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Perché a Sanremo il pubblico non ci deve stare?

di Alessandro Tommasi - 22 Gennaio 2021

S’è fatto negli ultimi giorni un gran vociare della questione sanremese. Sanremo sì, Sanremo no, Sanremo forse, Sanremo dei Cachi, Sanremo posticipato, Sanremo non si può spostare, Sanremo con pubblico, Sanremo senza pubblico, Sanremo coi figuranti, Sanremo con dei buffi pupazzi gonfiabili che agitano le braccia.

Insomma, mentre il settore dello spettacolo dal vivo se ne sta attaccato alla canna del gas e con lui un gran numero di altri settori – bene ricordarselo – la questione più dibattuta è diventata cosa fare con il celebre Festival. E in realtà la questione non è poi così bislacca: proviamo ad addentrarvici.

Sanremo 2021 – I Fatti

Ricostruzione storica. Per evitare di sottoporvi alle quindici diverse versioni che la faccenda ha assunto negli ultimi mesi, ho deciso non di partire da quando l’internet ha cominciato ad animarsi, ossia quando a dicembre è comparsa l’ipotesi surreale e meravigliosamente grottesca di confinare tutto il pubblico su una nave da crociera (ma seriamente? adoroh.), bensì da quando le nebbie si sono un po’ diradate ed è esplosa la bomba. Ossia dal 18 gennaio. Sì, esatto, quattro giorni fa. Nel mentre era successo solo che il 14 gennaio Amadeus s’è svegliato e ha deciso che la nave è un’ipotesi concreta, quindi si fa. E vuole anche la stampa. E gli ABBA.

Vabbè, se ne sono dimenticati tutti il giorno dopo di quello, ma su ‘sta storia del pubblico in presenza hanno iniziato a risvegliarsi gli animi. Quindi la cosa della nave non solo era una sbronza collettiva natalizia. Da lì, il macello.

La dinamica è sempre quella: arrivano le prime indiscrezioni, qualcuno commenta, compaiono un paio di articoli, iniziano le condivisioni, gli articoli si moltiplicano, di colpo è un’invasione, tutti ne parlano, è ovunque, la gente protesta sulle proprie bacheche, iniziano i cori di indignazione, partono le petizioni su Change.org, qualcuno propone un’azione forte, inizia la risposta dei moderati (composti in gran parte da persone che si sono un po’ svangate il ciufolo [si può dire “svangate il ciufolo”?] del tema), le frange si estremizzano, c’è chi minaccia di far cadere teste, c’è chi erige un altare con la faccia di Amadeus sopra, poi arriva la notizia: era tutto uno scherzo, il Prefetto ancora non l’aveva consultato nessuno LOL (me li immagino così, i confezionatori di notizie, ancora fermi al 2010, ancora che scrivono “XD” e ogni tanto gli sfugge pure un “xk” al posto di “perché”).

E dunque, visto che il mio ruolo è quello di guidarvi un po’ in questa vicenda, salteremo tutta la fase di reciproci accoltellamenti e partiremo direttamente dal 18, in cui i giornali annunciano le prime conferme: Sanremo si farà e si farà nelle date prefissate, dal 2 al 6 marzo. E poi la frase, terribile: «Si lavora sul pubblico in presenza». E allora ditelo che volete la sommossa.

Sanremo 2021 – La Grande Smentita

Quest’eventualità, ormai un dato di fatto nei farfugliamenti marinareschi di Amedeo Umberto Rita Sebastiani (sì, è il vero nome di Amadeus; sì, me l’ha detto Wikipedia; sì, potete usarlo al prossimo aperitivo su Skype per far bella figura cogli amici), era però campata per aria e già da dicembre la stessa Rai sembrava piuttosto in dubbio sulla faccenda. Il 20 gennaio, infine, quando la Rai è andata a discutere il piano sicurezza di Sanremo con il Prefetto di Imperia Alberto Intini (chissà se hanno parlato seriamente della nave da crociera), costui è categorico: no, in nessun caso il pubblico in sala. Anche il Festival della Canzone Trash Italiana si inchina di fronte alle tavole Di Pietra Che Mandano gli italiani in visibilio da quasi un anno. Anche il Sindaco Alberto Biancheri è concorde, Sanremo col pubblico non si fa. Forse la prossima volta è bene chiederglielo prima di far uscire la notizia.

Quindi la prospettiva ora è, forse, quella di prendere dei figuranti e pagarli per recitare la parte del pubblico. Ancora non si sa se sia possibile, ma sarebbe nel caso un ‘pubblico’ ridotto, tamponato e posto sotto contratto. Chiusura anche sulla sala stampa, fuori discussione gli eventi mondani. Sembrerebbe essere tutto chiarito, o quasi. Ma non è così semplice.

Sanremo 2021 – Only Angry Reactions

Il lettore mi perdonerà per il tono sgargiullo e spensierato, mi sembrava l’unico modo per poter parlare di queste cose senza accumulare livore. E ciononostante siamo qui arrivati alla grande sezione sul rancore.

