Ultimo aggiornamento20 maggio 2024, alle 19:28

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Sirene, forche e folletti – Il pianismo macabro di Gaspard de la Nuit

Il legame fra poesia e musica è sin da tempi immemori vettore in grado di far luce sulle sfumature più sottili di due forme d’arte estremamente affini e spesso non comprese a fondo quando prese singolarmente.

Va detto, però, che per quanto la presenza di brani ispirati a scritti poetici sia addirittura assiomatica nell’opera omnia di ogni compositore che noi oggi immortaliamo nel nostro piccolo grande Olimpo, una risonanza perfetta fra due menti geniali sfiora la rarità di un’eclissi solare.

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L’impressionismo materico di Kaija Saariaho

Korvat auki, “orecchie aperte”, è il nome di una società fondata nel 1977 da un gruppo di compositori finlandesi. Il loro intento era quello di diffondere la produzione dei compositori emergenti locali, spesso trascurata dalle grandi istituzioni, tramite l’organizzazione di concerti e seminari.

Poiché i desideri più accesi, nonché le preoccupazioni più incalzanti di un musicista riguardano il suono, l’esortazione a tenere le orecchie aperte sembra rispondere a un’esigenza primaria, prioritaria. In alcuni casi, tuttavia, risulta particolarmente difficile relegare l’esperienza di ascolto a un fenomeno esclusivamente acustico. Questa l’impressione che suscita la musica di uno dei membri fondatori della società.

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