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Il futuro europeo della musica dal vivo

di Filippo Simonelli - 7 Dicembre 2020

Note a margine ad una conversazione virtuale

Alzino la mano quanti di voi conoscono lo European Music Council!

Se non lo avete fatto, non preoccupatevi perché probabilmente non siete i soli nel nostro paese. In realtà è facile notare come non ci sia grande consapevolezza da parte dei musicisti e degli artisti del nostro paese riguardo al funzionamento e ai meccanismi che operano per la musica a livello continentale. Per questo eventi come la tavola rotonda “Alle Menschen werden Brüder” organizzata dal Festival Pianistico Bartolomeo Cristofori di Padova (di cui siamo orgogliosamente partner da tre anni) sono più che mai necessari. Non è facile riuscire a mettere assieme figure e personalità che siano in grado di spiegare, raccontare e far comprendere ai musicisti italiani e non solo quale sia l’ambiente e quali siano le possibilità in Europa. L’evento, sostenuto anche dalla Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, è stato moderato da Paolo Petrocelli, consulente per numerosi teatri e istituzioni concertistiche nel mondo e da poco anche nominato alla guida dell’Accademia Stauffer di Cremona, e ha visto dialogare Mariya Gabriel, Commissaria all’Innovazione, alla Ricerca, alla Cultura, all’Istruzione e ai Giovani della Commissione Europea, e Ian Smith, Presidente dello European Music Council, abbreviato in EMC, che magari fino a poco fa non conoscevate e che è venuto il tempo di introdurre.

Cos’è e cosa fa lo European Music Council

Lo EMC è l’associazione che raccoglie tutte le entità che in Europa si dedicano allo sviluppo e alla promozione di musica di ogni genere. Tecnicamente parlando, potremmo definirla un’associazione di associazioni: a far parte del consiglio è infatti un network di varie realtà, organizzazioni e affini che in tutta Europa si dedicano alla musica dai livelli di insegnamento più basilare fino al professionismo. Delle oltre settanta che ne fanno parte, solo due sono italiane; questo spiega, almeno in parte, come mai in Italia sia poco nota. Come ha spiegato Ian Smith, l’EMC è attivo dal 1972 come braccio europeo del più vasto International Music Council, organismo creato nel 1949 in seno all’UNESCO, e contribuisce a creare un ambiente favorevole alla musica e ai musicisti lavorando su tre grandi aree: l’attivazione del settore musicale, il suo rafforzamento e la sua successiva collaborazione con gli altri mondi affini, dal turismo alle altre forme artistiche, per sviluppare e strutturare partnership e collaborazioni a tutti i livelli. In un momento come quello attuale, in cui la necessità di collaborare va di pari passo con la capacità di sopravvivere, realtà come quella del Council diventano di vitale importanza per permettere il dialogo tra realtà, la loro interazione e creare le condizioni perché si possa andare avanti materialmente.

La strategia europea

L’altra faccia della medaglia è rappresentata dal mondo politico europeo, in questo caso portato ai più alti livelli dalla presenza di Maryia Gabriel. Oltre ad essere un interlocutore attento ed interessato al settore musicale in tutte le sue ramificazioni, la Commissaria ha il compito di mettere in campo le risorse necessarie ora più che mai per la ripresa e un nuovo sviluppo della vita musicale di tutto il continente.

La strategia delineata dalla Gabriel, a sua volta parte dei più ampi piani di ripresa e sviluppo dell’Unione Europea per il nuovo settennato, è strutturata in cinque punti: la creazione di strumenti inclusi nella Coronavirus Response Investment Initiative, parte dei fondi strutturali europei, il framework provvisorio per gli aiuti di stato; nuovi fondi di Creative Europe per la massima diffusione digitale e fisica delle performance artistiche, oltre che per strumenti per la ripresa post-pandemica; una piattaforma di scambio dedicata al settore culturale e creativo; il rafforzamento del programma Erasmus Plus dedicato alle partnership per l’educazione musicale e culturale in generale; misure di sostegno “trasversali” che connettano i settori culturali con quelli più affini, come quello del Turismo e della mobilità.

Come ha ricordato lo stesso Smith in un momento di scambio, c’è una mole di turismo culturale – stimata attorno al 40% del totale – fatta di persone che prendono treni, aerei, per andare a sentire quello specifico concerto in quel teatro, o per andare a quel Festival organizzato da quel musicista e così via. Sono cose che magari tendiamo a non considerare perché gli appassionati e addetti ai lavori sono cose assolutamente naturali, ma c’è tutto un mondo, una filiera di persone e professionalità che fa di queste attività la propria ragione di vita e buona parte del proprio sostentamento. Sottovalutarlo ora sarebbe un errore gravissimo che rischiamo di pagare tutti quanti senza essercene neppure resi conto. Per porre invece delle base solide occorre avere consapevolezza di tutti questi aspetti, e al tempo stesso valutare anche tutti quegli aspetti solo apparentemente marginali che riguardano la sostenibilità economica ed ambientale che un settore che mette in moto tutti questi collegamenti porta con sé.

Sopravvivere e guardare oltre

Delineare le strutture future di questa ripresa è un compito non facile per tutti, e il primo passo per cominciare è sicuramente quello di creare consapevolezza attorno a quelle che sono davvero le nostre possibilità e gli strumenti che abbiamo a disposizione. Ian Smith, con una punta di rammarico, ha constatato come spesso ci sia una scarsa consapevolezza all’interno degli stati membri di quali siano le misure che vengono messe a disposizione a livello europeo, che non sono certo soldi che cadono dal cielo ma piuttosto il frutto del lavoro dei contribuenti di tutto un continente e sarebbe davvero un errore imperdonabile non farne uso, ora o forse mai più. Creare una maggiore consapevolezza su tutti i livelli, è necessario, partendo naturalmente con gli strumenti ed il network che lo European Music Council può mettere in campo, ma in un secondo livello con tutte le realtà più piccole e locali che ad esso afferiscono. Per molti è una questione non solo di progredire e tornare a crescere in futuro, ma anche solo di sopravvivere. Lo sviluppo futuro di Creative Europe, rafforzato da un recente accordo tra le istituzioni europee per ulteriori finanziamenti, sarà fondamentale per creare un modo di lavorare nuovo, integrato con le altre aree di sviluppo del nostro continente e soprattutto più sostenibile e in grado di resistere a nuove scosse e turbamenti futuri. Starà a noi farci trovare pronti, e il primo passo per essere pronti è anzitutto quello di creare consapevolezza in questo modo.

Per chi volesse approfondire, il video della tavola rotonda è disponibile qui.

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