Chopin, quel Notturno a Parigi
di Linda Iobbi - 18 Marzo 2026
La recensione di una pianista al cinema
Premessa necessaria: ciò che state per leggere non è la recensione di una critica cinematografica. Di cinema me ne intendo quanto basta per godermi un film in sala, da puro amatore. Ma di musica, di pianoforte e di Chopin sì, quello è il mio mestiere. E sono uscita dalla proiezione di Chopin – Notturno a Parigi con la voglia di raccontare cosa significa, per chi suona, vedere raccontata la propria arte con rispetto e autenticità. Ecco quindi il mio punto di vista.

Sono uscita dalla sala con una sensazione chiara: quella di aver visto un film che parlava davvero a me, musicista. Chopin – Notturno a Parigi è stata una vera sorpresa.
Partiamo dall’inizio, il suono del pianoforte: quello del pianoforte storico, quello che Chopin stesso avrebbe avuto sotto le dita nei salotti parigini del 1835. Siamo abituati a sentire al cinema il suono del pianoforte moderno, anche in film ambientati nell’800. Questa volta invece con grande sorpresa (e piacere!) ho sentito il suono di un pianoforte storico, più fedele al soggetto rappresentato.
Partiamo dall’inizio, il suono del pianoforte: quello del pianoforte storico, quello che Chopin stesso avrebbe avuto sotto le dita nei salotti parigini del 1835
Ciò che mi ha conquistata davvero è stato il modo in cui il film ha saputo raccontare il processo creativo. C’è una scena, in particolare: Chopin che compone il finale della prima Ballata op.23. Abbozza qualcosa, si ferma, riprova. Si innervosisce, si alza, torna al pianoforte. Passa la notte così, a cesellare, a cercare, tentando nuove strade, tornando sui passi… solo all’alba la musica prende la forma che oggi conosciamo. E posso dire: finalmente una rappresentazione autentica! Spesso il cinema ci propina l’idea romantica e falsa del compositore che, in un lampo di genio, trascrive il brano già perfetto. La percentuale di probabilità che succeda una cosa del genere è davvero dell’1%. Il processo creativo è lungo, estenuante e a tratti doloroso così come viene rappresentato.
Spesso il cinema ci propina l’idea romantica e falsa del compositore che, in un lampo di genio, trascrive il brano già perfetto
Ho apprezzato molto la performance di Eryk Kulm che durante il film suona dal vivo, senza controfigura. Il fatto che abbia studiato per mesi e interpreti personalmente i brani rende ogni scena musicale più vera. E il suo volto, così incredibilmente somigliante ai ritratti di Chopin, ha reso la visione molto immersiva.
Un altro grande pregio del film è la rappresentazione del rapporto tra Chopin e Liszt. Niente rivalità becera, niente odio. Finalmente si racconta la verità: erano amici, prima ancora che colleghi. Certo, poi il loro rapporto si è affievolito, ma la stima reciproca non è mai venuta meno. Liszt, nel film, ascolta la bozza dello Scherzo di Chopin con lo stupore di chi sta assistendo a qualcosa di grandioso. Ed è così che doveva essere. Liszt era il suo primo fan e in quella scena, questa ammirazione si vede tutta.
Sicuramente da esperti, ma il dettaglio più divertente è quello delle esecuzioni degli allievi. Quel modo di suonare così insicuro, con continui cambi di tempo, il tipo di timbro così “amatoriale” rende il tutto molto autentico.
Purtroppo, però, il film ha un difetto che non posso ignorare: è troppo lungo e si perde. Lo dico da spettatrice amante del genere, non sicuramente da esperta ma a metà pellicola ho iniziato a guardare l’orologio e a contare il tempo che mancava alla fine. La storia si concentra sugli ultimi anni di Chopin, dalla diagnosi di tubercolosi alla morte. Non c’è una vera e propria trama ma più un percorso interiore. Non mi aspettavo certo momenti di suspense, non è un film d’azione, ma ho sentito la mancanza di tensione che ci si aspetta invece da un film drammatico. Il film è un viaggio emotivo e riflessivo. Tutto bello ma poteva essere raccontato in mezz’ora di meno. La tensione si è velocemente affievolita, e il ritmo ne ha risentito.
In sintesi, per come la vedo io, Chopin – Notturno a Parigi è un film essenzialmente per musicisti. Un film che parla la nostra lingua, che rispetta la nostra arte e che ci regala un ritratto umano e vicino alla realtà del compositore. Non è perfetto, e a tratti ho percepito il tutto come una bella opportunità mancata, ma sicuramente merita di essere visto.
