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Zelmira e l’importanza del cardio

di Carlo Emilio Tortarolo - 12 Agosto 2025

L’opera di inaugurazione della 46esima edizione del ROF spacca il pubblico di Pesaro

«Perché mi guardi e piangi?» (atto I, scena VIII)

Nella serata inaugurale del Rossini Opera Festival, Zelmira si è ritrovata, nel bene e nel male, al centro della scena. Non il solito modo di dire: l’Auditorium Scavolini, con il pubblico disposto tutt’attorno al palco in posizione centrale, ha trasformato l’opera in un evento immersivo, senza quarta parete e senza direzioni privilegiate.
Una configurazione a 360° che, per sua natura, mette in crisi i meccanismi tradizionali del teatro lirico e obbliga cantanti, direttore e tecnici a ripensare tempi, spazi e interazioni.
Se, dunque, ogni movimento è esposto e visibile, ogni entrata è già parte dell’azione, ogni minima esitazione può diventare elemento drammaturgico, non esiste più né ‘davanti’ né ‘dietro’ e non esiste un’unica visione dell’opera: ogni spettatore ne vede, letteralmente, una propria versione.

Fondamentale, in un contesto come questo, l’apporto tecnologico dell’app Lyri, che ha permesso di consultare il libretto in formato digitale: una pratica ormai sdoganata nei principali teatri e festival italiani, e che rappresenta il primo vero passo verso un’evoluzione tecnica anche nella fruizione dei sottotitoli.

La regia e le scene di Calixto Bieito, affiancato da Barbora Horáková, con i costumi di Ingo Krügler e le luci di Michael Bauer, hanno trasformato questa opportunità in un marchingegno coreografico incessante.
Gli interpreti sono stati costretti a un vero e proprio percorso ginnico: attraversare, girare, ricomparire, correre, avanzare, retrocedere, alzare i pesi, fare le scale, il tutto con pochi istanti di immobilità, fino al lento spegnersi dell’azione poco prima del finale del secondo atto.
L’idea di sfruttare ogni centimetro della pedana circolare come superficie narrativa è chiara e ben realizzata; il problema è che, alla lunga, il movimento sembra diventare un fine in sé, un automatismo più che un vettore di senso, rischiando di diluire la tensione del dramma rossiniano in un flusso continuo, visivamente intrigante ma drammaturgicamente dispersivo.

Se poi la principale scelta concettuale è quella dell’easter egg, la citazione da cogliere come modello di trasmissione e tridimensionalizzazione del personaggio, attingendo a riferimenti cinematografici e artistici (da American Psycho a un pizzico Rocky Horror Picture Show), il gioco intellettuale risulta sì ricco di spunti, forse anche troppi e non sempre coerenti con la trama, ma finisce per disperdere l’attenzione del pubblico, più concentrato a riconoscere i rimandi che a seguire il filo dell’azione, già complessa di suo nel libretto di Tottola.

Non essendo questa un’escape room, in cui ogni indizio è essenziale alla riuscita della missione, la reazione del pubblico è stata eloquente: accanto agli applausi generosi e meritati per la parte musicale, si sono levati numerosi fischi e contestazioni indirizzati alla regia a fine recita, segno di un dissenso non marginale. Ci troviamo nuovamente di fronte ad un caso in cui l’impianto scenico di grande energia e fisicità finisce per sovrastare l’opera stessa, in cui la regia opta per il protagonismo più che per il servire, senza svolgere fino in fondo quel lavoro di amalgama tra l’originale dell’opera, il
compartimento musicale e quello narrativo, lasciando così che i tre elementi procedano parallelamente senza mai fondersi in un discorso unitario.

Ma, d’altra parte, se una prima non venisse contestata, come si farebbe poi a ricordarla nelle edizioni successive?

Sul piano vocale, Anastasia Bartoli ha guidato la compagnia con un impegno fisico e musicale notevole. Il ruolo di Zelmira, già arduo per complessità, è stato affrontato con una proiezione sicura e una luminosità di timbro che non ha perso smalto nemmeno nei passaggi (e nelle acrobazie ginniche) più impervi. Concentrarsi sui dettagli musicali presenti o, eventualmente, assenti, vorrebbe dire non tenere conto né del luogo dove è stata eseguita l’opera né delle difficoltà richieste dalla regia.

