I Kindertotenlieder di Mahler: Oft denk‘ ich, sie sind nur ausgegangen

Nel quarto dei Kindertotenlieder di Mahler ("Spesso penso che siano solo usciti...") al dramma del dolore si sostituisce una visione della morte come un cammino verso una meta infinita, eterna, luminosa.

Dopo tre anni di interruzione e dopo i sofferti percorsi della Quinta e Sesta sinfonia, nell’estate 1904 Mahler riprende la composizione dei Kindertotenlieder con due canti aperti alla speranza per tentare nuove risposte al mistero della morte. Le flebili voci dei toten Kinder ritornano in veste profetica indicando la via verso una Ruhe infinita ed eterna, distesa su lontane, soleggiate colline; conquista di nuova luce dopo il baratro della Sesta Sinfonia, della quale il nostro Lied mantiene l’opaca tonalità del Mi bemolle maggiore

Nel flusso di coscienza della scrittura musicale dai toni chiaroscurali, non più il dramma del dolore ma una meta… e il giorno è bello, su quelle colline! Sarà, quella meta, un’immensità carica di promesse? La stessa che Thomas Mann farà indicare a Gustav Aschenbach da Tadzio, l’efebico psicagogo di Morte a Venezia? Un luogo dell’anima più volte ripreso da Mahler fino al manoscritto della Nona Sinfonia, dove rileggiamo: der Tag ist schön auf jenen Höhn! 

Sempre tesa alla ricerca di realtà trascendenti, dunque, la musica di Mahler ritorna ancora una volta ad esprimere l’aldilà. La tristezza infinita di Wenn dein Mütterlein cede ora alla luce della speranza. 

I bambini sono morti ma sembra che siano solo usciti e passeggiano su colline lontane, nello splendore del sole, dove li raggiungeremo anche noi. 

Doppio il piano poetico definito dai versi: la realtà interna di un Haus, dal quale il poeta racconta, e la visione esterna, che si distende fino alle colline dei Kinder. Nella lenta divaricazione, il climax della lirica in un nuovo gioco di luci: nell’ombra la realtà della vita, nella luce il mistero della morte. 

Con gli effetti di una sapiente strumentazione, e nel flusso di continui passaggi tonali maggiore-minore, Mahler dà voce al colore dei suoni, ai moti dell’animo, senza dramma di dolore.

Dopo la brevissima introduzione orchestrale, nella quale spicca il motivo per seste parallele dei due corni in Fa

 

 

in Mi bemolle minore parte il canto, accompagnato da fagotti e viole: 

 

Oft denk’ ich, sie sind nur ausgegangen!

Bald werden sie wieder nach Hause gelangen!

Der Tag ist schön! O, sei nicht bang!

Sie machen nur einen weiten Gang.

[Spesso penso che essi siano solo usciti! Presto faranno ritorno a casa! La giornata è bella! Non temere! Fanno solo una lunga passeggiata.]

 

La scrittura armonica, scurita nel passaggio tra note bemollizzate, va lentamente schiarendosi sul terzo verso [Der Tag ist schön] per poi aprire la “visione” sul Mi bemolle maggiore del verso finale, enfatizzato da corni e violini, che chiudono la frase:

 

La melodia del canto della seconda strofa 

Ja wohl, sie sind nur ausgegangen

und werden jetzt nach Hause gelangen!

O, sei nicht bang, der Tag ist schön!

Sie machen nur den Gang zu jenen Höhn!

[Ma sì, essi sono solo usciti e presto ritorneranno a casa! Non temere, la giornata è bella! Fanno solo una passeggiata su quelle colline!]

 

allargata da una battuta finale, sarà ripresa da Mahler nell’Adagio finale della Nona Sinfonia (battute 110 – 111):

 

 

Di natura diversa, invece, è l’orchestrazione, che affida i primi piani alle voci penetranti dei legni (clarinetti, oboi, flauti). 

Due battute del violino solo sull’eco dei corni cedono la parola ai clarinetti per un inciso melodico a tratti “staccati”, che getta sull’insieme nuovi tocchi di colore, introducendo la terza, ultima strofa:

 

Sie sind uns nur vorausgegangen

und werden nicht wieder nach Haus verlangen!

Wir holen sie ein auf jenen Höhn 

im Sonnenschein!

Der Tag ist schön auf jenen Höhn!

[Ci hanno solo preceduto e non ritorneranno più a casa! Noi li raggiungeremo su quelle colline nello splendore del sole! Il giorno è bello su quelle colline!]

 

Su nuova eco di corni uno squisito passaggio enarmonico, affidato ad arpa e violoncelli, illumina il verso Wir holen sie ein auf jenen Höhn al quale, su raffinato ricamo di flauti e clarinetti, voci di violini e viole aggiungono luce e colore per im Sonnenschein!

In progressione ascendente, il punto di tensione è raggiunto tra le lontane colline di Der Tag ist schön auf jenen Höhn!, enfatizzate dal crescendo degli archi. Sul pedale di dominante dei violini, corni, arpa, fagotti ed archi, morendo in pianissimo, chiudono il Lied in tonalità maggiore, lasciando ancora viva nell’ascoltatore la percezione della luce:

In ombra, dunque, la realtà del poeta; nello splendore del sole il regno della Morte. I toten Kinder, quei bimbi perduti troppo presto, che hanno guardato il mondo con occhi di stelle, che sono comparsi in spettri di ricordi, ora guidano noi nella luce del passaggio alla meta ultima.  

Mahler ritornerà su quelle alture, sulla magia lirica di quelle visioni in rarefatta scrittura musicale, nel Canto di addio di Das Lied von der Erde, collegato in unico arco ai Kindertotenlieder per il profondo senso di mistero che la musica ispira, teso a placare le forze della vita. 

Con rinnovata intensità il musicista guarderà ancora una volta nel silenzio dell’eternità, tra gli orizzonti invisibili della Morte. Ma la catarsi di quegli orizzonti azzurri, illuminati di eterno, sarà già anticipata nel delicatissimo finale strumentale dell’ultimo Kindertotenlied

Adele Boghetich

Adele Boghetich è autrice di Oltre le colline. Gustav Mahler, Kindertotenlieder e, con Nicola Guerini, di Mahler. Dialoghi tra musica e poesia (Zecchini).


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