Perché mai la comunità artistica è scoppiata quando ha sentito «Sanremo avrà il pubblico»?

Non è che ce l’abbiamo con Sanremo (cioè, sì, ma ne parlo dopo), è che mentre l’intero Paese sospende il suo spettacolo dal vivo e sembra non avere la più pallida idea di come gestire la riapertura dei teatri, mentre centinaia di migliaia di persone fanno la fame in cassa integrazione, mentre si vedono passare di fronte quasi un anno buttato, senza prospettive, senza capire come sopravvivere se non abbandonando ciò su cui hanno investito decenni di studio, ebbene l’eccezione si fa per Sanremo, perché Sanremo è Sanremo e voi non siete un c(iufolo). Questa è stata la percezione da fuori, che fosse intenzionale o meno. Nella comunicazione di questa deliziosamente delirante vicenda, non una parola è stata fatta su ciò che avviene al di fuori dell’Ariston, su come Sanremo avrebbe potuto costituire un precedente per altri eventi con pubblico dal vivo, su come il Festival volesse dare voce a chi non ce l’ha, niente, nemmeno una piccola perorazione retorica, niente. «Il Festival non si può fare senza pubblico con l’Ariston vuoto. Dobbiamo lavorare per realizzare un Sanremo che sia il più normale possibile» ha detto Amedeo.

È stato questo far esplodere i lavoratori dello spettacolo, questo distacco dal mondo reale. Non importa che i cantanti che si esibiscono sul palco di Sanremo, poi non abbiano tour, date, concerti. Non importa che i musicisti che andranno a suonare in orchestra (pagati malissimo peraltro), poi non avranno lavoro per mesi. Sanremo dev’essere la normalità, dev’essere rassicurante, deve mostrare che tutto è a posto, con paillette e lustrini e vips e la sala stampa piena di giornalisti e interviste dal vivo.

E se invece Sanremo si facesse davvero senza pubblico, così da capire cosa si prova a stare su un palco senza nessuno di fronte, così da potersi mostrare veramente solidali con chi il pubblico non lo vede da mesi, così da denunciare a tutti gli spettatori di quello che è un grande appuntamento della televisione italiana che così le cose non possono andare avanti? Non serve trasformarlo in un mortorio, un Sanremo sobrio non s’è mai visto, ma sbattere in faccia al mondo dello spettacolo dal vivo la propria superiorità, la propria eccezionalità significa prendere a calci un uomo agonizzante a terra. E sembrare pure un po’ spocchiosi nel farlo.

Sanremo 2021 – Il Rancore

Perdonatemi, mi sono un po’ scaldato. Ma è inevitabile: ad aggiungersi alla rabbia collettiva, perché di questa stiamo parlando, ci sono anni di rancore covato nei confronti dei faraonici costi della manifestazione ligure. Su questo mi sento invece di spezzare una lancia per Sanremo. È vero che le cifre da capogiro ti fanno ragionevolmente strabuzzare gli occhi, ma i costi di Sanremo non sono poi così fuori Scala. Sì, sicuramente è troppo, chiaro, ma quando guardi le cifre che entrano, ridimensioni un po’ lo stupore. Dichiarava nel 2020 Antonio Marano, Presidente di RAI Pubblicità, che solo di entrate pubblicitarie Sanremo ha superato i 28 milioni di euro nel 2018 e i 31 nel 2020. E la celebrità internazionale del festival nostrano ha trovato ulteriore conferma in quel capolavoro del trash che è Ciao 2020, la puntata di capodanno del programma televisivo russo Večernij Urgant. Insomma, è un po’ il discorso dei calciatori: prendono tanti soldi perché tanti soldi stanno su quel mercato. Più che prendercela con i calciatori, dovremmo capire come fare a cambiare il mercato.

https://www.youtube.com/watch?v=lYgu75EwuPo&t=351s

Sanremo 2021 – Il Finale, o di quella volta che mi son trovato a concordare con Al Bano (ma dimmi te)

Chi l’avrebbe detto, che la posizione più ragionevole sulla questione l’avrebbe posta Al Bano: ma non si poteva spostare, questo Festival?

La stessa cosa l’avevano chiesta AFI – Associazione Fonografici Italiani, FIMI – Federazione Industria Musicale Italiana e PMI – Produttori Musicali Indipendenti, mettendo l’accento sul preservare la salute dei lavoratori coinvolti, cantanti inclusi. A quanto pare però, sostiene Fanpage, la cosa non ha convinto per l’incertezza che domina dopo il 5 marzo, data di fine del DPCM, mentre fino ad allora le cose sono un po’ più chiare. Organizzativamente non conveniva.

Dunque, che cosa ci rimane da questo furibondo smottamento mediatico?

Niente, se non un po’ di amarezza ad aver notato come ancora una volta, posti di fronte alla possibilità di mostrarsi uniti, solidali, compatti, ci si sia dimostrati miopi e altezzosi, per poi stringere in mano sempre il solito pugno di mosche.

Felicità.

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