Il delicato equilibrio del Cantiere di Montepulciano
di Carlo Emilio Tortarolo - 6 Agosto 2025
L’utopia artistica di Hans Werner Henze a cinquant’anni dalla sua creazione
Vorrei dipingere un’immagine che possa raccontarvi l’essenza del Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano: una città che si apre come un laboratorio diffuso, dove ogni spazio diventa un palcoscenico possibile e ogni giornata è un punto di incontro fra generazioni, linguaggi e comunità.
Questo lo spirito che ha permesso al Cantiere, nato cinquant’anni fa, di mantenersi vivo e credibile, senza mai trasformarsi in un monumento da celebrare.
Il Cantiere è nato da un’idea semplice quanto radicale, allora come oggi: costruire un luogo in cui artisti affermati e giovani in formazione potessero condividere le stesse prove, lo stesso palcoscenico, la stessa città, a cachet gratuito ma garantendo loro vitto e alloggio in città.
Un’idea di fratellanza artistica che ancora oggi si sente nello scorrere delle giornate, fra un appuntamento alla mensa degli artisti e ai post concerti nel giardino della Fortezza.
A Montepulciano, l’arte non è confinata in spazi protetti, ma diventa parte integrante del tessuto urbano, in chiese, piazze, musei e tutti quei luoghi della vita quotidiana e cittadina, trasformati, per l’occasione in sale da concerto, in una mescolanza di pubblico abituale e casuale.
Una porosità che ancora oggi è una delle sue caratteristiche più preziose, ovvero abbattere le barriere invisibili che separano chi produce arte da chi la osserva e la vive.

Dance Concert
Montepulciano Data 19 Luglio 2025
©️ Irene Trancossi

Dance Concert
Montepulciano Data 19 Luglio 2025
©️ Irene Trancossi
Non è un semplice confronto fra ‘vecchio’ e ‘nuovo, ma un dialogo costante che cerca di evitare tanto il rifugio nostalgico quanto l’effimero colpo di scena.
Raggiungere e mantenere questo equilibrio non è scontato.
Il Cantiere vive costantemente in bilico fra le esigenze di una programmazione artistica che vuole essere laboratorio e quelle di un calendario che richiede spettacoli di qualità, capaci di parlare a un pubblico ampio e variegato. Da un lato la necessità di custodire la memoria di un progetto nato con una vocazione pedagogica e comunitaria; dall’altro la spinta a rinnovarsi, a evitare che l’etichetta dello sperimentalismo diventi solo una formula vuota.
Ogni edizione è, dunque, un esercizio di funambolismo, un continuo chiedersi fino a che punto sia possibile rischiare senza perdere pubblico, quanto innovare senza disperdere l’identità costruita in mezzo secolo di storia.
Questa tensione si riflette nelle scelte artistiche, in capo al secondo anno di tre alla pianista Mariangela Vacatello: da una parte il repertorio che richiama alla tradizione (per questa edizione Bach, Mozart, etc) e che funge da filo conduttore con le radici culturali di Montepulciano; dall’altra le commissioni di nuove opere, i progetti site-specific o, ancora, le sperimentazioni nei linguaggi più contemporanei (la residenza del collettivo Opificio Sonoro).
Non è un semplice confronto fra ‘vecchio’ e ‘nuovo, ma un dialogo costante che cerca di evitare tanto il rifugio nostalgico quanto l’effimero colpo di scena. Il Cantiere sa che l’unico modo per essere davvero un laboratorio è restare permeabile, lasciarsi interrogare da chi attraversa le sue strade e non temere di uscire dalla comfort zone.

Bach at Breakfast II
Montepulciano Data 19 Luglio 2025
©️ Irene Trancossi
Il cinquantesimo anniversario non è dunque soltanto un traguardo da celebrare.
È una tappa che obbliga a interrogarsi su cosa significhi oggi essere un festival ‘utopico’, come lo definiva il suo fondatore.
Al centro di questo processo però c’è un protagonista silenzioso quanto essenziale: la comunità.
La città di Montepulciano non è solo un contenitore: gli spazi urbani, come detto, diventano scenografie naturali ma anche i cittadini partecipano all’organizzazione come anche gli studenti delle scuole di musica locali si alternano agli artisti professionisti.
Una rete fatta di persone, legami, luoghi e passione che non si può replicare nello stesso identico modo altrove e che regge questa utopia diventata realtà. È questa dimensione comunitaria a fare la differenza: senza di essa, il festival rischierebbe di diventare un evento come tanti, scollegato dal territorio, con essa, ogni partecipante diventa per qualche giorno cittadino di Montepulciano.
Il cinquantesimo anniversario non è dunque soltanto un traguardo da celebrare.
È una tappa che obbliga a interrogarsi su cosa significhi oggi essere un festival ‘utopico’, come lo definiva il suo fondatore.
Le sfide per le prossime cinquanta edizioni sono molte: la concorrenza di un’offerta culturale sempre più frammentata, la necessità di rinnovare il pubblico, le difficoltà economiche che gravano su chiunque faccia spettacolo dal vivo.
Il Cantiere ha però dimostrato che è possibile affrontare queste sfide senza snaturarsi, mantenendo saldo quel fragile equilibrio che lo distingue.
Se la vera unicità non sta nel clamore di una prima mondiale (comunque presenti in largo numero nella programmazione), ma nella capacità di mettere in relazione le persone attraverso l’arte, allora è giusto che il progetto si misuri sul lungo periodo, puntando a lasciare tracce nella memoria di chi lo vive, piuttosto che titoli da rivendere il giorno dopo alla stampa.

Goldberg’s Sax Project
Montepulciano 16 Luglio 2025
©️ Irene Trancossi
Forse è proprio questo il segreto del Cantiere: non dimenticare mai che la sua forza è nella trama sottile che unisce tutte le sue produzioni. Una rete che abbraccia il passato, il presente e il futuro, che tiene insieme chi arriva da fuori e chi abita la città, valorizzando tanto le eccellenze artistiche quanto i percorsi di crescita dei giovani. Un festival che non può permettersi di fermarsi e che deve continuamente interrogarsi, ricalibrare, e qualche volta anche rischiare, un po’ come qualsiasi persona sulle eterne salite della città.
Eppure, a Montepulciano, questo non sembra mai un peso (le salite un po’ di più).
È una responsabilità condivisa, che trova il suo senso nel momento in cui ogni concerto diventa un’esperienza collettiva e un’occasione per sentirsi parte di qualcosa che va oltre la musica.
In fondo, dopo cinquant’anni, il Cantiere è ancora fedele a quell’utopia iniziale: in una comunità che si guarda e si riconosce, l’arte può ancora cambiare il mondo?
