La Rivista Chigiana riparte da Pizzetti

Sulle tracce del modernismo italiano

Autore: Alessandro Tommasi

13 Dicembre 2020

Nel 2019 il Chigiana Journal, la rivista di studi musicologici dell’Accademia Musicale Chigiana, ha inaugurato la terza serie con un comitato direttivo e scientifico di prim’ordine e sotto la direzione di Susanna Pasticci. Come primo numero della nuova serie dato ai tipi della LIM – Libreria Musicale Italiana, la celebre Accademia ha rivolto la sua attenzione ad una figura intimamente legata alla storia dell’istituzione stessa, Ildebrando Pizzetti.

Il quarantanovesimo volume della rivista si intitola infatti “Ildebrando Pizzetti – Sulle tracce del modernismo italiano” e ha il sapore sia di una retrospettiva che di uno sguardo alla più accesa contemporaneità. La Chigiana, è risaputo, fu tra le istituzioni protagoniste di tutto il fermento culturale nell’Italia del Novecento e la sua stessa genesi si lega ai nomi di grandi compositori, interpreti e intellettuali, fra i quali il buon vecchio Ildebrando da Parma ricopre senza dubbio un ruolo di spicco. Questa attenzione data a Pizzetti, però, è tutto fuorché passatista o autoreferenziale: negli ultimi anni abbiamo visto intensificarsi e moltiplicarsi gli studi sul Novecento italiano, esplorato con sempre maggior distacco e sempre maggior attenzione. La riflessione sulla Generazione dell’Ottanta ha iniziato a mettere in crisi la concezione di uno sparuto gruppetto (sul modello dei Cinque russi o dei Sei francesi), nel mentre lo spinoso tema del Fascismo e delle sue propaggini culturali ha trovato studiosi capaci di affrontarlo lontani da ogni assunzione ideologica. Anche per questo abbiamo visto la musica dei compositori italiani del primo Novecento acquistare un ruolo di maggior rilievo nelle programmazioni italiane e straniere, mentre gli studi sul tema iniziano a sfondare la barriera dei convegni entrando di diritto nella letteratura divulgativa. Ciò che fa questo nuovo volume pizzettiano, dunque, è portare ancora oltre la ricerca in questo ambito, non soltanto approfondendo l’autore ma, come si evince dal titolo, inserendolo con acume nel suo contesto.

Il giovane Ildebrando, ciuffo ribelle e baffo sbarazzino

Dopo gli interventi introduttivi di Nicola Sani, Direttore Artistico della Chigiana, e Susanna Pasticci, infatti, si entrerà subito nel vivo della discussione: Vincenzo Borghetti, autore insieme a Riccardo Pecci del fondamentale “Il bacio della Sfinge” dedicato a D’Annunzio, Pizzetti e Fedra, inquadra subito il compositore parmense nel suo ambiente culturale, ripercorrendone formazione e carriera con una riflessione storica che, coerentemente, osserva anche la ricezione nel secondo dopoguerra. Questa riflessione viene portata avanti da Francesco Fontanelli, giovane studioso giunto a notorietà con i suoi studi sul Novecento di Casella, che concentra la sua analisi sull’intensissimo quindicennio tra 1910 e il ’25, ponendo in dialogo (e non di rado in scontro) Pizzetti e gli altri principali protagonisti del panorama culturale italiano di quelle decadi. Segue una preziosa appendice con testi di Pizzetti e lettere di Malipiero, Casella e Pizzetti stesso.

I tre saggi successivi, riassunti concettualmente nel macrocapitolo “Echi dal mondo classico” saranno del massimo interesse per chi fosse intenzionato ad approfondire il rapporto tra Novecento italiano e riscoperta della classicità greca e latina. Simone Beta concentra la sua analisi sui lavori di ispirazione classica, da Fedra a Clitemnestra ripercorrendo il filo rosso che fin dall’Ouverture per l’Edipo a Colono si dipana in tutta la produzione di Pizzetti. In seguito Marilena Crucitti traccia la storia delle relazioni tra il compositore e il teatro greco di Siracusa per cui compose diverse musiche di scena, partendo da una preziosissima analisi di documenti in gran parte inediti e chiarendo non solo la genesi di queste opere, ma anche la loro ricezione nella sempre più sviluppata retorica fascista. A completare questa trilogia di saggi, Michele Napolitano scende nel dettaglio con un’estesa e affascinante riflessione sulla personale concezione di Pizzetti del classicismo e il suo rapporto con la tragedia greca, indagandone la ragion d’essere e definendone i contorni (o meglio, sfumando quelli fin troppo nitidi e semplicistici che avevano caratterizzato l’opinione comune sull’autore).

