Ultimo aggiornamento 9 luglio 2026, alle 13:55

A prova d’incongruenze: due parole sul caso Chaminade

di Margherita Succio - 6 Luglio 2026

Riguardando indietro al mio esame di maturità dal carattere utopico, isolante e criticato da tutti come “una passeggiata”- come accade ogni anno ai maturandi, per qualche motivo sempre i responsabili morali delle continue modifiche all’esame e le sue modalità – ricordo la sensazione lucida di star concludendo qualcosa, di trovarmi sull’uscio della mia prima gioventù e di dover ancora attraversare il simbolo di quest’esame, che acquisisce in ognuno di noi una certa nobiltà una volta che lo si guarda da lontano. Come tutti i maturandi ho atteso stressata l’uscita delle prove, ho pregato che non uscisse chimica (e invece…), mi sono esaltata sapendo di poter dare il meglio nelle materie dove mi sentivo pronta, quasi arrogantemente decisa a creare conflitti durante l’orale per farmi grossa delle mie passioni e di quello che avevo studiato. La maturità è anche questo: un confronto con se stessi e con il percorso, un’occasione di testarne un’ultima volta l’entità, rimanendo un’ultima volta nella corrente del disaccordo adolescenziale, nella speranza a posteriori di non perdere mai l’adrenalina del dissenso e dello spirito critico.

Tra tutte le varie polemiche e approssimazioni, il clamore della notizia fine a se stessa e il silenzio imbarazzante che ne è seguito, ciò che rimane purtroppo ignorato dall’opinione pubblica è proprio la tristezza e la delusione dei maturandi. Di fronte a un testo di una prova pieno di errori gli studenti non hanno potuto vivere appieno l’esame nella sua interezza e sacralità e hanno protestato in modo netto, informato, adulto, in un tentativo altissimo di raggiungere chi la prova l’ha creata e presentata. In questo articolo facciamo chiarezza sull’entità degli errori, il valore delle fonti, e l’occasione persa per portare luce su un elemento che troppo spesso s’ignora, quando si parla di giovani: conosciamo il senso della serietà, dell’ufficialità. E conosciamo bene il valore della reciprocità.

I. La prova

La seconda prova di maturità del liceo musicale si divide in due parti, la cui prima è l’analisi di un brano dato. Sono richieste capacità di lettura della partitura, armonia, analisi, forma. Il brano presentato quest’anno è L’Ondine, di Cécile Chaminade. Un breve brano per pianoforte solo, dalla giusta durata per un’analisi in questo contesto e un pezzo non così conosciuto. Una prova quindi adatta, una buona scelta. I maturandi si trovano però di fronte a un testo incongruo, alcuni ascoltando la traccia data si accorgono che i due materiali – il testo e la traccia audio – non corrispondono. Sono gli studenti ora nella situazione di poter ammonire l’istituzione, di pretendere che il materiale da analizzare sia almeno corretto. Matteo Di Massa, studente del liceo musicale di Latina, non si tira indietro e scrive una lettera aperta al Ministro Giuseppe Valditara, e lo fa elencando tutti gli errori e spiegandone l’entità. Soprattutto, sottolinea con estrema lucidità la richiesta e il mancato rispetto nei confronti degli studenti: “non si tratta di cercare polemiche. Si tratta di pretendere il minimo indispensabile: che il materiale fornito dal Ministero sia corretto, verificato e all’altezza della serietà che viene richiesta agli studenti“.

Non si tratta di cercare polemiche. Si tratta di pretendere il minimo indispensabile: che il materiale fornito dal Ministero sia corretto, verificato e all’altezza della serietà che viene richiesta agli studenti.

II. Gli errori e la lettera aperta

Non si tratta di sviste ma errori strutturali. Di Massa presenta tutte le discrepanze prima in un elenco, poi le sottolinea in partitura. C’è davvero di tutto: ottave, alterazioni, intere battute sbagliate, incongruenze. In uno splendido lavoro di critica e analisi, Di Massa allega quindi insieme a una lettera asciutta materiale formalmente ineccepibile, in quella che risulta una critica aperta ben più alta, completa e coerente della risposta ottenuta dal ministero (che vedremo a breve).

