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Da Cuba al Pulitzer: uno sguardo su Tania León

di Redazione - 28 Luglio 2021

Aggiudicandosi il Premio Pulitzer per la Musica 2021, Tania León celebra la sua vita, la sua carriera, la resilienza delle donne nella storia e, soprattutto, la multiculturalità, vero asse portante della sua musica. In occasione di questo importate riconoscimento, abbiamo voluto raccontarvi di lei.

La musica di León è un incontro culturale che sfocia in nuove possibilità espressive. Viene descritta come una delle musiciste più straordinarie che abbia intrapreso la strada dell’interculturalità musicale ed il suo stile non è solo consapevolmente promiscuo, ma è anche progressivo e rappresentativo delle sue origini. 

Docente al CUNY Graduate Center, Tania León è stata nominata Distinguished Professor della New York University nel 2006. Nel 2010 è stata inserita nell’American Academy of Arts and Letters e, nel 2012, ha ricevuto entrambe le nomination ai Grammy e ai Latin Grammy per la migliore composizione classica contemporanea. Da sempre sostenitrice dell’idea di musica come espressione di diversità culturale, León è attiva in festival internazionali e, nel 2010, fonda e dirige “Composer Now”, un festival che vuole dare importanza a tutti i compositori viventi, celebrare la diversità delle loro voci ed onorare il significato dei loro contributi artistici nel tessuto culturale della società di oggi. Sembra così impossibile non vedere nel Pulitzer 2021 il culmine della sua carriera. 

Le origini di Tania León

León nasce all’Avana, Cuba, nel 1943, da una famiglia di origini africane, asiatiche ed europee. Sua nonna la aiuta ad iniziare gli studi in pianoforte e composizione al Conservatorio di Avana e cresce con il sogno e la determinazione di lasciare Cuba e vivere a Parigi. Dopo una lunga attesa, a 24 anni riesce a lasciare Cuba ed arriva a New York come rifugiata, rincorrendo il sogno di diventare una concertista e sollevare la famiglia dalla povertà. Nonostante il suo sogno fosse l’Europa, per motivi di immigrazione rimane negli Stati Uniti dove, due anni dopo, diventa direttrice musicale del Dance Theatre di Harlem, la pioniera compagnia di ballo afroamericana di Arthur Mitchell. Qui, istituisce la Brooklyn Philharmonic Community Concert Series.

In breve tempo diventa direttrice ospite per numerosi ensemble americani e internazionali, promuovendo spesso la musica contemporanea e soprattutto latino-americana. In un’intervista del 2020 con il New York Times, León ricorda di quando nel 1979 riesce a tornare a l’Avana attraverso un programma di ricongiungimento familiare del governo cubano. Quando fa ascoltare le sue più recenti composizioni a suo padre, lui scettico le chiede “Dove sei nella tua musica?” portandola così a riflettere su sé stessa e la sua arte. “Sapeva qualcosa di me che io non riuscivo a presentare nel mio suono” aggiunge. Per ricordare le sue radici, suo padre la porta a una cerimonia della Santería, una tradizione religiosa di origine africana sviluppata a Cuba e si è poi diffusa in tutta l’America Latina e negli Stati Uniti. Qui ascolta la musica poliritmica che faceva parte del suo passato ma che non emergeva nel suo stile compositivo del momento.

“Sono quello che sono, grazie alla mia eredità meticcia e ai miei antenati provenienti da Cina, Nigeria, Francia e Spagna. Sono una cittadina del mondo con una coscienza globale“. 


La sua anima

Al ritorno negli Stati Uniti, León sviluppa un suo stile, influenzato sia dalla musica che fa parte della sua giovinezza cubana che dalla musica classica contemporanea. Le opere di León si estendono da brani da camera, orchestrali e balletti, a numerose composizioni vocali e per pianoforte. Nelle sue armonie prevalgono dissonanza e atonalità, ma la tonalità si afferma sempre in modi sorprendenti e inaspettati. Le sue melodie sono regolari e moderne con esplosioni latine e jazz. La sua musica abbonda di energia ritmica, ritmi complessi, strutture dense e orchestrazioni colorate. La musica di Tania León è interazione tra percussioni, archi, voci, tra schemi ritmici regolari e imprevedibili, tra musica convenzionale e non tradizionale.