Cesare Mancini, Riccardo Pecci e Patrizia Veroli aprono invece lo sguardo verso molteplici orizzonti. Per il macrocapitolo “Interazioni”, Mancini dà ulteriore approfondimento del complesso rapporto tra il Nostro e il Conte Chigi Saracini, anche al di fuori dei confini dell’Accademia senese, mettendo in luce la figura di Adelmo Damerini, mentre Pecci, che ho prima citato per lo studio su Fedra a quattro mani con Borghetti, fa interagire il linguaggio della musica-impasto di Pizzetti con la ricerca teorica dell’epoca e in special modo con La nuova teorica dell’armonia di Alberto Gentili. Partendo da La Pisanelle, Patrizia Veroli porta il lettore a riflettere ed esplorare le sottili reti di interazioni che si crearono tra Pizzetti, D’Annunzio, Fokin, Mejerchol’d, Bakst e la protagonista del progetto, Ida Rubinštejn, per poi portare qualche nuova riflessione sul rapporto tra Pizzetti e la danza.

Frontespizio da Fedra, tragedia di D’Annunzio per la musica di Ildebrando da Parma

Ilaria Bonomi inaugura la grande sezione “Poetiche” con il saggio “I drammi di Ildebrando Pizzetti: la componente verbale” e offrendo una panoramica unica del Pizzetti librettista, mentre Ben Earl firma uno dei saggi più interessanti del volume, riflettendo sul come avvenga la selezione dei brani che rimangono in repertorio, muovendo la sua critica dalla leggendaria tesi di dottorato di John C. G. Waterhouse sul modernismo italiano, mai pubblicata. Da qui il musicologo inglese procede ad approfondire l’approccio stilistico di Pizzetti, con particolare focus sui Tre Sonetti da Petrarca come sintomo di un eclettismo che può mettere in crisi (o almeno in critica) un’idea di personalità artistica che rischia di distorcere la nostra percezione dell’autore. Il successivo saggio, di Simone Caputo, torna ad una contestualizzazione storica con un notevole approfondimento di uno degli indiscussi capolavori di Pizzetti, la Messa da Requiem, osservata nelle sue relazioni con il gregoriano e con il modello verdiano, una tematica che Gian Paolo Minardi approfondisce ancora, forte degli importanti contributi dedicati all’autore nel corso della sua carriera, con un saggio sugli esordi gregoriani del Parmense. L’esplorazione della poetica pizzettiana prosegue con il saggio di Stefan König dedicato alle principali opere pianistiche del compositore, emerse negli anni 40, approfondendo un aspetto a volte trascurato della sua produzione, anche grazie al supporto linguistico di Susanna Pasticci. A Stefano Jacoviello spetta il riprendere l’approfondimento del Requiem per costruirvi una riflessione su “Pizzetti Classico Contemporaneo”, rileggendo il concetto stesso di tradizione e avanguardia con uno sguardo contemporaneo non ignaro di Uto Ughi e Giovanni Allevi.

Chiude la parabola pizzettiana l’esteso saggio di Susanna Pasticci “Il modernismo di Ildebrando Pizzetti”, ben 68 pagine che da sole compongono il capitolo finale “Pizzetti il Progressivo”. In questo importantissimo contributo, Pasticci riassume il messaggio del volume intero, riallacciandosi tanto ai confronti generazionali quanto all’approfondimento di opere scelte, all’osservazione del rapporto con il testo letterario e all’analisi di autografi e abbozzi, dimostrando la ricerca sperimentale e il carattere moderno e modernista che danno infine chiara sostanza a quel “Pizzetti the Progressive” già emerso in altri saggi. Chiude questo primo, nuovo numero della III serie della Rivista di Studi Musicologici un articolo di Mauro Tosti Croce in cui vengono affermate le potenzialità dell’Archivio e della Biblioteca dell’Accademia Chigiana, sostenendo e illustrando un progetto di riorganizzazione passo per passo che porti alla dichiarazione di interesse culturale e permetta una più agile fruizione dei suoi preziosissimi contenuti.

L’inconfondibile look chigiano

Possiamo senza dubbio affermare, dunque, che questa ripresa della Rivista Chigiana sia una più che buona novella nel panorama musicologico e non solo per la qualità e l’alto interesse degli interventi, ma anche per l’ottima cura dell’intero volume e per la novità dell’approccio. Novità che viene confermata dal secondo numero prossimamente in uscita, interamente dedicato al tema del Festival 2019 “Out of Nature – Music between Natural Sound Sources and Acoustic Ecology”. La conferenza 2020 “Re-envisaging Music: Listening in the Visual Age” ci svela il tema del prossimo volume e già si può trovare la Call for Papers per la conferenza 2021 “Music and Power in the Long Nineteenth Century”, protagonista del volume del 2022. Un ulteriore, importantissimo passo verso uno studio che veda sempre più la musica a confronto con le grandi tematiche del presente e del futuro.

Written by Alessandro Tommasi

Instancabile viaggiatore e improvvido organizzatore, studia pianoforte a Bolzano, Padova e Roma con Andrea Bonatta, Adriana Silva e Konstantin Bogino e frequenta i corsi della Fondazione Fitzcarraldo per la progettazione culturale. Dal 2015 scrive per numerose riviste e nel 2020 pubblica il suo primo libro sull'opera pianistica di Alfredo Casella. È Tour Manager della Mahler Jugendorchester, Direttore Artistico del Festival Cristofori, Assistente alla Direzione Artistica per il Concours d'Orléans, Consulente per Etifor sul Turismo Musicale. Dal 2019 è membro dell'Associazione Nazionale Critici Musicali.

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