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Ricercare la musica: il clarinetto di Nicolai Pfeffer

di Marta Jane Feroli - 25 Ottobre 2021

Il prossimo 5 Novembre sarà qui in Italia il prestigioso clarinettista Nicolai Pfeffer. Il musicista tedesco e l’Orchestra della Toscana guidata dal M° Markus Stenz replicheranno la loro collaborazione già da tempo consolidata, cimentandosi in un programma che viaggia nel tempo e nello spazio, da Mozart a Busoni, passando per Strauss. In attesa di questo appuntamento che avrà come sfondo il Teatro Verdi di Firenze, lo abbiamo incontrato e intervistato per voi.

Nicolai Pfeffer in realtà è ormai di casa con la ORT e il M° Stenz, avendo già debuttato con loro con il disco “Affinità elettive” del 2020, per l’etichetta discografica NovAntiqua, dove ancora una volta a segnare il suo cammino è l’immancabile K 622, il Concerto per clarinetto e orchestra di Mozart: fu proprio questo concerto che da bambino lo affascinò talmente tanto da spingerlo ad avvicinarsi al clarinetto e oggi è uno dei pezzi forti del suo repertorio.

Nicolai Pfeffer incarna allo stesso tempo la moderna e antica immagine del musicista completo: un clarinettista che non si accontenta di essere un abile esecutore, ma investe energie in una ricerca musicologica dettagliata e profonda che va oltre il soddisfare l’esigenza della prassi esecutiva. Che in mano abbia lo strumento, o una partitura antica, la sua missione è quella di rendere esaltante il mondo del clarinetto, e lo fa battendosi su diversi fronti, combinando l’esperienza editoriale con quella del concertismo e della didattica.

Nel ruolo di clarinettista vanta un’abilissima dote interpretativa, che sfoggia come solista, ma anche in formazioni cameristiche, ed è stato elogiato spesso dalla critica per la sua capacità di miscelare il controllo tecnico assoluto con una musicalità brillante, regalando abbondanti pennellate di colori con il suo timbro sonoro unico e inconfondibile.

Ma Nicolai Pfeffer non è solamente un abile concertista, bensì lo troviamo impegnato a livello filologico a mettere a punto nuove edizioni accademiche di grandi capolavori, attraverso un’attenta e dettagliata analisi di testi autografi e antiche stampe di compositori. Quando si cimenta in questo lavoro editoriale, nel confrontarsi con una partitura spesso ne riconsidera la scrittura dal principio, dando un grande spessore alla revisione e di riflesso all’interpretazione. Nei suoi step lavorativi troviamo spesso il confronto quasi maniacale con il manoscritto, le prime edizioni e le successive, per stabilire una versione quanto più possibile vicina alle intenzioni del compositore. Il suo lavoro è talmente certosino e dettagliato che ha ricevuto attenzione, consensi e riconoscimenti internazionali e le sue edizioni critiche sono state pubblicate da G. Henle Verlag, Breitkopf & Härtel, Bärenreiter e Peters Edition.

Inoltre Pfeffer scrive interessanti arrangiamenti per clarinetto tratti dalle più belle pagine del virtuosismo non solo destinato al clarinetto, ma anche dal materiale operistico. Le sue stesse interpretazioni assecondano la sua scrittura, incarnando così con il clarinetto l’idea di lirismo del brano originale.

Con questa sua attività Pfeffer ci riporta indietro nel tempo, quando, prima del purismo del Novecento, le trascrizioni e le trasposizioni erano molto diffuse.

Inoltre, il nostro Nicolai vanta un importante impegno sociale di divulgazione musicale, grazie al programma educativo Rhapsody in School, un progetto di alto profilo a livello nazionale, che offre l’opportunità di condividere e trasmettere la propria passione musicale nelle scuole primarie e secondarie del paese.

Maestro, lei è stato capace di oltrepassare i confini del suo strumento, come si combinano per lei l’approccio tecnico, storico ed estetico nell’esecuzione musicale?

L’esecuzione musicale per me è un momento dell’anima, un momento che arriva quando l’anima può esprimersi liberamente attraverso il suono del mio clarinetto. Affinché questo accada, è importante che i parametri tecnico-musicali siano ben preparati e si pongano ottime basi strumentali già dalla tenera età. Proprio per questo, anche come docente di clarinetto nelle università di Colonia e Hannover, ritengo sia molto importante la promozione e la divulgazione musicale.

Sappiamo, infatti, che lei è impegnato anche nell’insegnamento come docente di strumento in vari corsi. Qual è la sua idea di didattica musicale?

Credo che non esista una ricetta per una didattica strumentale universale, perché un buon insegnante deve sempre essere orientato verso l’allievo. Specialmente nei corsi avanzati, il mio compito come insegnante è quello di suscitare curiosità, di esplorare con sensibilità ciò di cui gli studenti hanno bisogno e di fornire loro diverse idee musicali e d’ispirazione. Eraclito disse una volta: l’educazione non è il riempimento di barili, ma l’accensione del fuoco.

Editore ed interprete, didatta e musicologo, come fonde e organizza i suoi diversi profili professionali?

