Ultimo aggiornamento24 maggio 2024, alle 02:13

Dieci anni in volo con il Colibrì Ensemble

di Filippo Simonelli - 29 Dicembre 2023

L’orchestra senza direttore è un po’ un’utopia realizzata, un sogno che non a caso dopo essere stato all’origine della musica d’insieme come la conosciamo oggi aveva avuto nuova linfa nella neonata Unione Sovietica, pur con esperimenti di breve durata.

Il Colibrì Ensemble nasce da questo stesso stimolo universale, quello di voler fare una musica d’insieme ma su una scala del tutto diversa rispetto alla musica da camera tradizionale. Al tempo stesso però ne unisce uno di carattere più particolare, personale e locale: quello di dare un’orchestra stabile a Pescara, città che pur avendo un centro di formazione musicale importante nel suo conservatorio non ha mai istituzionalizzato una propria orchestra.

La scintilla d’ispirazione che ha portato alla genesi di questo progetto è nata dal frutto di queste idee amalgamate da una circostanza fortuita: l’incontro tra Andrea Gallo, oboista e fondatore del Colibrì, con la dottoressa Gina Barlafante, medico e osteopata che è diventata nel tempo la principale mecenate per il Colibrì. La scuola di formazione per Osteopati AIOT, di cui Gina Barlafante è presidente, è infatti ancora oggi il primo sponsor che sostiene le attività dell’ensemble. Il Colibrì è cresciuto però in questi dieci anni e nonostante mantenga la leggerezza ispiratrice, ha alle spalle una struttura solida e un’idea ed un’identità ben riconoscibili.

L’identità viene vissuta sia da dentro che da fuori dell’ensemble: Lello Narcisi, primo flauto ed in forza al Colibrì dal 2017, parla di una vita “da colibrì” vera e propria, che si snoda lungo numerosi appuntamenti più o meno formali. Quello più istituzionalizzato e rituale però potrebbe apparire un po’ strano:

“[…] noi mangiamo insieme. Sembrerà una cosa piccola o banale ma non lo è affatto”, spiega il flautista “[…] di frequente, in ambienti orchestrali, si aspetta l’orario esatto della fine delle prove così come a scuola si aspettava il suono della campanella, per sparire un attimo dopo e rivedersi all’indomani. Noi non abbiamo campanelle e se ci fossero non le sentiremmo perché se ci serve provare di più per poter suonare meglio, noi proviamo di più. E dopo, ce ne andiamo a mangiare insieme perché mangiando insieme si crea davvero il gruppo. È così per tutte le famiglie, no?”

La famiglia del Colibrì è così cresciuta da questi rituali arrivando ad affrontare repertori sempre più complessi e stratificati, di quelli che si “montano” a fatica anche sotto la guida di un direttore navigato. Il primissimo concerto è stato sotto l’auspicio della musica contemporanea – scelta di campo piuttosto forte – con una prima esecuzione di Stefano Taglietti, per poi aggiungere brani prima cameristici e poi per orchestra sempre più grande fino a toccare le vette di complessità orchestrale di Sheherazade o del Secondo concerto per pianoforte e orchestra di Rachmaninov, in programma nei giorni in cui si raccolgono queste testimonianze.

“Ed è così che abbiamo sempre lavorato, mossi da un’ambizione forte sicuramente, ma anche in un certo senso dal coraggio un po’ visionario che anima Andrea.” A parlare è Jacopo Di Tonno, altro membro storico del Colibrì e camerista di spicco in forza col suo violoncello nel Quartetto Klimt e nel trio di Torino. Di Tonno è un Colibrì della prima ora, che ha visto la sua crescita quasi giorno per giorno. “Ed è così che ho visto non solo un gruppo che cresceva – abbiamo avuto anche noi le nostre difficoltà, soprattutto quando concertavamo brani particolarmente complessi in cui le opinioni di tutti hanno un peso, specie in assenza di un direttore. Però crescevamo e la città ce lo ha riconosciuto.

