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Vagues Saxophone Quartet, le potenzialità del sax nella contemporanea

di Luca Cianfoni - 30 Ottobre 2021

No, non ci siamo dimenticati di loro, tra tutte le interviste che abbiamo svolto per il Concorso Internazionale di Interpretazione di Musica Contemporanea, che si sta svolgendo nell’ambito della tredicesima edizione del Reate Festival, ecco la conclusiva, quella che chiude il cerchio di questa bellissima competizione artistica. Oggi è il giorno dei Vagues Saxophone Quartet, composti da Andrea Mocci, Francesco Ronzio, Mattia Quirico e Salvatore Castellano, vincitori della sezione fiati. Ha risposto alle nostre domande Francesco Ronzio, ecco a voi l’intervista.

Cosa vi ha fatto scoprire ed amare la musica contemporanea? Quando è scattata la scintilla?

Abbiamo scoperto la musica contemporanea durante gli studi in conservatorio, da lì poi è nato un percorso di ricerca del repertorio e di collaborazioni con i compositori (una delle prime quella con Gabriele Cosmi, per il debutto al Festival Milano Musica). Il vantaggio di questo repertorio è che spesso è ancora inesplorato e quindi c’è più spazio per dare il nostro contributo aggiungendo qualcosa di personale e originale senza per forza doversi confrontare con i grandi interpreti che ci hanno preceduto. Inoltre la possibilità di lavorare a stretto contatto con i compositori è sempre occasione di crescita musicale e personale, ed offre nuovi impulsi e stimoli al nostro progetto.

La musica contemporanea ha ancora molte difficoltà nel trovare spazio nei cartelloni delle istituzioni musicali, perché hai deciso di affrontare questa sfida? Cos’è per te la musica contemporanea?

La musica contemporanea è sicuramente quella dimensione, quell’ambito dove tutto viene rimesso in discussione e spesso più generi musicali si mescolano e si contaminano, qui il saxofono trova la sua dimensione ideale, basti pensare al trio di William Albright che abbiamo eseguito durante il concerto, un brano che spazia dalla musica atonale/sperimentale ma che poi comprende al suo interno tanti stilemi e fraseggi tipici della musica jazz. Per noi è un ambito dove possiamo esprimerci al meglio proponendo al pubblico brani e generi che difficilmente possono sentire altrove, ricercando l’originalità e la qualità in un repertorio del tutto nuovo.
Il discorso dei cartelloni dove non viene inserita musica contemporanea credo sia un problema socio-culturale, come per imparare una lingua è più semplice iniziare fin da piccoli, anche nel caso della musica contemporanea se fossimo abituati ad ascoltare e muoverci dentro questi linguaggi lontani a volte dalla nostra tradizione, probabilmente avremmo più strumenti per riconoscerne ed apprezzarne le qualità.

Cosa cambia nella lettura e nell’interpretazione tra un brano di repertorio e un brano contemporaneo?

Ricollegandomi alla domanda precedente credo che l’aspetto primario e fondamentale per interpretare un brano di musica contemporanea sia comprenderne il linguaggio. Mentre per un brano “classico” o meglio, scritto in ambito tonale, sappiamo già come muoverci perché è un ambiente meglio conosciuto, nella musica contemporanea ogni filone storico o molto spesso ogni compositore, ha la sua grammatica e il suo modo di concepire la musica. È fondamentale comprenderlo e saperlo padroneggiare per poterlo poi trasmettere anche al pubblico.

Quali sono le possibilità sonore per uno strumento come il sassofono all’interno della musica contemporanea?

Il saxofono è uno degli strumenti con più potenziale da offrire in termini di possibilità timbriche e tecniche, insite nella sua natura di uno strumento che è a “metà” tra legni e ottoni e quindi dalle grandi possibilità sonore. Non dimentichiamo anche la grande influenza che ha avuto sulla musica Jazz di cui è lo strumento principe e che lo ha reso uno strumento molto versatile. Ci sono molte tecniche dette “estese”, tante delle quali ancora inesplorate che permettono ai compositori di utilizzare sonorità e tecniche non convenzionali, suoni complessi tecniche ed effetti non riproducibili su altri strumenti, o comunque meno efficaci. Un linguaggio di suoni molto idiomatici e affini alla natura del saxofono, basti pensare ad esempio allo slap, ai colpi di chiave, al suono “soffiato”, ai multifonici, ecc.

Come quartetto avete collaborato con molti compositori contemporanei fino ad oggi, chi tra loro ha lasciato la traccia più forte nel tuo modo di suonare il tuo strumento?

Sicuramente sia come quartetto che singolarmente abbiamo avuto modo di collaborare con tanti compositori italiani ed internazionali, oltre che nell’ambito di corsi, masterclass, per lavorare all’esecuzione di brani in prima esecuzione e a noi dedicati.
Non vorrei citare un compositore in particolare, ce ne sono tanti che mi e ci hanno lasciato un “segno” e non solo musicalmente parlando. Ho già citato Gabriele Cosmi per il brano a noi dedicato ed eseguito per il Festival Milano Musica; Paolo Ugoletti è sicuramente un altro compositore con cui abbiamo collaborato tanto e che ci ha dedicato diversi suoi lavori per varie formazioni (ad esempio Russian Bells per l’insolita formazione di quartetto di sax e organo); Federico Troncatti con il suo In Memoriam Bob Berg per quattro sax soprani che abbiamo eseguito in prima esecuzione a Zagabria in occasione del Congresso Mondiale del Saxofono e infine Mario Folli che è stato mio maestro di armonia ed analisi compositiva che cito per l’affetto e la stima che ci lega, ma anche perché grazie all’esecuzione del suo brano Dialoghi immaginari, abbiamo vinto il 1° premio della categoria Fiati del Concorso organizzato proprio da Fondazione Vespasiano e Reate Festival.

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