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Festival Pontino, le trame musicali dall’antico al contemporaneo

di Luca Cianfoni - 20 Luglio 2021

“Torniamo all’antico: sarà un progresso”

Mai come in questa 57ª edizione del Festival Pontino, le parole di Giuseppe Verdi incarnano al meglio lo spirito e i temi della rassegna. Il motto, presente in una lettera, dissuadeva dal riformare i conservatori limitando l’insegnamento della polifonia e del contrappunto, in quanto solo una buona conoscenza del passato, della propria origine e della propria identità, poteva garantire un progresso nelle forme e nelle modalità del linguaggio musicale. Nella sua storia Verdi non è mai stato un conservatore, al contrario, come tutti ben sappiamo, ha cercato con ogni mezzo e strumento di innovare e proporre un melodramma moderno, che guardava appunto al futuro. Tale progresso però è possibile solo se si conosce il proprio passato, i limiti da superare e se si è coscienti del punto a cui è approdata l’evoluzione musicale. Non conoscendo la storia, essendo digiuni di musica antica e rifuggendo il repertorio non si può costruire il futuro, questo intendeva Giuseppe Verdi; questo persegue il Campus Internazionale di Musica attraverso il Festival Pontino.

Nella composizione dell’intenso programma della rassegna – che ha preso inizio il 3 luglio e terminerà il 31 -, il repertorio della musica d’arte, della musica d’oggi e di quella antica vanno a comporre una fitta trama musicale che dà vita a 20 eventi tra concerti ed esibizioni dei giovani artisti dei corsi di perfezionamento di flauto, violoncello, pianoforte, musica da camera, fisarmonica, contrabbasso e composizione. La marca distintiva della rassegna e del Festival Pontino è sicuramente l’ampio spazio dedicato all’oggi: gli Incontri di Musica Contemporanea, all’interno della suggestiva cornice storica del Castello Caetani di Sermoneta, hanno avuto come protagonisti diversi grandi interpreti. Il Syntax Ensemble diretto da Pasquale Corrado ha presentato un programma in cui antico e contemporaneo si sono incontrati all’interno delle opere eseguite, tutte in prima assoluta o prima italiana. In en el aire di Javier Maldonado, attraverso la poesia El colibrì di Octavio Paz, il compositore ha voluto evocare la figura di quest’uccello sacro ai nativi americani, che credevano proveniente direttamente dal paradiso. Anche in Roberto Mongardini – giovane autore segnalato nel corso di composizione di Alessandro Solbiati al Festival del 2019 -, l’elemento mitico della grecità in Così filavano le Parche emerge dalla trama sonora che egli è riuscito a ordire all’interno del suo brano. L’onore per lui e Giorgio Astrei altro giovane compositore segnalato nel corso di composizione del Festival del 2019 -, di presentare le proprie composizioni e sentirle suonate dal Syntax Ensemble, è stato immenso. Per quest’ultimo compositore l‘elemento dell’antico è assorbito dalla memoria, nella sua Machine Learning N.2, in cui gli strumenti sembrano imparare da loro stessi tramite gesti strumentali idiomatici ripetuti che divengono motore di tutto il brano. 

Il titolo del brano inedito di Alessandro Solbiati, scritto per il sassofonista Claude Delangle – che lo ha anche eseguito –, conduce una rinnovata dialettica tra modernità e antichità. …ruft uns… infatti deriva dal titolo del corale bachiano Wachet auf, ruft uns die Stimme!, in una sorta di chiamata ad un risveglio interno, profondo e consapevole, a cui il compositore sprona dopo il buio della pandemia di Covid 19.

Il quartetto composto da Clara Riccucci (clarinetto), Duccio e Vittorio Ceccanti (violino e violoncello) e Matteo Fossi (pianoforte) ha portato in scena per la prima volta assoluta, due musiche inedite di Ivan Vandor Meditativo e Quartetto con clarinetto, in cui l’elemento riflessivo da parte dell’autore, porta a processi compositivi che riconducono nel primo brano a un contrappunto quasi bachiano tra le parti, mentre nel secondo a una riduzione del materiale musicale che ricorda molto da vicino Beethoven, in un continuo rapporto ininterrotto e fecondo tra musica del passato e contemporaneità. 