In questo aiuta anche il coinvolgimento che viene garantito a musicisti come l’enfant du pays Leonardo Pierdomenico, virtuoso del pianoforte nativo di Pescara e altra presenza costante dei programmi più apparentemente incredibili per un piccolo Colibrì:

“La prima volta che ho lavorato con il Colibrì il direttore artistico, Andrea Gallo, mi aveva proposto il secondo concerto di Brahms. Un concerto monumentale, come sai. Sulle prime ero scettico, ma appena arrivato alle prove funzionava già tutto: i Maestri dell’orchestra erano tutti ben preparati e con una soglia di ricettività altissima, avendo maggiori responsabilità senza le mani del direttore d’orchestra. Quello che viene fuori nella concertazione è un respiro diverso, per certi versi più ricco e vario, ma soprattutto senza filtri. Il colibrì da questo punto di vista è un grande esempio di democrazia e di professionalità: non si perdono praticamente mai!”

Ed infatti oggi la città vive la sua vita musicale anche e soprattutto grazie alla presenza del Colibrì. Racconta Andrea Gallo che, nei primi tempi, la visione che il pubblico pescarese aveva del Colibrì era una curiosità quasi esotica, come se fossero davvero un oggetto estraneo ma in qualche misura da tutelare: “La gente veniva a iscriversi, ad acquistare i biglietti per la nostra serata e poi ad abbonarsi alle nostre stagioni con una curiosità bonaria. C’era chi non conoscendo la musica era solo desideroso di vedere una cosa nuova, e chi invece, magari avendo un po’ di esperienza anche solo da ascoltatore, era sbigottito all’idea che si potesse proporre musica così complessa senza un direttore.” Eppure, funziona, e basta scorrere i programmi che si sono susseguiti nelle stagioni dell’ensemble per vedere che la scommessa è oramai ampiamente vinta.

“L’evoluzione dell’orchestra è in pieno divenire, lo sentiamo ad ogni concerto e lo sente il pubblico. Uso la parola “sentire” non a caso, perché il pubblico non solo ascolta ma sente: sente la voglia di essere lì, sente l’impegno e sente l’amore per ciò che facciamo e proprio per questo partecipa in modo sempre crescente. L’energia che si sprigiona su quel palco appartiene a tutti, anche a chi è in platea.

E questo sentire fa si che il Colibrì non si sia solo creato un pubblico, ma anche una base stabile di solisti con cui collabora regolarmente: Alexander Lonquich è forse il nome che salta più di tutti all’occhio scorrendo l’elenco, ma poi seguono Francesca DegoAnna Tifu e Andrea Oliva giusto per fare qualche altro nome. Ma anche ascoltando le voci dei musicisti che compongono l’ensemble, non solo quelli che si sono fatti intervistare, sembra che ci sia comunque un rapporto di fiducia reciproco tra chi anima l’ensemble e chi lo vive, a cominciare dal rapporto di lavoro. “Fin da subito ci siamo impegnati” spiega, con un certo orgoglio, Andrea Gallo “a garantire le risorse affinché i musicisti venissero pagati sempre e in tempi celeri. Anche questo è qualcosa che non si può mai dare per scontato e al tempo stesso però garantisce un livello di professionalità che poi ci ripaga.”

Quello che viene fuori nella concertazione è un respiro diverso, per certi versi più ricco e vario, ma soprattutto senza filtri. Il colibrì da questo punto di vista è un grande esempio di democrazia e di professionalità: non si perdono praticamente mai!

Leonardo Pierdomenico

Una parafrasi di questo concetto, durante la sua intervista, la fa lo stesso Narcisi che spiega come “Chi ha avviato questo progetto non si è preoccupato delle difficoltà ma si è occupato di superarle, ha realizzato un sogno che ora si dimostra non solo il suo ma di ognuno di noi.”

Il Colibrì ha dieci anni, oggi, ma le prospettive sono comunque anche quelle del futuro. C’è l’Accademia del Colibrì, il lavoro con le scuole e gli impegni per la comunità, oltre che la volontà di donare a una città e a una comunità intera la possibilità di ascoltare musica e un repertorio che altrimenti le sarebbe impossibile vivere, in un esperimento modello a tutti i livelli, dalla goliardia della tavola fino al podio, anche se quest’ultimo rimane vuoto per scelta.

I crediti per la foto di copertina sono di © Studio Degas

tutti gli articoli di Filippo Simonelli