento motivico.

La serenata è l’episodio certamente più pregno dello stile di Tchaikovsky e della sua ambigua elasticità espressiva, che fa coesistere leggerezza, danza e nostalgia all’interno dello stesso discorso musicale; momento di intimità e rimembranza, si presenta come ultimo brano dell’omaggio in un gesto di commiato, e simbolo dell’evoluzione della melodia, di cui Silvestrov ha tessuto tre miniature della sua vita in questi brani.

Seguendo la logica della trasformazione contro la distruzione e l’annientamento, Silvestrov conclude il viaggio della melodia in un ritorno alla sua infanzia, i suoi primi passi: la coda della Serenata presenta la stessa semplificazione, l’incertezza e la perdizione dei suoni del Preludio all’improvviso. Il ritorno all’inizio, all’infanzia, al momento primordiale è un brevissimo rimando a ciò che è stato, un eco di un sogno, o un déjà-vu.

Margherita Succio

Autrice

Proud Gen Z che prende più aerei che autobus, legge tanti libri perché ha l'ansia di non averne letti abbastanza.

Musicista curiosa e grande amante della musica da camera, è titolare della Borsa di Eccellenza della Confederazione Svizzera per ricercatori e artisti stranieri ed è autrice e content creator per Quinte Parallele dal 2021.

Attualmente frequenta il suo secondo Master of Music presso il Conservatorium Maastricht con Gabriel Schwabe.

tutti gli articoli di Margherita Succio