Estensioni creative intorno a LouLa Sonnets
di Redazione - 4 Marzo 2026
QPArena è il primo spazio online pensato per dare ai professionisti della musica l’opportunità di esprimersi in prima persona: un intervento, sotto forma di lettera aperta, che permetta ad artisti di tutte le generazioni e le sensibilità di esprimersi e rivolgersi in prima persona al loro pubblico, che in questo caso è anche il nostro pubblico. Oggi possiamo contare sulle riflessioni di Ivan Fedele e Claudio Pasceri che si confrontano su temi centrali del fare musica oggi: dalle esperienze di Direzione Artistica al dialogo vivo e complesso tra compositore ed esecutore sull’opera LouLa Sonnets. La Reggia di Venaria ha commissionato i LouLa Sonnets nel 2024, in occasione della seconda edizione del Late Spring Music Festival.
Ivan Fedele è considerato tra i più importanti compositori contemporanei, autore di un catalogo di circa 200 opere tra musica da camera, sinfonica e teatro musicale. Le sue composizioni sono state dirette da maestri come Pierre Boulez e Riccardo Muti ed eseguite da orchestre e ensemble di primo piano internazionali. Già docente all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, è stato direttore artistico del Settore Musica della Biennale di Venezia dal 2012 al 2020 e ha ricevuto prestigiose onorificenze internazionali.
Claudio Pasceri è tra i più apprezzati violoncellisti italiani della sua generazione, con un’intensa carriera concertistica. Ha suonato come solista con orchestre prestigiose, tra cui l’Orchestre de Chambre de Toulouse e la Camerata Royal Concertgebouw Amsterdam. Collabora con musicisti di fama internazionale e tiene Masterclass in importanti istituzioni europee. È direttore artistico di EstOvest Festival ed è stato Artista in residence alla Reggia di Venaria Reale per il triennio 2023-2025.
Ivan Fedele
Accanto alla mia attività creativa e a quella pedagogico-divulgativa, l’impegno nella direzione artistica (nel mio caso 9 edizioni del Festival Musica della Biennale di Venezia) è il terzo livello, fondamentale, nel quale le due dimensioni precedenti si sono completate. Rendere servizio alla musica e ai musicisti è stato il principio basilare col quale ho disegnato i miei festival nei quali ho privilegiato ricerca, sperimentazione, linguaggio e originalità degli autori e dei progetti. Ho anche molto imparato dal contatto talvolta anche stretto con gli artisti (colleghi compositori e interpreti) coi quali ho interagito e in alcuni casi mi è pure capitato di riformulare alcune opinioni che avevo prima dell’esperienza veneziana.

Il dialogo con i musicisti è presente ovviamente anche nel rapporto compositore-esecutore, come nel caso dei LouLa Sonnets. LouLa Sonnets è un progetto che risale a trent’anni fa, quando entrai in contatto con la poesia di Louise Labé. Una poesia che mi affascinò per la sua sensualità e finezza al tempo stesso e in cui sovente ricorrono spunti di natura musicale. Inoltre, fu il personaggio dell’autrice ad intrigarmi; un personaggio avvolto dal mistero, la cui identità è stata messa in dubbio da alcuni studiosi. Poesia, sensualità, mistero: che si vuole di più? C’è un altro elemento che favorisce l’approccio di un autore contemporaneo ad un opera del passato come i Sonetti della Labé ed è la notevole distanza temporale tra le due personalità. Questa distanza consente di valutare l’opera come una ri-scoperta e come tale considerarla, giustamente, libera da immediati vincoli estetici che a distanza di ‘400 anni non hanno ragione di esistere.
L’esperienza della creazione dei LouLa Sonnets lascia tanto. Innanzitutto la soddisfazione di aver finalmente realizzato un progetto che è stato in gestazione per tanti anni e che si è concretizzato in una composizione di cui sono estremamente soddisfatto e a cui sono particolarmente legato. Inoltre è stata l’occasione per approfondire la conoscenza tra me e Claudio Pasceri. Dal nostro progetto ne sono nati altri ma, soprattutto, ne è nata un’amicizia.

Claudio Pasceri
Non ho mai considerato la direzione artistica di un festival come un’attività distinta da quella di interprete musicale.
