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Il futuro digitale della comunicazione culturale italiana

di Carlo Emilio Tortarolo - 2 Marzo 2026

La Cultural Content Creation a Rovigo per diventare realtà

Ci sono convegni che servono per farsi dire quanto siamo “bravi”, e poi ci sono convegni che nascono da un’urgenza più scomoda: chiamare per nome ciò che esiste già ed è costantemente sotto i nostri occhi, scroll dopo scroll, ma che nessuno ha ancora deciso di prendere sul serio.
A Rovigo, il 27 e 28 febbraio, con “InfluOpera torna a casa”, è successa esattamente questa seconda cosa. Il primo convegno nazionale dedicato ai cultural content creator che parlano di opera, teatro e musica classica ha raccolto, in presenza e online, molte delle figure che oggi si muovono dentro un cambio strutturale della comunicazione culturale.

L’aspetto interessante, però, non è stata la definizione “convegno”, e nemmeno le foto della due giorni di discussioni e laboratori. Il punto fondamentale è che questo evento è stato un ritorno a casa: nel Teatro Sociale di Rovigo, da cui tutto era iniziato nel 2023. Per un mondo digitale può sembrare paradossale, ma questa storia non nasce da un hashtag: nasce da un luogo fisico e da una continuità di intenti. InfluOpera, come progetto, è dichiaratamente nato grazie alla collaborazione tra il Teatro Sociale di Rovigo e OperaMeet, e questo dimostra una cosa semplice: se vuoi creare un ruolo nuovo, ti serve un laboratorio vero. Incontri, errori, prassi, e una comunità che si rivede.

Abbiamo insieme a noi la dott.ssa Valentina Anzani, mente dietro a OperaMeet.
“Buongiorno Valentina, vuoi raccontarci come è nato InfluOpera?”

“Questa domanda mi piace tantissimo, perché InfluOpera è uno dei progetti di cui vado più fiera. È nato da un bisogno e da un’intuizione. Il bisogno era personale: dopo circa un anno di divulgazione culturale sui social, sentivo fortemente la mancanza di uno spazio fisico in cui incontrare altri creator che lavoravano, come me, nell’ambito dell’opera e della musica classica. Ci vedevamo online, ma non ci conoscevamo davvero.L’intuizione è arrivata proprio a Rovigo, in uno dei palchetti del Teatro Sociale, durante una prova generale. Parlando con Edoardo Bottacin, che era appena diventato direttore artistico, ci siamo chiesti: perché non creare qui un luogo sicuro e aperto in cui i creator possano incontrarsi di persona? Così è nata l’idea di Influopera: uno spazio di confronto, scambio e collaborazione, dentro un teatro. Dopo le prime call, nel giro di pochissimo si è formato un gruppo solido, con un obiettivo comune: divulgare l’opera e la classica online, ma conoscendosi e costruendo relazioni reali, fuori dagli algoritmi.”

Le parole di Valentina Anzani sottolineano come negli ultimi anni la comunicazione culturale sia cambiata profondamente e come, accanto ai canali istituzionali, siano nate figure capaci di parlare di musica e teatro con competenza e linguaggi contemporanei. Il convegno, quindi, non nasce per “legittimare” qualcuno dall’alto, ma per riconoscere percorsi già reali e farli incontrare con istituzioni e pubblico, senza ipocrisie. Un percorso di regole, responsabilità e qualità.

Qui entra il motivo per cui io ero lì, e perché questo episodio non può essere una cronaca tipo “è andata bene”. Io stesso ho portato un intervento sulla non-neutralità della comunicazione culturale, usando Diapason come esempio e quindi portandovi idealmente tutti con me. Non è polemica: è struttura. Ogni scelta, anche quella di dire “io mi limito a raccontare”, è una selezione. È una distribuzione di potere: su cosa sia importante, su cosa sia marginale, su cosa sia urgente e su cosa possa aspettare. Se decidiamo che un conflitto in un teatro è “dramma interno” e non un fatto culturale, stiamo già facendo politica culturale. Se decidiamo che una stagione è solo “titoli e cast” e non anche condizioni di lavoro, governance, accessibilità, stiamo già facendo politica culturale. Anche quando ci raccontiamo che stiamo solo “informando” gli altri.
È qui che l’idea di un nuovo ruolo digitale diventa seria, e forse urgente. Perché non si tratta di avere un microfono — facilmente acquistabile online — ma di capire che quel microfono, e l’uso che ne facciamo, produce conseguenze. L’ecosistema dell’opera e della musica colta, per decenni, ha vissuto dentro una divisione rassicurante: da una parte le istituzioni, dall’altra il pubblico; in mezzo qualche voce di critica tradizionale. Poi è arrivato il digitale e ha rotto lo schema: nuove voci, nuove forme, nuove comunità. Il convegno di Rovigo ha provato a prendere quel caos e a farne una cosa adulta: dargli una forma.

“Quindi Valentina, a che punto siamo? Abbiamo un nuovo ruolo nella comunicazione culturale?”

