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Tessere i fili della musica

di Letizia Michielon - 2 Ottobre 2020

Abbiamo intervistato l’imprenditore Giuseppe Gaspari, promotore dell’orchestra L’Appassionata.

Giuseppe Gaspari è un imprenditore veronese di successo, esempio di un modello manageriale capace di coniugare abilità tecnica, sostenibilità, attenzione alle problematiche sociali e propulsione culturale. Una storia di passione, quella che accompagna la sua vita. Ama costruire, progettare aziende, portarle al loro massimo sviluppo seguendole in tutte le fasi che concorrono alla loro piena espansione, a partire dalla scelta del sito industriale fino all’acquisto dei macchinari necessari alla realizzazione del prodotto compiuto.Azionista di maggioranza della Windtex-Vagotex, azienda sorta nel 1980, attiva nel settore dei tessuti speciali per abbigliamento e calzatura, attualmente ricopre la carica di Vicepresidente della Texbond SpA, impresa tra le prime otto in Europa per la produzione di tessuti speciali dedicati all’igiene, l’agricoltura e l’edilizia. Lo  spirito dinamico è da sempre alla base della sua filosofia così, oltre allo sport, l’orizzonte di azione si è recentemente allargato anche ai settori innovativi nel tessile, alle calzature e al mondo fashion (nel 2018 nasce ad esempio la Alma srl, dedita alla cosmesi di alto livello). Il segreto di tanto successo risiede in un’innata capacità di intrecciare, oltre ai materiali, le idee, le ispirazioni e soprattutto le relazioni umane. Gaspari, facendo propria la concezione lanciata da Brunello Cucinelli, immagina infatti l’impresa come un organismo innestato nel territorio, capace produrre un benessere che trascende il valore puramente economico.
“Nella nostra ditta – racconta Gaspari – la dimensione è quella del rapporto familiare. Ci siamo sempre presi cura dei nostri dipendenti e delle loro famiglie, sostenendoli nei momenti di difficoltà”. Accanto a lui lavorano le figlie Elisabetta e Donatella mentre la terzogenita, Carlotta, collabora con il museo MART di Rovereto. Insieme alla moglie Nadia Testa, attiva nei gruppi di volontariato vincenziano, condivide la sensibilità verso le necessità dei diseredati e dei malati di Alzheimer. Proprio questa vocazione sociale ha portato alla creazione della Gaspari Foundation, da quattro anni impegnata in tre missioni diverse ma tra loro complementari: Culture, Youth e Charity. La Fondazione si propone di favorire lo scambio di idee innovative sostenendo progetti crossover, multidisciplinari, attenti allo sviluppo tecnologico e al coinvolgimento di giovani talenti. “Desideriamo leggere il presente con gli occhi delle giovani generazioni e costruire il pubblico di oggi e di domani sfruttando una comunicazione digitale, interattiva e aperta. Allo stesso tempo crediamo in uno sviluppo sociale concreto per potere contribuire alla costruzione di una comunità allargata e partecipativa”.
Tra i progetti pilota della fondazione vi è quello dell’orchestra da camera L’Appassionata, diretta artisticamente da Tommaso Benciolini e guidata dalla spalla Lorenzo Gugole. Il recente debutto veneziano del gruppo all’interno del Festival Baldassarre Galuppi e della musica offre l’occasione per incontrare Giuseppe Gaspari al Teatro la Fenice. Persona semplice, cordiale, diretta ed entusiasta, l’imprenditore veronese suscita empatia fin dal primo incontro. Colpiscono, oltre alla generosità, la concretezza, la curiosità, l’amore per la bellezza e la più alta qualità, in tutte le sue forme.

Quando nasce la Sua passione per la musica?

Il primo incontro con la musica l’ho avuto da bambino, con la fisarmonica di nonno Cherubino. Allora lo strumento era suonato dagli agricoltori per intrattenere ospiti e familiari. Ma una grande suggestione ha esercitato su di me anche l’ascolto dell’organo, quando facevo il chierichetto e cantavo nel coro di voci bianche. Ho preso poi lezioni dal Maestro Renzo Bonizzato, allievo di Arturo Benedetti Michelangeli. L’impegno lavorativo e l’attività sportiva non mi hanno purtroppo concesso di coltivare in modo professionale la musica. Dovevo seguire anche la campagna. Mio padre esigeva la partecipazione dei figli nella raccolta della frutta. Ma la passione per la musica mi ha accompagnato tutta la vita. Con mia moglie Nadia ho frequentato i migliori teatri del mondo e sono Accademico dell’Accademia Filarmonica di Verona.