Nuove musiche per fisarmonica. Accordion for Menotti, con le tre fisarmoniche di Patrizia Angeloni, Umberto Turchi e Stefano di Loreto, è il titolo di un evento in cui sono state eseguite tutte prime esecuzioni assolute di Gian Carlo Menotti, Maximiliano Amici, Vito Palumbo e Paolo Rotili. Nei titoli e nelle note si rintraccia la continua dialettica antico-moderno alla base di questo Festival. Dalla trascrizione per fisarmonica del Ricercare per organo o dei Poemetto di Menotti, all’evocativa Ombre, dal “Lamento d’Arianna” di C. Monteverdi, del contemporaneo Rotili, le tracce dal passato riemergono nei titoli e dialogano con il presente creando nuove trame sonore, che si fanno vive, quasi corpo, in un’intensità e una vastità di musica d’oggi che difficilmente si riesce ad ascoltare altrove.

La musica antica però non è solamente evocata ma vive di vita propria. Nel rinascimentale Chiostro della Chiesa di Sant’Oliva a Cori, Luca Bossi (flauto traversiere), Norma Torti (viola da gamba), Punto Bawono (tiorba) e Amelie Held (clavicembalo), porteranno sul palco un programma e un organico tipicamente barocco con musiche di Händel, Sammartini e Telemann. Questo concerto nasce dalla collaborazione della Fondazione Campus Internazionale di Musica con la Civica Scuola di Musica Claudio Abbado, quasi a voler rinsaldare quella spaccatura – che in molti percepiscono – tra la musica cosiddetta “classica” e quella contemporanea. Si vuole colmare quella distanza, ordire nuove tele per far intendere che lo sviluppo e l’evoluzione degli strumenti, delle forme e dei paradigmi attraverso i quali ascoltiamo e godiamo della musica – come esperienza estetica ma anche come strumento conoscitivo della realtà -, cambiano continuamente e mutano di epoca in epoca. Questa continuità dall’antico all’oggi è evidente nel programma dell’Ensemble Tubilustium, che nell’arena del Museo Cambellotti di Latina ha in programma musiche del XVI e del XX secolo. William Byrd (The Earl of Oxford’s march) e Giovanni Gabrieli (Sonata Pian’ e Forte), fino a composizioni più conosciute e famose coma la Marcia trionfale dall’Aida di Verdi o alla famosa colonna sonora di Indiana Jones di John Williams che anticipa le musiche di Nino Rota, Nicola Piovani e Ennio Morricone, presentando un altro legame della musica con i tempi moderni, quello con il cinema.

Il legame tra passato e presente si palesa anche nelle dediche e nei temi che assumono gli altri concerti. Era naturale per il Campus dedicare una serata alla memoria di un grande musicista come Cesare Ferraresi, che per molti anni ha intrecciato il filo della sua vita con quello del Festival, avendo insegnato per diverse volte nei corsi di perfezionamento di violino. Così come era naturale riservare una serata per celebrare il Settimo Centenario della morte di Dante Alighieri al quale, grazie al pianista Alfonso Alberti, si unisce anche il Centocinquantenario della nascita di Roffredo Caetani, uno degli ultimi discendenti della nobile famiglia e colui che, in qualche modo, può essere considerato la ragione della nascita del Festival Pontino, nato proprio in continuità con il Festival di Musica da Camera, creato per ricordare Caetani dopo la sua morte. Questo concerto non poteva avere altro palcoscenico che quello dello straordinario Giardino di Ninfa, in cui nell’antico Municipio è conservato il pianoforte di Roffredo, regalatogli da Franz Liszt, suo padrino di battesimo. 

Ad aggiungersi a queste trame di passato e futuro le numerose composizioni di Luis De Pablo, Presidente Onorario del Festival che travalicano la tela degli Incontri di Musica Contemporanea e si innestano anche nei programmi degli altri concerti, intrecciandosi con musiche di Rossini, Debussy, Beethoven, Ravel, che rendono ancora più evidente come il rapporto tra passato e presente sia ineluttabile e come il Festival Pontino, organizzato dal Campus Internazionale di Musica quest’anno abbia strutturato il proprio percorso musicale tra le vie conosciute del passato, che aiutano a tracciare e a scovare le Neue Bahnen della musica del futuro.

Luca Cianfoni

Autore

Nato con la chitarra tra le mani e tante cose da dire, sempre alla ricerca delle parole giuste. Laureato in Musicologia all'Università "La Sapienza", provo a metter nero su bianco le parole trovate.

Amo la filosofia, le etimologie e le intersezioni della cultura; ma anche un buon vino può bastare.

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