Lawrence Brownlee, nel ruolo di Ilo, ha confermato la sua fama internazionale: emissione pulita, acuti brillanti, smalto vocale intatto e una gestione scenica che non lo ha valorizzato al pari degli altri interpreti. Nonostante questo, Brownlee ha trasformato la sua drammaturgia in una cifra elegante, senza mai scadere nell’affanno.

Enea Scala, Antenore, ha portato energia e teatralità con un timbro squillante e penetrante, ideale per un antagonista di forte presenza. La sua proiezione ha saputo dominare l’arena, anche se la costante concitazione scenica imposta dalla regia ha talvolta appiattito le sfumature interpretative.

Marko Mimica, Polidoro, ha convinto per autorevolezza, presenza scenica e profondità di timbro. La sua voce calda e piena è stata un punto fermo nei momenti più complessi, offrendo un centro di gravità stabile nei concertati. Marina Viotti, Emma, ha confermato la sua intelligenza musicale e il gusto per il dettaglio: ogni fraseggio è stato lavorato con cura, e la sua capacità di mantenere il contatto visivo con il pubblico, pur ruotando di continuo nello spazio, ha creato momenti di rara connessione emotiva.

Gianluca Margheri, Leucippo, ha unito chiarezza di dizione e puntualità ritmica, qualità particolarmente preziose in un contesto acustico e visivo così complesso.

Paolo Nevi (Eacide) e Shi Zong (Gran Sacerdote) hanno completato il cast con interventi puntuali e ben proiettati, garantendo equilibrio e coerenza nei rispettivi ruoli.

Di importanza vitale (almeno a fini registici) i due mimi/figuranti, Roberto Adriani che affronta il ruolo del de cuius Azorre solo a gesti e il piccolo Edoardo Maria D’Angelo, figlio di Zelmira, che, anche qui, sfida la logica drammaturgica poichè, anziché nascondersi da chi lo vorrebbe eliminare, passa il tempo a inseguire palloncini colorati.

In questo scenario, il lavoro di Giacomo Sagripanti è stato molto più che direzione d’orchestra: una regia musicale parallela. Il sincronismo tra “buca” e scena, in uno spazio privo di frontalità, richiede una concertazione che tenga conto di distanze variabili, ingressi fuori asse, cambi repentini di posizione. Chi è avvezzo alla direzione d’orchestra sa quanto lavoro di precisione e, soprattutto, di concentrazione mentale serva per un compito così ingrato: Sagripanti ha saputo coordinare l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna con gesto chiaro e determinato, ottenendo brillantezza timbrica e compattezza ritmica nonostante la complessità della partitura e la mobilità scenica.
Il Coro del Teatro Ventidio Basso, preparato da Pasquale Veleno, ha brillato per precisione e omogeneità, adattandosi a un’acustica che diffonde il suono in modo poco prevedibile e facendosi sempre trovare pronto all’attacco, ovunque la regia lo collocasse in sala.

Questa Zelmira-cardio lascia nel pubblico, e in chi scrive, una doppia impressione: un esperimento che divide e che resterà impresso nella memoria del Festival, ma che non ha reso giustizia a Rossini stesso, a Pesaro, nel Festival a lui dedicato. Fagocitare la drammaturgia, riducendo il Rossini della partitura a colonna sonora di un’azione perenne, non potrà mai essere considerato un trionfo.

ZELMIRA


Opera seria in due atti di Gioachino Rossini
Libretto di Andrea Leone Tottola
Edizione critica a cura della Fondazione Rossini, in collaborazione con Casa Ricordi, Milano
Polidoro | Marko Mimica
Zelmira | Anastasia Bartoli
Ilo | Lawrence Brownlee
Antenore | Enea Scala
Emma | Marina Viotti
Leucippo | Gianluca Margheri
Eacide | Paolo Nevi

Gran Sacerdote | Shi Zong
Orchestra del Teatro Comunale di Bologna
Direttore | Giacomo Sagripanti
Coro del Teatro Ventidio Basso
Maestro del Coro | Pasquale Veleno

Regia e scene | Calixto Bieito
Scene | Barbora Horáková
Costumi | Ingo Krügler
Luci | Michael Bauer

La recensione si riferisce alla recita del 10 Agosto

Carlo Emilio Tortarolo

Autore

Direttore d'orchestra, pianista e manager culturale veneziano, Carlo Emilio è presidente di Juvenice - Giovani Amici della Fenice, associazione dai giovani per i giovani per la condivisione e la promozione degli spettacoli musicali, ed è segretario del Festival Pianistico ‘B. Cristofori’ di Padova.

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