Come è nata l’idea di fondare l’orchestra L’Appassionata?

Quando nel 2012 ero Presidente del  Rotary Club di Verona, ho riattivato il Rotaract Club. Alcuni dei ragazzi che lo componevano erano e sono musicisti. Con il flautista Tommaso Benciolini e con Luca Bertaiola, organizzatore d’eventi ed esperto in logistica, ho iniziato a organizzare nel 2015 serate concertistiche in sedi prestigiose. Nel 2018, insieme a mia moglie Nadia, abbiamo deciso di costituire la Gaspari Foundation che ha inaugurato la propria attività nel 2019 con una serie di concerti che si sono svolti al Teatro Filarmonico, al Teatro Ristori, alla Sala Maffeiana, al Duomo di Verona e al Teatro Romano e i cui introiti sono stati devoluti in beneficenza. Nello stesso anno è sorta l’orchestra da camera L’Appassionata, considerata oggi una realtà emergente nel panorama degli ensemble da camera giovanili.

Quale è il vostro obiettivo?

Vorremmo offrire una serie di concerti di rilievo con sede a Verona ma fare poi conoscere il gruppo in Italia e all’estero. Avremo appuntamenti a Cremona, alla Sala Verdi di Milano e al Bibiena di Mantova. Il nostro punto di arrivo è Salisburgo e la creazione di una rete internazionale di collegamenti. L’orchestra sta ora incidendo anche un cd all’interno del quale vi sarà la prima assoluta di un Allegro vivaldiano, parte di un meraviglioso concerto incompiuto per flauto e archi.

Avete puntato sui giovani…

Sì, perché tra le fasce di di popolazione che in questo hanno bisogno di sostegno vi sono i giovani artisti, in particolari i musicisti, la cui carriera si presenta particolarmente ardua.

Il concerto

Le caratteristiche distintive dell’ensemble veronese “L’Appassionata” sono innanzitutto la morbidezza, la profondità e la qualità di definizione del suono, cui si aggiungono la cura per la prassi esecutiva, mai fine a se stessa ma sempre al servizio di una tensione espressiva esuberante e comunicativa. Per il debutto veneziano il direttore artistico Tommaso Benciolini e il maestro concertatore Lorenzo Gugole hanno scelto alcuni capolavori del repertorio barocco. Ad aprire la serata il Concerto per archi C. 538 di Giuseppe Tartini, reso con ampia cantabilità ed equilibrio concertante. I colori si sono accesi con l’ingresso di Maria Solozobova, solista dal violinismo trascinante che ha esaltato la drammaticità del Concerto per violino e archi BWV 1041 di J.S. Bach e opportunamente evidenziato i nessi che legano l’opera al Concerto per violino e archi n. 6 op. 3 di Antonio Vivaldi, scritto nella stessa tonalità, affinità particolarmente evidenti nella vitalità del tessuto compositivo e nella scrittura recitante dei due movimenti lenti. Dopo il Capriccio di Paganini n. 9 concesso come bis, il programma è proseguito con Concerto per flauto e archi RV440 di Vivaldi, ove Benciolini si è posto quale primus inter pares con eleganza e raffinatezza. Nel fuoriprogramma il solista veronese ha presentato in prima assoluto l’Allegro di un concerto incompiuto per flauto e archi incluso nel disco inciso recentemente dall’orchestra. Chiusura in grande stile con la “Musica notturna delle strade di Madrid” di Luigi Boccherini, lavoro del 1780 la cui concezione così  moderna ha suscitato l’attenzione del compositore contemporaneo Luciano Berio. I solisti de L’Appassionata ne offrono una versione colma di brio, divertimento e attenzione alla spazialità dei diversi piani sonori, valorizzando appieno le preziosità descrittive che caratterizzano la partitura.

Letizia Michielon

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