Festival Piana del Cavaliere, la cultura come ripartenza della società

Cronache da Orvieto dove è da poco partita la quinta edizione del Festival della Piana del Cavaliere.

Si è da poco aperta ad Orvieto la V edizione del Festival della Piana del Cavaliere. Una rassegna che ogni anno, come ha tenuto a sottolineare il presidente Stefano Calamani, è cresciuta sempre di più e ha aggiunto piccole tessere a un mosaico che negli anni è diventato non solo opera d’arte ma che diventerà struttura culturale su cui basare il vivere civile e lo sviluppo della società. L’arte e la cultura infatti non possono essere ai margini della società come è accaduto nell’ultimo anno e mezzo, in cui la pandemia ha solo portato alla luce il ruolo della cultura all’interno della società odierna, purtroppo derubricata a mero intrattenimento. Il Festival della Piana del Cavaliere invece è una rassegna che, come altre, mette al centro il ruolo dell’arte sotto qualsiasi forma.

A rompere il ghiaccio con il pubblico del Teatro Mancinelli di Orvieto venerdì 4 settembre è stato il Quartetto di Cremona, che ha aperto il concerto con I Cieli d’Italia di Nimrod Borenstein, opera commissionata per il ventennale di carriera dell’ensemble. Una musica piena di tensione e lirismo ma allo stesso tempo dolce e a tratti ironica che si conclude con un piano sequenza finale etereo, che sembra svanire tra le nuvole del cielo. A seguire è il Quartetto per archi n.1 in mi minore op.112 di Camille Saint-Saëns; l’ensemble restituisce ottimamente il suo stile graffiante e deciso. Il grande lavoro di guida sotterranea del violoncello è ben sostenuto da Giovanni Scaglione così come risulta esaltante la delicatezza dei violini di Cristiano Gualco e Paolo Andreoli. La sospensione quasi spirituale del III movimento è turbata dalla ottima viola – Simone Gramaglia – e dal violoncello che con poche note intorbidano per alcuni momenti le acque della composizione. A incantare però è stato il Quartetto in mi minore di Giuseppe Verdi. Il sapere contrappuntistico e strumentale del maestro di Busseto si dimostra immenso anche in queste pagine, composte durante le “ore d’ozio” a Napoli, in attesa dell’allestimento di due opere al San Carlo. Un divertissement, che risulta però denso, dolce nel secondo movimento, diabolico e virtuosistico come una pagina di Liszt nel terzo e infine strepitoso ed esaltante nel finale; il tutto ottimamente eseguito e interpretato dal Quartetto di Cremona.

Quartetto di Cremona al Festival della Piana del Cavaliere

Il Festival della Piana del Cavaliere però è un luogo in cui incontrare l’arte, sotto qualsiasi forma, nel pomeriggio di sabato 5 il ridotto del Teatro Mancinelli si è riempito delle note dell’Ensemble ethno-jazz Sudestada. I suoni del meridione d’Italia e dei Balcani si sono amalgamati per dar vita a un sound tipicamente mediterraneo, arricchito dalle suggestioni sudamericane della cantante italo-argentina Sarita Schena.

La sala grande del Teatro Mancinelli ha poi ospitato in serata il Concerto lirico dei solisti dell’Accademia Del Teatro Carlo Felice di Genova, nata durante la pandemia, frutto del lavoro del tenore Francesco Meli, del soprano Serena Gamberone e del sovrintendente del teatro genovese Claudio Orazi. Questo concerto – che vedeva al pianoforte Davide Cavalli – ha dimostrato tutte le qualità dei giovani artisti: la potenza e la delicatezza di Francesco Auriemma (baritono), l’espressività vocale e istrionica di Nicola Zambon (baritono), la sorprendente vocalità di Nico Franchini (tenore) e la destrezza, la precisione vocale unita alle capacità attoriali Claudia Muschio (soprano), nelle arie di Bellini, Mozart, Donizetti Tosti e Rossini.

Spazio alla storia del territorio nella mattinata di domenica con una Passeggiata e Concerto, la prima guidata del CAI e il secondo a cura di Opificio Sonoro. L’evento musicale svoltosi nella chiesa di Santo Stefano con un’esibizione di Samuele Telari (accordeon), ha portato in scena le Variazioni Goldberg, interpolate da interventi di musica elettronica del compositore Andrea Agostini. Un incontro tra barocco e contemporaneo, unito dalla matematica dei sentimenti.

Anche la letteratura e la società al centro del programma della rassegna. Il drammaturgo Fabrizio Catalano infatti ha animato un incontro su Leonardo Sciascia e la bellezza politicamente scorretta, nel centenario dalla nascita dello scrittore siciliano. Nell’incontro si è riflettuto sulla figura di Sciascia e di quanto, ad oggi, manchi un’intellettuale che proponga una visione autonoma, che possa far riflettere e diventare spunto di riflessione per chiunque.