Gli errori non si concentrano in una sezione del brano, ma sembrano essere quasi equamente disposti. Di Massa li elenca così:

E così via. Gli studenti non si stanno quindi lamentando di un’inezia, non si stanno aggrappando a qualcosa di effimero e inconsistente per mancanza di volontà né per accendere una polemica fine a se stessa. Gli studenti in questo caso pretendono una revisione della prova e chiarimenti ufficiali: “chi studia musica sa bene che una singola nota può modificare una funzione armonica, una condotta delle parti o l’interpretazione di un passaggio. Chiedere a migliaia di studenti di sostenere una prova nazionale piena di inesattezze significa compromettere l’affidabilità stessa dell’esame.”

Chi studia musica sa bene che una singola nota può modificare una funzione armonica, una condotta delle parti o l’interpretazione di un passaggio. Chiedere a migliaia di studenti di sostenere una prova nazionale piena di inesattezze significa compromettere l’affidabilità stessa dell’esame

Ho letto tra i vari tentativi di concretizzazione della questione diverse analogie con materie diverse, e che sono oggetto di valutazione in tutti i licei: il confronto con una formula matematica errata, una prova di letteratura con errori grammaticali, sintattici, e così via. “Cosa sarebbe successo se si fosse trattato di una prova di matematica?” e “a nessuno interessa la musica classica, e questo si dimostra nella superficialità della preparazione delle prove”. Correlazione che però in questo caso non significa casualità. Capiamo perché.

III. L’importanza delle fonti, once again

Nella lettera aperta emerge un secondo e più problematico punto: il testo presentato non sarebbe edito. La partitura presentata alla prova sembra essere stata reperita online da MuseScore, pubblicata da un utente sulla piattaforma e quindi lontana dalla verifica di un’edizione critica. Sembra quindi il prodotto di una superficialità di partenza, dalla quale il ministero non è riuscito a fuggire visto il suo primo intervento: già il giorno dopo l’esame, ovvero il 20 giugno, sul sito del ministero si trova tra le prove accessibili e scaricabili la partitura originale, edita, e non più la versione piena di errori. Questo accade prima ancora che la lettera venga resa pubblica, ed è per questo che parlo di correlazione. Da un’inchiesta de Il Post emerge un atteggiamento del ministero particolarmente incoerente, goffo, che non ha nulla a che vedere con l’interesse e l’importanza data alla musica classica e i suoi luoghi di studio. Il ministero non è contro gli studenti né disinteressato a dare delle fonti verificate a questo indirizzo scolastico: lavora male, tutto qui.

A Il Post il ministero racconta prima di aver presentato una prova corretta – ammettendo quindi senza imbarazzo di aver presentato una fonte non verificata – poi testimonia la necessità di avere un formato PDF del testo aperto, quindi modificabile, senza specificarne il motivo. Da queste dichiarazioni viene solo condivisa la necessità di avere un formato di questo tipo per sottoporlo a una studentessa ipovedente. Per quale motivo sarebbe mai servito un formato modificabile? Su questo punto non ho trovato risposte.

Si fa quindi poi marcia indietro a quanto dichiarato all’inizio, con la dichiarazione di Flaminia Giorda, responsabile dal 2020 del Servizio ispettivo e la Struttura tecnica degli esami di Stato: “Secondo quanto riferito dalla coordinatrice del gruppo di lavoro che si è occupato della seconda prova del liceo musicale, ci sono alcune imprecisioni nella corrispondenza tra lo spartito e il brano suonato fornito in mp3: ma non hanno in alcun modo inficiato la validità della prova.”

“Secondo quanto riferito dalla coordinatrice del gruppo di lavoro che si è occupato della seconda prova del liceo musicale, ci sono alcune imprecisioni nella corrispondenza tra lo spartito e il brano suonato fornito in mp3: ma non hanno in alcun modo inficiato la validità della prova.”

