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Didattica e lockdown

di Redazione - 3 Giugno 2020

Studiare musica durante la pandemia.

Il 5 marzo 2020, a causa dei crescenti contagi di Coronavirus nel nostro paese, il Governo Italiano ha assunto una delle decisioni più drastiche della storia repubblicana: sono state sospese le attività didattiche tutte le scuole di ogni ordine e grado, dell’università e dell’Alta Formazione Artistica Musicale e Coreutica. Quest’ultimo settore, l’AFAM, è la branca di istruzione terziaria che comprende al suo interno i 74 istituti che, tra conservatori statali e ISSM, formano la rete dell’istruzione musicale superiore italiana: da quella data, quindi, questo settore e l’università hanno dovuto tramutare tutte le lezioni in didattica a distanza, “ove possibile”.

Fin da subito i dubbi sono stati molti: lo specificità dell’insegnamento musicale mal si coniugava con la smaterializzazione, soprattutto per la pratica strumentale e di insieme. Era chiaro che la DaD sarebbe stata un surrogato, ma che allo stesso tempo fosse necessario attivarla nella maniera più estesa possibile, per evitare brusche interruzioni del percorso accademico degli studenti.

Nelle prime settimane il più grande ostacolo è stata la modalità di fruizione alla didattica online: molti istituti non avevano previsto nel primo periodo una piattaforma ufficiale e, a parte alcuni casi (dove alcuni Conservatori si sono adoperati subito ad attivare degli account “istituzionali”), agli insegnanti è stata lasciata ampia libertà di scelta, che si è tramutata in una babele di applicazioni coi quali gli studenti dovevano impratichirsi. In questo contesto un grande aiuto è arrivato dagli studenti stessi: da nativi digitali, possiedono un know-how pregresso sull’utilizzo di questi servizi, e molto spesso hanno aiutato i docenti ad orientarsi. 

Oltre a questo, la Conferenza Nazionale degli Studenti degli ISSM ha prodotto una guida all’utilizzo delle maggiori piattaforme online, destinata agli insegnanti e agli allievi e inviata a tutti i presidenti di consulte il 21 marzo, nell’ambito di un gruppo di lavoro creato ad hoc per fronteggiare l’emergenza nei conservatori. Questo gruppo, creato l’8 marzo in seno alla CNSI con lo scopo di aiutare gli studenti degli Istituti Superiori di Studi Musicali a fronteggiare le difficoltà dell’emergenza sanitaria, ha creato in breve tempo, oltre la succitata guida, anche la pagina, dove sono raccolti i DPCM e le indicazioni dei Ministeri, aggiornate fino al periodo di stabilizzazione delle misure i primi di Aprile. 

La stessa Conferenza, con lo scopo di dare una risposta alle tante problematiche degli studenti dei Conservatori, ha scritto due documenti (uno il 2 aprile ed uno il 24 aprile) indirizzati al Ministero dell’Università e della Ricerca, con delle proposte (chiare e concrete) relative alla didattica e al diritto allo studio in questo periodo.

Didattica a Distanza: differenze tra la pratica e la teoria

La specificità dell’insegnamento musicale, dunque, rende difficile l’applicazione della DaD in tutte le discipline insegnate negli Istituti Musicali. Per questo gli insegnamenti convertiti alla pratica telematica con meno difficoltà sono afferenti l’area musicologica, didattica e compositiva, i quali hanno dato dimostrazione sin dalle prime settimane di una capacità adattiva molto spiccata, grazie sia agli sforzi dei docenti che degli studenti. Questa facilità ha inevitabilmente portato ad un dibattito sulle prospettive e sui vantaggi della docenza online, riflessioni raccolte anche nel Webinar “Gli insegnamenti musicologici al tempo del Covid-19” della Società Italiana di Musicologia, svoltosi il 30 aprile.

La discussione in questa sede si è concentrata inevitabilmente intorno alla insostituibilità (o meno) della lezione in presenza, con posizioni più o meno aperte, dove, comunque, la possibilità di una conversione totale della docenza è stata rigettata da quasi tutti gli addetti ai lavori. Ad esempio l’intervento della direttrice del Conservatorio di Milano, Cristina Frosini, incentrato sullo sviluppo di un “modello asimmetrico” da rendere complementare alla docenza in presenza. Il dibattito, ad ogni modo, resta aperto e, soprattutto, ben lontano da vedere una posizione univoca: le stesse Università, che hanno un assetto didattico molto simile a quello di queste discipline, si stanno interrogando sulla possibilità di implementare questa modalità di fruizione anche in futuro.

