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Fanny Vicens, la fisarmonica microtonale e il mio Bach nelle Goldberg

di Luca Cianfoni - 10 Dicembre 2022

Fanny Vicens, fisarmonicista e pianista francese classe 1987, è protagonista di una piccola rivoluzione nel mondo della musica contemporanea, quella della fisarmonica microtonale. Protagonista di uno dei concerti del 59° Festival di Nuova Consonanza, abbiamo parlato con lei come anche del suo ultimo progetto discografico, le Variazioni Goldberg interpretate con la fisarmonica, strumento attraverso il quale sembra esprimere tutta se stessa e tutta la libertà che un musicista può sentire nella musica.

La sua carriera è stata basata prima sul pianoforte e poi ha cambiato verso la fisarmonica, qual è stato il momento in cui hai concentrato le sue attenzioni verso la fisarmonica? Da dove nasce questa propensione?

Ho iniziato con il pianoforte alle 5, poi con la fisarmonica alle 7, e ho sempre studiato entrambi in parallelo. Avrei potuto iniziare la mia vita professionale come pianista forse un po’ prima, come con la fisarmonica, perché suonavo molta musica da camera, accompagnavo cantanti, insegnavo… e lì forse c’è stata la maggior parte delle opportunità di apparire in serie di concerti di “giovani pianisti”. Ma, da un lato, il mio vero e grande obiettivo era sempre quello di contribuire a sviluppare nuovi percorsi per la fisarmonica, influenzata da pionieri come il mio mentore Hugo Noth, e desideravo avere le stesse opportunità sia come fisarmonicista che come pianista; inoltre, sviluppare la mia carriera come fisarmonicista mi ha permesso di suonare in situazioni così diverse, come opere, ensemble di nuova musica, con cantanti barocchi, come solista, musica da film, progetti sul palco, e così via, cosa che mi ha permesso di uscire da una sorta di solitudine del pianista, e anche di identificarmi più artisticamente con la fisarmonica e di costruire qualcosa di più singolare.

Ad un certo punto, suonare entrambi gli strumenti allo stesso livello ha creato una sorta di «tensione amorosa», da cui dipende il rapporto con i miei strumenti. Avevo bisogno di esplorare e approfondire quella che è l’identità sonora della fisarmonica, e la mia stessa identità di fisarmonicista, e così la fisarmonica ha preso sempre più posto.

Grazie anche al suo duo XAMP con Jean-Étienne Sotty inizia a nascere l’idea di una fisarmonica totalmente microtonale, quando è scattata l’idea di mettere in pratica questo progetto? Avete trovato ostacoli?

Questa idea è nata quando ci siamo incontrati 10 anni fa. Hugo Noth mi disse già, quando ero uno studente della sua classe di 18 anni, che il suo amico, il compositore (e fisarmonicista) francese Gérard Grisey aveva smesso di usare la fisarmonica nella sua musica, perché aveva bisogno dei quarti di tono… così, ho sempre avuto in mente che la musica spettrale in Francia avrebbe avuto bisogno di uno strumento del genere, e che sarebbe stato meglio integrare la fisarmonica nella musica francese.

Jean-Étienne aveva il sogno di trasformare ed estendere il suono della fisarmonica, alla maniera del “pianoforte preparato”, impossibile con la fisarmonica, e così è nata l’idea di concepire una fisarmonica microtonale totalmente nuova, per ampliare le possibilità e le sonorità dello strumento, uno strumento con nuove note, ma anche con nuovi timbri e suoni (per via dei registri di mescolanza che abbiamo su di esso). XAMP significa “eXtended Accordion Music Project”, e già suonando in duo è nata l’idea di una sorta di “super meta-fisarmonica“.

Non ricordo di aver trovato ostacoli: ce n’erano sicuramente, ma eravamo così eccitati e animati da questo sogno che non li vedevamo affatto!

In pochi anni dalla creazione di questo nuovo strumento sono stati già molti i brani scritti appositamente per la fisarmonica microtonale, pensa che sia effettivamente uno strumento che potrebbe dare tanto alla musica contemporanea nel prossimo futuro?

Penso che la fisarmonica nella sua forma “classica” sia oggi uno degli strumenti preferiti dai compositori, per via delle sue proprietà acustiche: la stessa estensione di un’orchestra o di un pianoforte, con grandi possibilità polifoniche e timbriche, un mix delle qualità degli strumenti a tastiera e a fiato, un mantice che ricorda l’uso dell’archetto, due tastiere stereofoniche e, soprattutto, una fantastica plasticità del suono e la capacità di fondere o imitare altri suoni, come gli archi, l’elettronica…
Ha anche una ricchezza di fantasia, perché è ancora visto come uno strumento «giovane».

