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Una nuova stagione: le Stagioni di Daniele Orlando e i Solisti Aquilani

di Marta Jane Feroli - 13 Luglio 2022

Il 24 Luglio 2022, nella meravigliosa cornice del Castello di Santa Severa, Lazio Sound Festival ci propone un concerto apparentemente usuale ma profondamente introspettivo. È il progetto “Una Nuova Stagione”, di Daniele Orlando e i Solisti Aquilani, nato proprio dalla necessità di riflettere e far riflettere sull’attuale condizione dell’uomo e ambiente. Attuale, sì, perché come sappiamo si tratta di una condizione mutata nei secoli. Un viaggio musicale attraverso dei cambiamenti culturali, intellettuali e ambientali, ripercorrendo un periodo storico che va dal Barocco musicale all’antropocene sociale.

Le Stagioni di Vivaldi, come sappiamo, sono un caposaldo della letteratura da concerto da secoli, scritte nel 1725 all’interno dell’opera Il cimento dell’armonia e dell’invenzione, strutturate in quattro concerti solistici per violino, ispirati ognuno ad una stagione dell’anno. Sono uno dei primissimi esempi di musica descrittiva che la storia ci ha regalato, e come i più appassionati sapranno, al loro interno contengono dei sonetti, ricchi di figure retoriche, sulle quali i suoni devono essere rievocati, dal canto degli uccelli, ai suoni del vento, all’abbaiare dei cani. Vivaldi, da eccezionale compositore quale era, in un panorama settecentesco si libera da schematiche forme tardo barocche, per ricreare uno scenario naturale calato in un elemento spaziale.

A differenza di oggi, durante il Barocco, l’attenzione alla natura e alla celebrazione dei paesaggi policromi, era un tema principale a cui l’ispirazione ricorreva assiduamente. Quest’epoca infatti concepisce il rapporto tra uomo e natura in maniera drammaturgicamente dualistica, riportandolo poi nel binomio uomo universo. Pensiamo agli scultorei capolavori di Bernini, alle scoperte di Galilei che portano ad un nuovo atteggiamento di stupore e riverenza nei confronti della natura. Così anche le Quattro Stagioni di Vivaldi sono una sintesi di questa concezione: la natura teatralizzata in un’opera in cui lo spettatore si sente attivamente partecipe, coinvolto in un turbinio di eventi che si susseguono ad un ritmo incalzante, in una descrizione del paesaggio che lascia spazio alla riflessione e all’immaginazione. Nelle pagine di Vivaldi l’environment diventa reale, vivido, con i personaggi che entrano in scena, uno dopo l’altro, proprio come in un’opera teatrale.

Sono pagine senza tempo, che celebrano la natura nella sua magnificenza, una natura che oggi quasi non conosciamo più e difficilmente riconosciamo nelle opere del passato.

L’esecuzione di Orlando e i Solisti si colloca proprio in questa prospettiva, nascendo dalla consapevolezza che la natura descritta un tempo da Vivaldi non è più la stessa: i nostri occhi osservano oggi una disperata distanza tra l’idea di un creato per come ci è stato inizialmente offerto, e l’amara visione per come l’abbiamo oggi ridotto.

Dopo anni di ininterrotte esecuzioni nelle sale da concerto internazionali, studi, analisi, dibattiti sul dilemma tra esecuzione filologica o alternativa, revisioni critiche e nuove prospettive, i Solisti Aquilani e Daniele Orlando, ci offrono un’interpretazione differente, arricchita da un significato ulteriore che travalica la musica pur rispettando la sua dimensione circolare di punto di partenza e punto di arrivo.

È possibile dare un nuovo senso alle Stagioni? Come si può dire qualcosa di ancora non detto dopo secoli di esecuzioni?

I Solisti lo fanno attraverso il contrasto tra immagini evocative e musica, predisponendo il pubblico ad un nuovo ascolto, molto più ricettivo, arrivando ad un transfert interpretativo, offrendoci un’immedesimazione spirituale che trascende gli esecutori in una nobilitazione colta e sensoriale dei contenuti. La loro esecuzione è accompagnata dalla proiezione di un documentario, ideato proprio da Daniele Orlando, che porta alla luce la corrosione del degrado mirando alla ricerca di una nuova speranza per la vita; proiezioni di fotografie che hanno il coraggio di far cadere i veli e mostrarci uno sguardo su un mondo mutato, attraverso le meraviglie e le aberrazioni, evoluzione e involuzione, il male e la cura, il danno e il rimedio.

Come afferma lo stesso Orlando:

 “L’arte ci avvicina alla bellezza e ci aiuta a capire il valore dell’aria pura, dell’acqua pulita, di quello che mangiamo”

Per la prima volta, le pagine vivaldiane sono tradotte in partitura con un lessico più attuale, con la prospettiva di offrire un’ esperienza musicale differente, aggiungendo una dimensione emotiva, e collegando la musica a uno dei dibattiti attuali più discussi, senza più spazio al rifiuto di ascoltare.

Sempre ispirato alla tradizione strumentale, questo nuovo linguaggio è arricchito da effetti sonori atipici, come l’uso spavaldo del suono al ponticello, l’uso percussivo dell’arco estremizzato fino all’inverosimile, diventando un ossimoro musicale delle Stagioni vivaldiane. Anche il vibrato passa attraverso questa nuova traslazione, soprattutto nei movimenti lenti, assistiamo a suoni tenuti in totale stasi, con una tenuta della frase in alcuni momenti sospesa nel tempo. Il contenuto musicale diventa a tratti sperimentale, scelte esecutive schiette, a tratti brutali, sviscerate di ogni orpello, continuamente dinamiche e laboriose, una musica suonata senza allegorie, che ci rimanda attraverso l’interpretazione della nuova natura ad un ologramma nudo e crudo dell’uomo attuale, che nonostante gli illimitati insegnamenti della natura nei secoli, perpetua nell’induzione di ingiurie.

Ma le Stagioni dei Solisti non sono solo questo, nelle loro esecuzioni lasciano spazio anche all’eleganza esecutiva, metafora velata di una nuova speranza, quella di un uomo consapevole dei propri errori e pronto a mettersi in gioco per combattere, continuare a credere e rinascere insieme alla natura. E proprio come nelle Stagioni l’intirizzimento dell’inverno esplode nel risveglio della primavera, le stagioni dell’uomo continueranno a cercare una nuova speranza rompendo il silenzio degli orrori per creare spazio alla bellezza.

L’intento del concerto e del progetto è proprio quello di lanciare un messaggio forte che conduca lo spettatore a un’importante riflessione: l’arte, e in questo caso specifico la musica, può e deve avere il potere di veicolare un messaggio sociale, ponendosi come guida di una crescita di consapevolezza e quindi di un progresso culturale, offrendo al pubblico una chiave interpretativa che va oltre una tradizionale esecuzione.

E così la musica, ancora una volta, svolge un ruolo di anticipazione di mutamenti sociali e diventa una manifestazione artistica che denuncia l’abuso dell’uomo e una speranza di una nuova celebrazione del pianeta.

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