Piena ammissione di responsabilità e allo stesso tempo chiusura, fuga da qualunque dialogo con gli studenti e i docenti. Il ministero ammette la sua mancata scientificità e allo stesso tempo la definisce come un dettaglio, una mancanza irrilevante per il risultato. L’unica consolazione rimasta agli studenti è appoggiarsi alla comprensione dei docenti che, di fronte al materiale sottoposto e sul quale non hanno alcun controllo, si trovano nella situazione difficile e contorta di valutare una prova storta, disgiunta che potrà solo dare dei risultati ingiusti.

La riflessione da fare non riguarda quindi la valutazione della musica classica in Italia, bensì il modo in cui la società e quindi chi ci governa affronti la veridicità, la scientificità dei luoghi d’esame e la sacralità del momento della valutazione. Si pretende oggi in tutti i contesti di verifica, dai concorsi pubblici alle audizioni, o i concorsi strumentali, un grado di preparazione e di perfezione sempre più alto, sempre più irraggiungibile: vi si aggiunge poi la burocrazia, i sistemi di valutazione ancora da migliorare, e in mezzo a questo grande baccano di regole rimangono gli individui con i loro obiettivi e i loro sogni, i loro bisogni. C’è quindi una forte dissonanza tra il grado di preparazione richiesto per accedere alle prove e la professionalità con la quale i governi creano questi luoghi di valutazione, in un gioco sfasato, dove le regole contano sempre un po’ di più per chi ha bisogno di superare quell’esame, quel concorso. Cos’avrebbero voluto i ragazzi? Che si annullasse la prova, o che si presentasse un secondo tentativo con il materiale corretto? Il ministero non se l’è chiesto, ha minimizzato questa grande superficialità e ha perso un’altra grande occasione per capire gli studenti, per ascoltarli e fare esperienza dell’erroneità.

Per tutti gli studenti e soprattutto per chi fa musica e si occupa di scienze molli il rapporto con lo scarto e l’errore è parte integrante del processo di ricerca, di scoperta di se stessi e della posizione che si occupa nella società, nell’ambiente che si frequenta. Di fronte a quest’episodio che a distanza di due settimane è caduto nell’oblio, gli studenti non sono stati solo ignorati (ancora una volta), ma sono stati privati dell’esperienza della scomodità dell’incidente, della superficialità altrui, senza essere visti e compresi nella loro critica. Quando il dissenso è minimizzato, costantemente messo da parte in un continuo processo di gaslighting anche di fronte a dati di realtà, come questa prova, si dà nutrimento alla sensazione di abbandono, di sfiducia negli adulti che, nel processo di crescita degli adolescenti e dei giovani è sempre di più un’esperienza permanente e non più passeggera in quanto tipica di quest’età.

Il fatto che questo episodio sia successo nei licei musicali non è un attacco o una dimostrazione di mancate capacità musicologiche del ministero, ma ancor prima un disinteresse che si verifica in questo contesto solo perché con un pubblico minore, e quindi automaticamente di scarsa importanza mediatica. A questi maturandi resterà l’esperienza di un’ingiustizia riconosciuta senza imbarazzo e finita senza alcun confronto, senza disponibilità. Andranno nel mondo dei conservatori e dell’università con l’esperienza diretta delle istituzioni che non si curano appieno dell’ambiente di valutazione né delle loro responsabilità nei confronti degli studenti e quindi degli individui. Non bisogna quindi stupirsi della rabbia e della sfiducia dei giovani, se il loro dissenso finisce sempre in una banalizzazione collettiva.

Margherita Succio

Autrice

Proud Gen Z che prende più aerei che autobus, legge tanti libri perché ha l'ansia di non averne letti abbastanza.

Musicista curiosa e grande amante della musica da camera, è titolare della Borsa di Eccellenza della Confederazione Svizzera per ricercatori e artisti stranieri ed è autrice e content creator per Quinte Parallele dal 2021.

Attualmente frequenta il suo secondo Master of Music presso il Conservatorium Maastricht con Gabriel Schwabe.

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