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Esplorando il Lucca Classica: intervista a Simone Soldati

di Gioia Bertuccini - 16 Agosto 2021

L’avvincente programmazione del Lucca Classica Music Festival continuerà a promuovere l’arte e la cultura italiana nei luoghi più belli della città toscana ancora per altre due settimane. La manifestazione è organizzata dall’Associazione Musicale Lucchese (realtà che nel 2024 vedrà i suoi 60 anni di attività) in collaborazione col Teatro del Giglio di Lucca, ma il suo audace progetto di realizzare due mesi di coinvolgenti appuntamenti musicali è stato possibile soprattutto grazie al sostegno del MiC, della Regione Toscana, del Comune di Lucca e del contributo di numerosi altri sponsor e mecenati. Il Lucca Classica lo rivolge inoltre un grazie speciale alla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, la principale mecenate del Festival ai sensi della legge sull’Art Bonus.
Durante il nostro soggiorno lucchese, tra concerti, conferenze, mostre e buon cibo, abbiamo avuto la possibilità di rivolgere qualche domanda a Simone Soldati, Direttore Artistico della manifestazione:

Finalmente, dopo il lungo periodo di silenzio forzato dalle restrizioni pandemiche, facciamo parlare la musica. Questo festival, progettato in un periodo di forte incertezza e difficoltà per tutto il mondo dello spettacolo, immagino raccolga per te e per la città numerosi significati: che cos’è per te il Lucca Classica?

Realizzare un Festival della durata di due mesi con oltre sessanta appuntamenti in decine di luoghi è offrire, con la musica, una nuova possibilità di incontro, di condivisione e di scoperta. Senza dimenticare il contributo alla ripartenza del settore dello spettacolo così duramente colpito in questi anni. Il pensiero grato va a tutti coloro che in questi mesi si sono spesi per dar di nuovo vita ai teatri, ai festival, alle stagioni. Il Lucca Classica si tratta di un impegno davvero importante. Il ringraziamento va a chi sostiene tutto ciò: istituzioni, sponsor, mecenati. Nella persona dell’avv. Marco Cattani, presidente dell’Associazione Musicale Lucchese, desidero poi ricordare in questa intervista tutte le persone che con la loro professionalità e senso di appartenenza lavorano a questo progetto.

Il Lucca Classica quest’anno vanta numerosissimi eventi e la sua architettura è composta da diversi itinerari, ce li puoi raccontare?

I cosiddetti ‘itinerari’ sono contesti che caratterizzano la mappa del Festival nella sua versione ordinaria, quella che si tiene a fine aprile, inizio maggio. Si tratta di una legenda finalizzata a chiarire il progetto che proponiamo. Tra gli itinerari di questa edizione ci sono ‘Gli anniversari’ con i percorsi dedicati a Stravinskij, Piazzolla, Saint-Saens, Napoleone Bonaparte; ‘Musica d’oggi’ con gli appuntamenti dedicati alla musica contemporanea; ‘Dante 700. Come a nessuno toccasse altro la mente’, ‘La musica e i luoghi’, un viaggio con la musica alla scoperta di bellissimi luoghi del centro storico e non solo; ‘Lucca Classica per i bambini e le famiglie’, e ancora il ‘Ricordo di Ezio Bosso’ e l’incontro con ‘Musica con vista’ il bellissimo progetto del Comitato Amur di cui l’Associazione Musicale Lucchese fa parte. Quasi tutti gli itinerari sono costruiti in modo da proporre appuntamenti fruibili dal neofita e dall’appassionato così come dal bambino e dall’adulto. Tutto questo con il preciso obiettivo di studiare e sperimentare continuamente i linguaggi e le modalità utili a un processo di divulgazione efficace e alla possibilità di ampliare la platea dei fruitori.

In questa edizione del Lucca Classica non mancherà uno sguardo alla musica contemporanea, giusto?

Esatto, lo sguardo sul contemporaneo è importante. È testimone del presente, offre possibilità, punti di osservazione. Ricordo la presenza di Sofija Gubaidulina alla prima edizione del Festival così come il concorso di composizione tenutosi durante la residenza dei 100 violoncelli con Giovanni Sollima. Momenti in linea con la filosofia di Lucca Classica, in cui si cerca di lavorare perché il ‘pubblico’ sia un attivo compagno di viaggio, ci sono infatti anche stati concerti pensati proprio per pubblico e orchestra. Da quello di Nicola Campogrande (Concerto per pubblico e orchestra – Trois langages imaginaires) a The riot of spring di Dmitri Kourliandsky, composizione vincitrice del Premio Abbiati ‘Novità per l’Italia’ eseguita a Lucca Classica nel 2016. Nel 2019 è stato con noi Fabio Vacchi con Andrea Lucchesini che ha eseguito la sua Sonata per pianoforte. Ogni anno il Festival prevede una serata dedicata al ricordo di Fabio Neri con una prima esecuzione (nel 2019 la musica era di Giovanni Bietti, mentre quest’anno di Giulio Castagnoli) e un concerto dedicato all’esecuzione delle opere da camera del Puccini Chamber Opera Festival. Nell’ambito del percorso dedicato a Dante Alighieri ricordo in questa edizione anche la presenza del violoncellista Michele Marco Rossi che, insieme all’elettronica di Paolo Aralla, darà vita a una performance nata da un’inedita conversazione che ha avuto con Andrea Camilleri sull’amore a partire dalla poetica Dantesca.

L’obiettivo principe del Lucca Classica sembra quello di strappare alla musica classica lo status di musica elitaria creando appunto un Festival aperto a tutti in cui si rispera l’arte e la musica a 360°, non è così?

È così. Tenendo ferma la qualità della proposta. Per muoversi in questa direzione c’è bisogno di molti compagni di viaggio, straordinari musicisti ed esponenti di diverse discipline. Loro sono fondamentali e preziosi. L’argomento che proponi nella domanda è assai articolato e per formulare strategie concrete è necessario un confronto e un’analisi accurata della situazione, storica e presente. Occorre operare su diversi fronti, sperimentare, coinvolgere. È un lavoro che viene fatto ogni giorno dell’anno e trova sintesi e verifica nei giorni del Festival.

Per te qual è il valore della musica oggi giorno? Perché continua a rimanerci necessaria?

Provo a rispondere in modo sintetico e mi permetto di adottare alcune parole che Don Bernardo Gianni, abate di San Miniato, ci ha regalato durante l’edizione 2019 di Lucca Classica e che in questo momento sento molto vicine: “Siamo nati per nascere e rinascere, incessantemente. La musica ci aiuta in questa continua ricerca di senso e di cambi di direzione”.

Questa edizione del Festival ti impegna sia dietro le quinte, con la progettazione e l’organizzazione di ogni singolo evento, che sul palco in veste di pianista: che emozioni ti lascia suonare all’interno di una manifestazione come il Lucca Classica?

Riguardo al Lucca Classica il mio compito – che condivido con un gruppo di lavoro straordinario – è quello dell’ideazione e della progettazione. Fra i molti appuntamenti del Festival capita che ogni tanto sia presente come esecutore. Fare musica insieme agli amici in un clima bello e propositivo è sempre qualcosa di prezioso.

Hai in mente qualche idea per l’edizione del Lucca Classica 2022?

Ho e abbiamo in mente tante nuove idee. Vorrei ringraziare le tantissime persone che in questi ultimi due anni ci sono state vicine incoraggiandoci a proseguire in questo percorso. Speriamo davvero di avere di fronte un orizzonte buono per dar vita, grazie e con la musica, a nuove narrazioni in un terreno fertile e vivace.

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