Riguardo la pratica strumentale, invece, le prospettive sono e sono state meno rosee: la mancanza di piattaforme adatte allo streaming audio in alta qualità e bassa latenza (o perlomeno la loro non diffusione) e l’inadeguatezza delle attrezzature di docenti e studenti hanno reso queste esperienze a tratti frustranti. Molti studenti, inoltre, si sono trovati nell’impossibilità di studiare poiché non possessori degli strumenti che ‘studiano’ (si pensi agli organisti o ai percussionisti, ad esempio). Tutto ciò ha dato la tentazione a molti di ‘bollare’ come inutile questo sforzo che, contrariamente a quanto si sostiene, non è stato vano: la volontà di restare in contatto tra allievi e maestri ha permesso a tantissimi giovani musicisti di non interrompere un percorso che, aldilà delle implicazioni della tecnica dello strumento, è di crescita personale e artistica.

Le materie di insieme e orchestrali hanno mostrato invece tutti i limiti della modalità telematica. Esercitazioni orchestrali, musica da camera e discipline simili si sono prestati – più che altro – a lavori di montaggio a posteriori, i quali hanno avuto un ruolo di ‘palliativo’ più che di sostituzione alla didattica, in quanto il fulcro centrale della pratica di insieme è, per l’appunto, la simultaneità. Con ogni probabilità questi insegnamenti seguiranno a doppio filo il destino della musica dal vivo, sia come tempistiche di ripristino che come modalità di esecuzione. 

Diritto allo studio

Come esposto in precedenza, un grave problema legato alla didattica a distanza è quello del possesso di un’attrezzatura adeguata per lo streaming dell’audio dello strumento: la spesa per un microfono, per quanto possa aggirarsi intorno a poche decine di euro, rappresenta un ‘costo in più’ che, in una crisi economica come quella che è alle porte in cui è previsto un calo del PIL del paese del 9%, non è banale. Anche il gap infrastrutturale gioca un ruolo importante: la mancanza della fibra ottica o, addirittura, di una connessione domestica, per molti ragazzi è una realtà molto concreta.

Le istituzioni hanno tentato di rispondere a queste esigenze, anche se non ugualmente su tutto il territorio nazionale: la Regione Sicilia e la Regione Campania come altre regioni, ad esempio, hanno disposto, con modalità e cifre diverse, l’erogazione di un bonus destinato agli studenti Universitari e AFAM, mentre alcuni conservatori (come quello di Benevento) hanno dirottato i fondi per la produzione artistica nell’acquisto di device da dare in uso gratuito agli studenti che ne avessero particolare bisogno.

Quel che è certo è che questa crisi – non solo nell’ambito dei Conservatori – ha dimostrato che il tessuto sociale del paese è fragile, e che le Istituzioni sono chiamate, seppur con grandi sforzi, ad evitare ciò che il Ministro Manfredi, in una recente intervista, ha definito “fuga di matricole”: lo studio deve restare, anche in questa situazione, una possibilità per tutti, aldilà del reddito e del censo.

La riapertura ed una riflessione

Nelle ultime settimane stiamo assistendo ad un parziale ritorno alla normalità. Alcuni Conservatori, capitanati cronologicamente da Bologna e pochi altri, hanno riaperto le loro porte agli studenti. Il 3 giugno è arrivato il Decreto Ministeriale che autorizza le lezioni in presenza, oltre alle ‘esercitazioni’. È chiaro che ci stiamo muovendo verso il rientro. Risulta importante, però, che l’esperienza vissuta in questi ultimi mesi (questa ‘nuova’ didattica) non vada sprecata: il “modello asimmetrico” citato in precedenza può aprire nuove interessanti prospettive sull’insegnamento nei nostri Istituti. Volenti o nolenti, sia i docenti che gli studenti si son dovuti aggiornare ai più recenti mezzi tecnologici: Consigli Accademici, riunioni preliminari e lezioni possono essere smaterializzate, così come le pratiche amministrative. Ovviamente ci porteremo dietro la cicatrice emotiva di questa pandemia per molto tempo, ma forse, proprio per questo, è giusto cogliere un aspetto positivo da tutto ciò, o perlomeno un insegnamento: affinché non sia stato tutto vano. Affinché non sia stato solo dolore.

Carlo Mazzini

Presidente della Conferenza Nazionale degli Studenti degli ISSM

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