Per me la fisarmonica microtonale XAMP esaspera ulteriormente tutte queste caratteristiche, portando una sorta di «ibridazione» del suono, con suoni davvero inediti, tutto questo mantenendo il virtuosismo della fisarmonica, attenuando i confini con il suono elettronico, apportando ancora più plasticità e sensualità. La microtonalità rilascia proprietà acustiche del suono, e il modo in cui abbiamo concepito i nostri strumenti in realtà lascia molta libertà ai compositori, perché non devono imparare dall’inizio come funziona lo strumento, poiché la gamma e le tastiere rimangono invariate.

Quindi spero che questo strumento venga utilizzato a lungo nella musica contemporanea. Dipende anche se i fisarmonicisti più giovani cercheranno di perseguire questo obiettivo, ma siamo felici di condividerlo con loro!

Cosa ti ha portato a registrare le variazioni Goldberg per fisarmonica? Qual è stato lo spirito di adattamento dallo strumento originale?

Ho suonato e lavorato sulle Variazioni Goldberg per quasi dieci anni, e ho deciso di registrarle durante il Covid, che mi ha dato il tempo di farlo. Credo sia stato anche il momento migliore per realizzarle, perché ho iniziato dopo 10 anni di studio e lavoro, ad avere una mia personale visione dell’opera, e mi sentivo pronta ad inciderla e condividerla (visione che in realtà è sempre in evoluzione!)

Mi sono concentrata particolarmente sull’architettura interna dell’opera, pensando molto ai tempi, quanto silenzio tra due variazioni (da assolutamente nessun silenzio, come un attaca, fino a 7 secondi di silenzio!), sul conciliare in alcune variazioni le caratteristiche delle danze barocche con una forma di vocalità in altre variazioni, ho provato a ripensare l’approccio sonoro al lavoro, perché lo strumento non ha gli stessi mezzi espressivi. È un’opera già pensata per due tastiere. C’è una nozione di spazio a cui la fisarmonica può rendere giustizia. È molto polifonico, e tutto questo la fisarmonica può trasmetterlo. Ho cercato di fondere il linguaggio del compositore nel mio strumento. C’è il mantice che ci permette di conciliare le proprietà della tastiera e i nostri desideri di espressione. Infine è stato per me una sorta di cammino spirituale, poiché per me gli intervalli crescenti nelle voci dei canoni ogni tre variazioni rappresentano una forma di elevazione, che assume una dimensione spaziale nella fisarmonica con le sue due tastiere stereofoniche.

Qual è secondo lei l’identità del pianoforte e della fisarmonica nel nostro tempo? E quale potrebbe essere un consiglio ai giovani compositori e ai giovani musicisti che vogliono intraprendere il cammino della musica contemporanea oggi?

Per me le identità del pianoforte e della fisarmonica sono totalmente opposte nel nostro tempo, ma in un certo senso condividono alcuni punti in comune, ad esempio, nella possibilità di costruire complesse architetture sonore. La varietà dell’attacco percussivo del pianoforte e la capacità di lavorare con diversi gradi di risonanza è affascinante; mentre con la fisarmonica non abbiamo la possibilità di isolare la dinamica e l’attacco di ogni nota e bisogna lavorare quindi con la risonanza. Ma poi, il fisarmonicista può modulare il suono!

Ciò che è affascinante per me in realtà è che entrambi gli strumenti possono rivelare una nuova identità sonora in ogni pezzo.

Quello che posso consigliare ai giovani compositori e ai giovani musicisti che oggi vogliono intraprendere la strada della musica contemporanea, è forse quello di cercare di ascoltare più musica possibile diversa, anche musiche extraeuropee, o provenienti dal mondo della musica tradizionale o della musica popolare, o anche i suoni della natura, perché sono musiche così diverse, che sarà sempre stimolante vedere come la musica contemporanea prende ispirazione da tutti i mondi sonori.

Luca Cianfoni

Autore

Nato con la chitarra tra le mani e tante cose da dire, sempre alla ricerca delle parole giuste. Laureato in Musicologia all'Università "La Sapienza", provo a metter nero su bianco le parole trovate.

Amo la filosofia, le etimologie e le intersezioni della cultura; ma anche un buon vino può bastare.

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