Viaggio intorno a Schubert in 5 giorni, l’impresa di Promu

La rassegna del progetto Musitaly dedicata interamente alla figura e alle musiche del "poeta del pianoforte" Franz Schubert.

Anche quest’anno, dal 13 al 17 settembre, in orario serale a partire dalle 20.00, il cinquecentesco Giardino Centrale di Villa Giulia riecheggerà di suoni tratti dalle pagine più belle del repertorio e dalla tradizione classica, in cinque intensi giorni di musica da camera ed incontri divulgativi i attorno alla figura enigmatica del genio romantico Franz Schubert, che possano coinvolgere in un dialogo ideale un pubblico trasversale e sempre più ampio

La stagione è promossa da Promu e il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, e si inserisce nell’ambito del progetto Musitaly. Come gli appassionati ormai sanno, è un progetto che nasce dall’idea di unire le arti, portando la musica nelle più importanti sedi museali con creatività e spirito divulgativo, creando intrecci di senso e bellezza.

La splendida residenza, capolavoro dell’architettura rinascimentale romana di impronta vasariana, quest’anno sarà ulteriormente esaltata da uno specifico studio acustico e di luci, al fine di sottolineare la vocazione di perfetto scrigno musicale di questa residenza papale, che ospita dal 1889 il Museo più importante al mondo sulla civiltà etrusca e preromana.

Mentre l’edizione 2021 è stata pensata più tradizionalmente come un excursus tra repertorio classico e contemporaneo, per l’edizione 2022 Promu presenta un altro esperimento, questa volta dal taglio originale e tematico monografico, incentrato interamente sulla figura del compositore austriaco Franz Schubert, figura sicuramente enigmatica, fortemente contemporanea nei suoi tratti biografici ed molto coinvolgente. Artista simbolo del romanticismo, grazie alla sua modernità e sensibilità umbratile, problematica, spesso inafferrabile, rimane incredibilmente attuale e molto vicino alle inquietudini del nostro tempo. Il suo stile è pieno e completo, con una grande ricchezza melodica dai tratti struggenti, con degli accenti crepuscolari, soprattutto evidenti nei suoi Quartetti.

Listz lo definì «il più grande poeta in musica che sia mai esisto». Ed infatti, Franz Schubert, ha toccato e fatto toccare agli ascoltatori le vette di ineguagliabile felicità inventiva. Giudizio questo, condiviso anche da uno spirito tagliente come quello di Nietzsche, che spese parole di ammirazione, pronunciando:

«Schubert ebbe, rispetto agli altri maestri, la maggiore ricchezza ereditaria musicale. Egli la elargì a piene mani con cuore buono; ed i musicisti ancora per qualche secolo avranno da nutrirsi dei suoi pensieri e delle sue idee. Nelle sue opere abbiamo un tesoro di trovate non messe a frutto; altri saranno grandi per il modo come sfruttano la loro grandezza».

Per avvicinare il pubblico, anche quello meno esperto, nuovo e curioso, ogni evento sarà aperto dalle “Schubertiadi”, dialoghi con personalità del mondo della cultura condotti dal compositore e divulgatore Francesco Antonioni, per poi avere il suo apice nel concerto, sempre affidato ad eccellenti interpreti schubertiani.

Il festival sarà così organizzato: il Trio di Parma aprirà le danze il 13 settembre con un Notturno, l’op. 148, e l’esecuzione del Trio n.2 op. 100. Il 14 Settembre, saranno ospiti della rassegna il Quartetto Mirus, con il capolavoro “La Morte e la Fanciulla”, noto ad un pubblico più ampio grazie all’omonima opera teatrale su di esso incentrata da Ariel Dorfman e da cui fu tratto il celebre film del ’94 di Roman Polanski. Questo, dei quindici Quartetti per archi, è l’unico che ha visto la sua pubblicazione quando Schubert era ancora vivente. Inoltre, questo quartetto, tra i tanti, è probabilmente quello che ha goduto di grande popolarità, soprattutto per il suo secondo movimento, l’elegiaco Andante con variazioni sul tema liederistico già utilizzato precedentemente, nel febbraio 1817, nel Lied “Der Tod und das Mädchen – appunto, la Morte e la fanciulla – che successivamente ha regalato il titolo all’intera composizione, scritto su testo del poeta tedesco Matthias Claudius.

Il 15 settembre sarà la volta di una divagazione tra Mahler e Schubert, attraverso il Quartetto in la minore del compositore tardo romantico, seguito da La Trota del nostro Schubert, eseguito da cinque artisti di primissimo piano, quali Francesco Senese, Simone Briatore, Gabriele Geminiani, Alberto Bocini e Andrè Gallo. Mahler e Schubert sono spesso stati messi di fronte nella storia della musica, ricordando anche la famosa trascrizione per orchestra d’archi di Gustav Mahler proprio del Quartetto in re minore “La morte e la fanciulla”, sottolineando ancor più il suo carattere drammatico.

Nella serata del 16 Settembre, i Solisti di Pavia con il celebre violoncellista Enrico Dindo offriranno al pubblico l’esecuzione del “Quintetto per due violoncelli” e infine nella serata finale del 17 settembre l’ensemble Il Pomo d’Oro, formazione specializzata nella pratica esecutiva storicamente informata, allieterà il pubblico con il famoso “Ottetto”.

Enrico Loprevite, uno degli organizzatori di Promu, ci racconta:

“siamo felici di tornare anche quest’anno nello splendido Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, ente che ha supportato e visto nascere Musitaly, progetto che intende contribuire al rilancio dello spettacolo dal vivo di qualità valorizzando i luoghi della cultura del nostro Paese. La rassegna che abbiamo ideato quest’anno è interamente dedicata a Schubert in una chiave interpretativa di riscoperta della sua attualità e della sua potenza reattiva, fonte d’ispirazione e spunto di riflessione necessario per affrontare gli anni incerti che stiamo vivendo. Abbiamo coinvolto i migliori musicisti del panorama classico nazionale e internazionale per offrire una rassegna musicale prestigiosa e accessibile ad un pubblico non di soli appassionati, nella speranza che la musica classica torni ad essere parte fondamentale del nostro tessuto culturale”.

Articoli correlati

Il Gruppo dei Cinque Armeni

Un gruppo di cinque compositori armeni, nati tra il 1920 e 1921, divenne così significativo nel panorama della musica sovietica tanto da definire il loro sodalizio con il nome di “Gruppo armeno dei Cinque”, tra loro Arnò Babadžanjàn. Proprio in questi giorni è in uscita l’album di debutto di Ares Trio che sceglie di esordire con il trio di fa# minore del compositore armeno.