Phoinikes quartet, le "guide emozionali" della contemporanea

La nostra intervista al quartetto di sassofoni Phoinikes, tra i vincitori del Concorso di Interpretazione di Musica Contemporanea del Reate Festival

Proprio in questi giorni si sta svolgendo la tredicesima edizione del Reate Festival e, al suo interno, la seconda edizione del Concorso Internazionale di Interpretazione di Musica Contemporanea, che presenta come giurati Monica Bacelli per il Canto, Giovanni Sollima per gli Archi, Alessandro Carbonare per i Fiati e Andrea Lucchesini per il Pianoforte. Abbiamo avuto il piacere di intervistare tutti i vincitori di questo concorso che ha a cuore due aspetti fondamentali per il futuro della musica: i giovani strumentisti e la diffusione della musica contemporanea.
Oggi abbiamo il piacere di pubblicare la chiacchierata fatta con i Phoinikes Quartet, un quartetto di sax formato da Matteo Di Giuliani (sax soprano), Luigina Battisti (sax contralto), Danilo Coltella (sax tenore) e Luca D’Angeli (sax baritono). La loro storia nasce pochi anni fa, nel 2019, quando decidono di unire i propri strumenti e di diffondere la musica contemporanea e il repertorio per sax a più persone possibili. Ecco a voi dunque le parole dei vincitori del Premio Speciale Città di Rieti!

Cosa vi ha fatto scoprire ed amare la musica contemporanea? Quando è scattata la scintilla?

Musica contemporanea e sassofono sono legati da un vincolo quasi forzato, poiché il sassofono è uno strumento recente ed in quanto tale ha un repertorio piuttosto moderno. La voglia di sperimentare cose sempre nuove ha fatto il resto. La scintilla vera e propria è scattata soprattutto grazie all’amicizia con la compositrice Mariachiara Di Cosimo che ci ha dedicato un suo pezzo: Phoinikes, da cui abbiamo tratto il nome del gruppo.

La musica contemporanea ha ancora molte difficoltà nel trovare spazio nei cartelloni delle istituzioni musicali. Perché avete deciso di affrontare questa sfida? Cos’è per voi la musica contemporanea?

Fin dal momento in cui abbiamo deciso di formare il nostro quartetto la nostra idea è stata quella di suonare più generi possibili. Abbiamo sempre visto in ogni pagina musicale la possibilità di comunicare ad una fetta più ampia possibile di pubblico. Nei nostri concerti si può trovare di tutto: sia brani di repertorio che trascrizioni, passando per le colonne sonore, fino ad approdare poi alla musica contemporanea. Abbiamo sempre pensato che il pubblico vada accompagnato per mano, passo passo, verso un’erudizione musicale che forse in Italia è ultimamente un po’ carente. Progettando concerti che spaziano tra vari generi, dal più amato a quello considerato più “di nicchia” come la musica contemporanea, cerchiamo di promuovere l’ascolto attivo. Solo proponendo più spesso possibile la musica contemporanea in concerto si avrà un pubblico capace di apprezzarla e comprenderne la ricchezza sonora.

Cosa cambia nella lettura e nell’interpretazione tra un brano di repertorio e un brano contemporaneo?

A livello di lettura musicale poco o niente. Spesso si tende a pensare che la musica contemporanea sia più complessa, ma in realtà anche i pezzi considerati di repertorio per il sassofono lo sono a livello tecnico. Sicuramente diverso è il discorso per il lato interpretativo. Il repertorio classico risulta certamente più intuitivo, sia per il pubblico che per gli strumentisti. La sfida di chi affronta un brano contemporaneo è proprio questa: entrare così tanto nel pezzo in modo da capirne perfettamente ogni sfumatura e riuscire a renderla al pubblico trasmettendo emozioni. Lo strumentista non è più dunque solo interprete, ma diventa una sorta di “guida” emozionale tra le insolite architetture sonore presenti in questa “nuova” musica.

Come costruite un brano contemporaneo all’interno del quartetto, quali sono le fasi di costruzione e di interpretazione del brano?

Le fasi di costruzione di un brano di musica contemporanea sono identiche a quelle di qualsiasi altro pezzo. Hanno solo bisogno di più pazienza, di maggiore confronto tra di noi, e, se vogliamo, di maggiore sapienza. Proprio al fine di essere in grado di trasmettere agli altri l’amore per questo genere è necessario saperlo “spiegare” al pubblico durante l’esecuzione. Gli strumenti parlano per noi. Ma prima bisogna entrare perfettamente dentro al nuovo brano, sviscerarlo, comprenderlo in ogni sua piega, imparare ad amarlo noi in primis. Altrimenti il pubblico non lo capirà e non lo apprezzerà.

Quanto è importante secondo voi la collaborazione tra compositori e musicisti per dare vita a nuovi brani o a nuove espressioni nella musica contemporanea?

La collaborazione con i compositori è fondamentale, sia per rendere al meglio un brano, sia per idearne di nuovi cuciti addosso al gruppo. È una sorta di sinergia verso il nuovo, di fusione di intenti proiettata alla sperimentazione, al linguaggio del futuro. Il nostro quartetto è in continuo movimento. Abbiamo cercato fortemente le collaborazioni con i celebri compositori Luciano Bellini e Carlo Crivelli. Ma strizziamo volentieri l’occhio anche ai giovani compositori come la già citata Mariachiara Di Cosimo, e il reatino Emanuele Stracchi, che ha composto per noi Sax Machina e Love fo(u)r sax. Abbiamo inoltre in serbo novità imminenti, sempre frutto della collaborazione con questi due giovani e talentuosi compositori, con nuovi brani a fine stesura, e l’ambizioso progetto di incidere presto tutti i brani a noi dedicati.

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