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Un happening a Mittelfest: Murphy “erede” di Russolo?

di Alessio Screm - 4 Settembre 2021

Non è stato un concerto e giustamente non era annunciato come tale. Anche se figurava tra gli eventi musicali della programmazione di questa edizione di Mittelfest, festival di Cividale del Friuli che investiga da trent’anni le culture del centro Europa facendone incontrare le arti, con un titolo programmatico quest’anno dedicato agli Eredi.
Lo spettacolo, o meglio performance I don’t want to be an individual all on my own di sabato scorso al Teatro Ristori, è stato qualcosa di indubbiamente insolito, un tipo di produzione che si stenta a vedere in Italia, molto gettonato invece nel Regno Unito, in Germania, Olanda, Paesi Bassi, Francia.

La protagonista, nonché ideatrice e “one girl show” della pièce tra musica e teatro, altro dal melodramma, dall’intermezzo, dal vaudeville, dall’operetta, dalla rivista, è Genevieve Murphy, scozzese classe 1988, laureata in musica e composizione nei conservatori di Glasgow, Birmingham e l’Aia, giovane richiesta con commissioni apposite e recentemente premiata come membro onorario del The Royal Birmingham Conservatoire. Combina teatro, arte visiva e musica contemporanea. O meglio rumori, di natura umana o generati da sirene, fischietti, palloncini, strumenti musicali giocattolo, suoni che vengono elettronicamente elaborati da dispositivi, live electronics, loops station, ascolti binaurali, tastiere e sintetizzatori.

Genevieve Murphy a Mittelfest

Il tutto calato in una trama che è la ricerca di una vera connessione in un mondo individualizzato. Una storia che racconta la festa di compleanno di Genevieve che compie otto anni, nata lo stesso giorno della madre che ne compie quarantadue, la quale ha indetto per l’occasione una festa invitando a casa gli amici di lei ed i suoi, per cui succedono una serie di accadimenti, alcuni scontati ed altri imprevisti, dove pare che nessuno si diverta. L’autrice e performer, definirla qui musicista pura sarebbe un’evidente forzatura, ha raccontato tutto in prima persona, lei sola, dividendosi tra i due personaggi femminili e ricreando seduta stante una serie di ambientazioni sonore che richiamano alla festa.

Un parlare confuso tra strepiti, gadget carnevaleschi, trombette, fischietti, alternando la produzione e riproduzione di questi effetti, per cui ognuno si scopre essere il segnale riconducibile a termini ricorrenti, con la recitazione e momenti cantati. Cenni di vocalizzi a cappella, brani di impronta emo-pop e una danza apotropaica su un abito di stropicciamenti composto da strisce di pellicola cinematografica. Il tutto in una ambientazione scura, senza scene, con il palcoscenico occupato solo dalla performer, dai dispositivi elettronici e da barre metalliche mobili a led variamente colorati.

La sua performance di rumori ricorda le invenzioni di Luigi Russolo

Sapevo che non avrei assistito ad un concerto classicamente inteso. Sapevo anche che non si trattava di un’esecuzione musicale convenzionale, ma pensavo comunque che l’appuntamento avesse cpiù del musicale che del teatrale, sbagliandomi. Ma, se intendiamo musica anche la recitazione stessa, gli effetti sonori, i rumori d’ambientazione, la voce parlata, le vibrazioni prodotte da oggetti che non sono riconoscibili come strumenti musicali, nella miscela d’arti cui ho curiosamente assistito, nell’essenza degli usi anche interessanti che si è fatto dei suoni, credo che l’evento, tolta la recitazione, sia stato molto simile o riconducibile a quegli esperimenti, o dimostrazioni, o performances, che il padre dell’Intonarumori Luigi Russolo iniziava a condurre ed a presentare in giro per l’Europa a partire dal 1913.

Il suo “strumentarium”, fatto di crepitatori, gorgogliatori, ronzatori, stropicciatori, ululatori e via discorrendo, via via prodotto e utilizzato anche in forma di concerto e per i drammi teatrali di Filippo Tommaso Marinetti, sembra infatti trovare, per rifarci al titolo programmatico di questo Mittelfest, un’”erede” proprio in Genevieve Murphy. Che cosciente o incosciente rilegge e si fa prosecutrice, ammodernandolo col digitale, di questo patrimonio futurista che è alla base del suo spettacolo, essenza ispiratrice e Leitmotiv del suo applaudito “I don’t want to be an individual all on my own”.

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