“Sono stanca di tutte le nostre etichette. Non sono come vengo definita dalla gente. Non sanno chi sono. Il fatto che io abbia questo aspetto non descrive la mia energia, non descrivere la mia entità. Lo scopo che ho scelto per la mia vita è quello di essere una musicista, una compositrice, una direttrice d’orchestra. Questo è il modo in cui ho deciso di dare il mio contributo all’umanità”.

Uno sguardo alla musica

In una nota di programma scritta da lei stessa, León presenta il suo balletto Inura (2009) come una combinazione di strumenti, linguaggi e ritmi che provengono da diverse culture. La composizione scritta per coro, archi e percussioni include sia linguaggi musicali religiosi afro-diasporici che lo stile europeo e americano della musica da concerto. Con Inura, León non solo esprime il potenziale della conversazione musicale fra diverse culture, ma illustra anche quanto questo stile possa beneficiare le nuove generazioni di ascoltatori.


Indigena
, un brano per orchestra da camera scritto nel 1991, utilizza tredici musicisti con strumenti convenzionali per evocare musicalmente la celebrazione del Carnevale caraibico. Qui, come in altre sue composizioni, le trombe prevalgono, prendendo eloquentemente il sopravvento a metà del brano e suonando sia melodie jazz che altri temi contemporanei e frastagliati.


Stride
e il Pulitzer

Ma il culmine della sua carriera è arrivato quando Tania León, che ora ha 78 anni, vince il Premio Pulitzer per la musica 2021 con Stride. Questa composizione orchestrale fa parte del “Project 19” della New York Philharmonic, dove 19 compositrici sono state commissionate per comporre brani che onorassero il centenario del 19° emendamento americano sul diritto di voto delle donne. 

Per Stride, Tania León si è ispirata a Susan Anthony, attivista e pioniera dei diritti per l’emancipazione e il suffragio delle donne, ma anche ad altre donne inclusa sua nonna, donna da lei descritta come molto liberale che voleva la nipote avesse un’ottima educazione ed opportunità per una vita migliore. La giuria del Pulitzer ha descritto il suo brano come un “viaggio musicale completo e sorprendente, con una potente sezione di ottoni e motivi ritmici che incorporano le tradizioni della musica afroamericana degli Stati Uniti e caraibica in un tessuto orchestrale occidentale“. La compositrice fa riferimento alla resilienza quando parla di questo brano, e si collega alla vita di Susan Anthony come a quella di ogni donna su questo pianeta. Per Tania, Susan Anthony è andata avanti, nonostante tutti i vincoli e le difficolta, camminando con passo deciso fino al compimento della sua missione. Questo è esattamente ciò che Stride trasmette nell’ascoltarlo. Qualcosa che va avanti, una resilienza che rappresenta la lotta e al momento stesso, il movimento.

Questa sensazione di movimento continuo e fluido viene data senza dubbio dalle percussioni connesse con le trombe per tutto il brano. La compositrice presenta sonorità americane con l’uso di trombe e ottoni che a lei ricordano Louis Armstrong. Nella sezione finale del brano le influenze cubana e africana sono espresse da una clave africana e i contrabbassi rappresentano con forza e determinazione passi lunghi e pesanti, ciò che in inglese viene definito con stride. Subito dopo, trombe e timpani emergono dal suono dell’orchestra e si affiancano alle trepidanti 19 campane che, trionfanti, onorano il 19° emendamento americano sul diritto di voto delle donne. 

Da un’intervista con il New York Times dopo aver ricevuto il premio dice: “È molto bello essere riconosciuta, ma il premio più grande della mia vita è che sono stata in grado di realizzare un sogno che è iniziato in un posto molto piccolo, lontano da qui, con persone che non ci sono più. Questo per me è Stride, avanzare“.

Serena Scibelli

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