Per quanto mi riguarda, costituisce un prolungamento del fare musica con altri strumenti e con distinte modalità rispetto a ciò che sono in grado di realizzare con il solo violoncello. È l’estensione di un pensiero creativo che mi vede implicato ma che, quasi senza soluzione di continuità, fluidamente, coinvolge gli artisti che accettano il mio invito a collaborare, a costruire qualcosa congiuntamente.
Naturalmente, questo non significa che non abbia consapevolezza dei ruoli, delle competenze e delle attitudini delle persone con cui entro in contatto. Non vivo, però, le mie esperienze musicali a compartimenti stagni ma, piuttosto, come delle tappe creative estremamente permeabili e stratificate.
Non vivo le mie esperienze musicali a compartimenti stagni ma, piuttosto, come delle tappe creative estremamente permeabili e stratificate.
Considero quest’attività fondamentale per la ricerca musicale e per la mia crescita artistica. Il rapporto tra uno strumento ad arco e la voce umana è sempre stato, e rimane, un elemento di straordinario interesse per un interprete.
Sono molti i lavori che Ivan Fedele ha dedicato, negli anni, al violoncello e numerosi sono i solisti che hanno collaborato con lui, contribuendo all’evoluzione del repertorio per uno tra gli strumenti più duttili e profondamente espressivi che vi siano. È stato particolarmente interessante, dal canto mio, poter contribuire alla creazione dei LouLa Sonnets per violoncello e sei voci femminili, l’ultima opera pensata da Ivan Fedele per il mio strumento. ( Naturalmente, è un privilegio esserne dedicatario. )
Ho sempre ammirato molto la scrittura di Ivan Fedele, straordinariamente limpida e scintillante eppure sempre elegantemente evocativa e stratificata. Immaginavo, perciò, che la commissione dei LouLa Sonnets da parte della Reggia di Venaria, in occasione della seconda edizione del Late Spring Music Festival, potesse rivelarsi particolarmente felice.
L’equilibrio sottile e ricercato che i LouLa Sonnets garantiscono al rapporto tra le voci femminili e lo strumento ad arco è magnifico. Il violoncello è come fluttuasse in uno spazio sonoro apparentemente privo di gravità senza mai rimanere, tuttavia, sprovvisto di riferimenti e legami musicali con le voci. Il brano è permeato di un’espressività strumentale sempre nuova e cangiante, che arriva a fondersi con le voci, che ne emerge e che entra in dialogo, quando non anche in conflitto, con esse.
Difficilmente avrei potuto sperare di collaborare con artiste più sorprendenti e ricche di musicalità di quanto non siano state Catherine Simonpietri e le soliste dell’Ensemble Sequenza 9.3. La loro capacità di essere un organismo collettivo efficientissimo e, al contempo, un gruppo di individualità fuori dal comune ha fatto si che il risultato musicale fosse di grande plasticità e brillantezza. A distanza di due anni dalla “nascita” dei LouLa Sonnets ( proprio sul finire del febbraio 2024 ricevevo la musica per iniziarne lo studio ), continuo a sentire il medesimo trasporto per l’intima intensità del brano. L’intesa artistica ed umana che è nata tra Ivan Fedele e me in questa circostanza costituisce un naturale punto di partenza. Un rapporto di fiducia e di reciproco stimolo ha segnato un chiaro percorso di collaborazione per il futuro, con significative nuove musiche per le prossime stagioni.
Come dicevo, la Reggia di Venaria ha commissionato i LouLa Sonnets nel 2024, in occasione della seconda edizione del Late Spring Music Festival.
L’impegno cui è chiamato il violoncellista nel caso di questo brano è significativo, ma non si tratta mai di una scrittura virtuosistica fine a se stessa. La dimensione espressiva e la stratificazione di numerosi parametri rendono il lavoro di interprete estremamente stimolante ed intenso. Ho avuto bisogno di tempo per raggiungere una coerenza interpretativa ed una fluidità musicale che mi sembrassero soddisfacenti. La qualità della partitura e la possibilità di collaborare con musiciste della levatura dell’Ensemble Sequenza 9.3 e di Catherine Simonpietri mi hanno fornito costanti stimoli ed hanno contribuito ad amplificare le mie capacità di interprete.