La serata di domenica infine ha visto protagonista la consegna da parte del Sindaco di Orvieto Roberta Tardani, del Premio AISICO per l’Arte e la Cultura a Francesco Meli e Serena Gamberoni, per la creazione dell’Accademia del Teatro Carlo Felice di Genova, che ha permesso a giovani cantanti di continuare a calcare le tavole del palcoscenico anche durante la pandemia. Il riconoscimento, un’opera, Vaso-Libro, di Riccardo Monachesi, è consegnato ogni anno alle personalità che si sono distinte nel panorama italiano per meriti artistici e culturali e che hanno lasciato un’impronta nella società. I due cantanti si sono poi esibiti in un Galà Lirico che ha messo in risalto la dolcezza e la forza ben calibrata della Gamberoni e la potenza inaudita della voce di Francesco Meli. Il galà si è concluso con lo splendido duetto finale “Già nella notte densa”, (Otello, Verdi), che ha evidenziato la complicità vocale e le qualità canore della coppia di entrambi i cantanti, usciti tra lo scroscio tuonante degli applausi del pubblico.

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Francesco Meli e Serena Gamberoni – Ph. Stefano Laureana

Il concerto “Coincidenze” è stato l’ultimo evento del fine settimana orvietano e ha portato sul palco tre giovani compositrici con tre brani inediti commissionati dal Festival in coproduzione con l’Accademia Chigiana di Siena, il Festival Impulse di Berlino e il Festival Gaudeamus di Utrecht. Le nuove opere sono state ispirate da due testi di Dante, nel 700° anniversario dalla morte e due di Leonardo Sciascia, al centenario dalla nascita. Sul podio il direttore Hossein Pishkar, con l’Orchestra Filarmonica Vittorio Calamani, fondata nel 2019 proprio nell’ambito del Festival e la voce recitante Giovanni Drago della Scuola Ronconi del Piccolo Teatro di Milano.

L’inizio di 27 di Beste Özçelebi è quasi sommesso, con elementi musicali esposti prima dalle viola e poi dal violino. Il testo del sonetto dantesco Ne li occhi porta la mia donna Amore si inserisce in una sospensione del brano agitandosi nei momenti più sentiti del testo. Un dì si venne a me malinconia di Livia Malossi ha invece un incipit metallico e stridulo; il suono va sempre più ispessendosi e prendendo corpo così come il timbro. L’andamento è ondivago pieno di inquietudine, con movimenti precipitosi, che non escludono però momenti più dolci e melodiosi. Si rende così palese la lotta nell’animo del poeta tra incredulità della morte della sua amata e la dura accettazione del lutto. Su spiri d’oro di Daria Scia, si basa invece su due testi di Sciascia: In memoria e un altro testo tratto da Dalle parti degli infedeli. Due arcate potenti e tremule informano un inizio pieno di tensione; a fare da protagonista tra gli elementi musicali sono le discese veloci dei violini con i violoncelli che rimangono in sottofondo come in un ronzio. All’entrata della voce l’orchestra rimane sospesa, veloci frammenti musicali scivolano tra le mani dei violini, per arrivare ai violoncelli attraverso le viole, cercando e trovando coincidenze interne e laboriose all’interno della composizione. Alla domanda finale del testo di Sciascia l’orchestra sembra quasi rassegnarsi, finendo sospesa.

A chiudere il concerto è la Simple Symphony di Britten, magistralmente condotta dal direttore Pishkar che sul podio accompagna l’orchestra, soprattutto nei passaggi più melodiosi. Il suo gesto è espressivo, dinamico e grazie al lavoro condotto insieme ai musicisti nei giorni precedenti riesce a far emergere tutti i colori e le sfumature necessarie alla perfetta esecuzione di quest’opera. I musicisti rispondono financo al più piccolo movimento del direttore, seguendolo in ogni dinamica, anche nella singola nota, come accaduto nel II movimento. Allo stesso tempo l’orchestra possiede un suono pieno, pastoso, ma da cui riescono ad emergere con facilità i temi della composizione. Un’esecuzione magistrale in cui emergono le caratteristiche del direttore, ma allo stesso tempo anche le capacità dei singoli musicisti, completamente coinvolti dalle opere eseguite.

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Orchestra Sinfonica Calamanani, Hossein Pishkar – Ph. Micol Sacchi

 

In copertina Orchestra Filarmonica Calamani, diretta dal M° Hossei Pishkar al Teatro Mancinelli di Orvieto – Ph. Rossella Mele

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