“Sì, direi assolutamente sì. Negli ultimi tre anni abbiamo assistito a un’evoluzione molto concreta nel modo in cui i teatri comunicano. Nel 2023 era ancora raro che un’istituzione si affidasse a volti riconoscibili per raccontarsi: c’erano casi isolati, ma non era una prassi diffusa.Oggi la situazione è cambiata. Da un lato c’è stata una crescente professionalizzazione dei creator: community più solide, maggiore competenza sulla materia, una formazione verticale sull’opera e sulla musica classica, ma anche una qualità tecnica sempre più alta nella produzione dei contenuti. Dall’altro lato, i teatri hanno iniziato a riconoscere il valore di questo lavoro e ad aprirsi a collaborazioni strutturate. Si è creato un rapporto di fiducia reciproca. E questo ha portato a un nuovo ruolo per i cultural content creator: non semplici “amplificatori”, ma mediatori culturali capaci di tradurre il linguaggio dell’opera per le community digitali, con competenza e responsabilità.”

A un certo punto, l’idea implicita diventa esplicita: queste figure, che a qualcuno possono sembrare una moda, sono in realtà percorsi professionali e professionalizzanti. Da qui l’urgenza di “riconoscere e raccontare” questi percorsi. Tradotto: non stiamo parlando di gente che passa di qui e poi si annoia; stiamo parlando di competenze, studio, pratica, di un rapporto nuovo tra divulgazione e responsabilità e, infine, della misurabilità di un mestiere.

“Valentina, quale è la situazione fra cultural content creator e le istituzioni? Riusciamo a cambiare qualcosa nella relazione del pubblico con la cultura?”

E questo ha portato a un nuovo ruolo per i cultural content creator: non semplici “amplificatori”, ma mediatori culturali capaci di tradurre il linguaggio dell’opera per le community digitali, con competenza e responsabilità

Valentina Anzani- OperaMeet

“Io credo di sì, e in modo molto concreto. Il nostro ruolo è quello di mediatori culturali: non abbassiamo la qualità del contenuto, non semplifichiamo nel senso di impoverire, ma traduciamo. Cerchiamo di rendere l’opera e la musica classica accessibili senza banalizzarle. Il punto non è “rendere facile” qualcosa di complesso, ma raccontarlo con un linguaggio che non spaventi. Per anni una parte di pubblico si è sentita esclusa perché percepiva certi contesti come troppo formali, troppo distanti o poco accoglienti. Noi lavoriamo proprio lì: sui formati, sul tono, sulla relazione con la community.”

Così, tra i percorsi personali di chi nel 2023 era arrivato a Rovigo “solo” con una buona idea e ha trovato un contesto che lo ha spinto fuori dalla propria comfort zone, e storie concrete di sviluppo dei pubblici, si apre lo spazio anche per l’umanità di un ruolo digitale. E insieme arrivano le domande più difficili. Come evitare la versione tossica del mondo social? Come premiare la competenza e non il personaggio? Quale qualità di creator, con quale etica, con quale relazione con le istituzioni, e con quale capacità di autocritica?

“Valentina, oltre a tanti rapporti nati da questi incontri, molti creator hanno scoperto di poter collaborare e di non competere e basta. Anche per te è stata l’occasione per evolvere il tuo progetto di OperaMeet no?”

“Sì, assolutamente sì. Una delle cose più belle che sono nate da Influopera è proprio la scoperta che si può collaborare invece di competere. Quando ci si incontra di persona, molte dinamiche di rivalità si sciolgono: ci si riconosce come colleghi, non come avversari. Per quanto mi riguarda, Influopera è stata anche un punto di svolta per OperaMeet. Il progetto iniziale, l’app e la divulgazione digitale, si è evoluto in una vera e propria struttura: è nata un’agenzia di comunicazione verticale sulla musica classica e l’opera. Insieme a colleghe conosciute proprio durante Influopera, come Rosangela Alberga e Ilaria Benenati, e con l’ingresso di professioniste con esperienza in agenzie di comunicazione come Federica Scaramuzzi e Marica Chianura, abbiamo costruito un team capace di unire competenza sulla materia e competenza strategica sui social. Oggi possiamo offrire alle istituzioni un lavoro completo e strutturato, e continuiamo a collaborare con molti creator incontrati proprio grazie a Influopera. Ed è forse questa la prova più concreta che il progetto ha generato qualcosa di reale e duraturo.”

“Ringraziamo la dott.ssa Valentina Anzani per i suoi contributi e per la sua idea che speriamo continui a cambiare il percorso futuro della comunicazione italiana”.

Perché un ecosistema che cresce davvero, a un certo punto produce strutture: trasforma competenze diffuse in un servizio stabile, capace di rispondere alle esigenze specifiche di enti e artisti della classica e dell’opera. Se la promessa sarà mantenuta, il punto non sarà “fare social per la cultura”, ma farlo con grammatica culturale e non con template presi in prestito da altri mercati.

Ora che questo ruolo esiste, come si decideranno gli standard? Chi deciderà cosa significa “competenza” in un ecosistema che vive di velocità? E soprattutto: vogliamo creator addestrati a piacere, o interlocutori capaci anche di disturbare, con metodo, con responsabilità, e con quella non-neutralità che, piaccia o no, è già il cuore della comunicazione culturale?

Lo scopriremo sul campo.

Relatori della seconda giornata del Convegno, @AntoniodeBenedittis

Carlo Emilio Tortarolo

Autore

Direttore d'orchestra, pianista e manager culturale veneziano, Carlo Emilio è presidente di Juvenice - Giovani Amici della Fenice, associazione dai giovani per i giovani per la condivisione e la promozione degli spettacoli musicali, ed è segretario del Festival Pianistico ‘B. Cristofori’ di Padova.

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