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FuturStage: alcune riflessioni sul futuro della formazione

di Redazione - 9 Marzo 2022

I cambiamenti tecnologici degli ultimi anni, unitamente alla spinta che la pandemia ha dato alla delocalizzazione degli eventi, hanno creato i presupposti per una svolta nel concepire gli spazi artistici, sia nelle performance che nell’ambito formativo. Con questa consapevolezza è nato pochi mesi fa il manifesto “FuturStage” – figlio del laboratorio metaLAB di Harvard – che raccoglie la sfida di immaginare l’arte performativa del futuro e tutte le implicazioni che nasceranno da questo nuovo modo di concepire lo spettacolo dal vivo. Al di là delle performance in sé, un aspetto capitale dell’interazione tra tecnologia e arte sarà quello della formazione, intesa sia come evento circoscritto nel tempo (masterclass, laboratorio, ecc…), sia come percorso accademico di lunga durata. Uno dei coordinatori del progetto, Paolo Petrocelli, è legato a doppio filo all’ambito della formazione, essendo il direttore generale dello Stauffer Center of String, una realtà italiana di eccellenza di cui Quinte Parallele ha parlato qui. Il riferimento all’educazione, quindi, non è casuale e, per quanto nel manifesto sia dedicato più spazio ad altri aspetti, quello dell’istruzione è comunque centrale.

Masterclass e seminari: così lontani ma così vicini

Nella vita di un musicista frequentare delle lezioni di alto perfezionamento è praticamente un obbligo, soprattutto se si è proiettati verso una carriera di livello: tutti i grandi concertisti organizzano masterclass e seminari, che sono spesso collettori di giovani promesse della musica. Il problema con questi eventi, però, è che per la loro natura straordinaria sono ambiti da molti, ma raggiungibili da pochi. Questo non solo per il loro costo effettivo, ma anche per la logistica, che spesso crea delle barriere insuperabili nel caso si svolgano in paesi o continenti diversi da quelli del giovane musicista che voglia parteciparvi.

Uno sviluppo della dematerializzazione di questi momenti formativi non solo sarebbe auspicabile, ma anche necessario: permetterebbe la democratizzazione della formazione, con studenti di tutto il mondo che potrebbero prendere parte a queste occasioni uniche da casa loro. Non è difficile immaginare che il Metaverso e la realtà aumentata giocheranno quindi un ruolo fondamentale nel futuro dell’educazione, e probabilmente la scommessa dei prossimi anni sarà vinta dai primi che sapranno investire nell’integrazione tra realtà aumentata e formazione musicale. Sarà possibile vedere nascere inoltre delle soluzione ibride per la fruizione contemporanea di queste lezioni: per restringere il campo al pianoforte, non è assurdo pensare che nel prossimo futuro grandi pianisti potranno trasmettere le loro masterclass contemporaneamente in istituzioni sfruttate come “avamposti”, integrando lo streaming video con sistemi di playback da remoto dello strumento (come ad esempio il sistema Spirio della Steinway), creando occasioni in cui la perdità di qualità sonora sarà minima nonostante le migliaia di chilometri di distanza. Se i portali che già adesso forniscono servizi di questo genere (ad esempio, medici.tv con la sua estesa raccolta di masterclass) sapranno adeguarsi in questa direzione, apriranno la strada ad una formazione democratica, onnipresente ed ecologica.

Oltre all’aspetto fondamentale dell’abbattimento dei costi, infatti, un vantaggio non secondario della “transizione digitale” sarà la diminuzione dell’impronta ecologica dei trasporti: il fatto che migliaia di giovani musicisti potranno rinunciare a voli intercontinentali e ai trasporti annessi sarà una piccola conquista che, mai come in questo frangente, contribuirà all’aggellerimento delle emissioni totali.

Ovviamente tutto questo sarà realizzabile solo e soltanto se una condizione sarà soddisfatta: la presenza di infrastrutture telematiche adeguate. Questo forse è uno degli aspetti più critici in Italia, ed è quello per cui molto farà la pressione sulla politica da parte dell’opinione pubblica e degli stakeholder: innanzitutto pretendendo che le utenze domestiche siano raggiunte dalla banda larga su tutto il territorio nazionale, ma anche spingendo affinché tutte le istituzioni AFAM (Conservatori e Accademie) e tutti i grandi centri culturali aderiscano al consorzio GARR, ossia la rete nazionale a banda ultralarga dedicata alla comunità dell’istruzione e della ricerca, che fornisce la connessione internet ad università, biblioteche ed enti culturali.

Vecchia arte, nuovi lavori

Oltre alla formazione “straordinaria”, le sfide che il manifesto pone per il futuro devono essere affrontate nell’ambito della formazione “ordinaria”, perché un futuro di nuove professioni ha bisogno necessariamente di nuove competenze.

Tra i professionisti che gli autori del manifesto si divertono a delineare troviamo il “regista del lag”, “l’animatore di waiting room”, lo “schermografo”, e tante altre figure che evidenziano come per pensare la performance del futuro sarà sempre più necessario puntare sulla multidisciplinarietà. Parlando della situazione italiana, questo risultato sarà raggiungibile tramite il combinato disposto di due aspetti: da un lato, il sempre maggior inserimento delle nuove tecnologie nei piani di studi dei Conservatori, dall’altro l’opportunità che sarà disponibile a breve di poter frequentare due corsi accademici (e universitari) contemporaneamente. Grazie a questo sarà sempre più facile vedere compositori, strumentisti e performer di varia natura acquisire competenze fondamentali per la creazione di vere performance sul “palcoscenico del futuro”.

La commistione tra Conservatori e Accademie di Belle Arti, poi, sarà un punto fondamentale di questa sorta di ritorno all’opera d’arte totale in chiave post-moderna, in quanto molte delle figure delineate nell’ideale pantheon di professionisti del futuro devono avere una formazione nel design, nella scenografia e in generale nell’ambito visivo.

Quello che è importante tenere a mente è che questo futuro delle performance non è molto di là da venire, e che anzi non è peregrino pensare che alcune istituzioni possano e debbano cominciare a pensare una nuova offerta formativa già dal prossimo anno accademico.

Il futuro è adesso, insomma.

Carlo Mazzini


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