Principalmente sono un musicista, professore e docente per clarinetto. Come editore, musicologo e arrangiatore lavoro secondo l’ispirazione del momento. In questi giorni, ad esempio, ho finito l’arrangiamento della Première Rhapsodie di Debussy, per clarinetto, arpa, flauto e quartetto d’archi, di prossima pubblicazione.

È appassionato di ricerca musicologica o il suo obiettivo è più una ricerca finalizzata alla prassi esecutiva?

Io sono anzitutto un musicista. La musicologia è molto interessante, ma per me suonare rimane sempre la cosa più importante di una ricerca musicologica fine a se stessa.

Come sceglie il tipo di repertorio da affrontare e quali sono i suoi step di analisi, studio e ricerca?

La scelta per me è molto semplice: scelgo solamente i brani che mi piacciono o che mi ispirano. Il processo è sempre lo stesso: quando preparo una nuova edizione per un editore, il primo step è sempre quello di trovare tutte le fonti, per esempio i manoscritti delle prime pubblicazioni. Le valuto e infine scelgo la fonte più autorevole. In qualche occasione riesco a trovare le lettere dei compositori inviate ai loro editori, e mi aiutano a capire quale delle fonti sia la versione migliore per il compositore. A questo punto ho la base per il mio lavoro, da qui posso partire per cercare eventuali errori nella pubblicazione e arrivare ad una nuova edizione critica.

Dunque la ricerca è un fondamento stesso del suo essere artista?

Si, la ricerca è fondamentale nel mio essere artista e di conseguenza, abbraccia tutti i lati del mio essere musicista. Senza la ricerca non potrei essere un buon docente o un concertista.

Quale è il suo obiettivo nell’intraprendere un lavoro di analisi musicologica? 

Il mio obiettivo è quello di capire meglio il pezzo, lo stile del compositore e lo stile dell’epoca. Sono convinto che quando si riesce ad entrare nell’immaginario del compositore e del suo tempo, si riesce a comprendere l’opera allo stesso livello del compositore, e questo ci aiuta a rendere più chiara l’interpretazione. Sembra presuntuoso porsi un obiettivo di questo genere, ossia arrivare a capire esattamente il pensiero del compositore, ma io aspiro proprio a questo, e se vogliamo è lo stesso lavoro che fa un attore.

Uno strumento come il clarinetto non conosce carenza nella sua letteratura, cosa l’ha spinta a realizzare trascrizioni tratte dal repertorio operistico?

Anzitutto adoro l’opera italiana e credo che la voce umana sia un modello formidabile per ogni musicista, poiché è profondamente ricca di colori, timbri ed espressioni. Il clarinetto cerca di imitare questo aspetto vocale ed è forse l’unico strumento con questa capacità. Nel Novecento le fantasie operistiche erano molto popolari, soprattutto per uno strumento accompagnato dal pianoforte. A me, invece, l’idea di arrangiare una fantasia operistica per clarinetto ed orchestra mi sembra più vicina all’originale e personalmente la trovo anche molto divertente.

In questo caso, dal repertorio operistico al clarinetto solo, la trascrizione implica necessariamente un’enorme riduzione dell’organico e di conseguenza anche dell’universo timbrico. Come affronta la difficile pratica della trasposizione?

Nel caso dei miei arrangiamenti d’opera, non è stato così difficile, nonostante abbia richiesto molta creatività e non di meno un discreto senso dello stile per compositori come Verdi e Bellini. I miei arrangiamenti sono orchestrazioni di famose fantasie operistiche del XIX secolo, come ad esempio singole arie famose di un’opera, trasferite allo strumento e poi eseguite generalmente in maniera virtuosistica. Il clarinetto, essendo uno strumento dal forte caratterte lirico, rende molto bene questo trasferimento. Tuttavia, l’orchestrazione richiede molta esperienza e anche le parti composte liberamente devono essere completate nello stile del compositore in modo che l’arrangiamento risulti organico.

Parliamo del lavoro editoriale e discografico realizzato per la revisione del Concerto di Stamitz, quali esigenze ha voluto soddisfare con questo progetto?

Ho lavorato a questo disco con due propositi: presentare la nuova edizione critica di quest’opera dopo 70 anni, pubblicata dall’editore Henle Verlag di Monaco, ma soprattutto per poter suonare questa musica meravigliosa. L’obiettivo di un’edizione critica è sempre lo stesso: offrire ai musicisti gli spartiti migliori per il proprio lavoro, proponendo una versione, la più vicina all’ultima volontà del compositore.

Cosa ci dice del suo progetto Mozart? 

L’idea di principio è sempre stata quella di registrare un’opera importante per clarinetto. Ovviamente Mozart ha scritto il concerto più bello in assoluto per questo strumento. Il Progetto Mozart è nato durante il primo lockdown, quindi per realizzarlo è stato indispensabile, per me e Lucia Quadrini, trovare un direttore d’orchestra di altissimo livello e una grande orchestra. Io conoscevo Markus Stenz dai tempi dell’Opera di Colonia in Germania, dove ho suonato varie volte. Stenz è un musicista straordinario, così ho deciso di contattarlo e proporgli il progetto. È stato da subito entusiasta, così mi ha proposto di lavorare insieme ai fantastici musicisti dell’Orchestra della Toscana. Abbiamo organizzato tutto in una sola mattinata.

Dalla Germania come vede l’organizzazione concertistica italiana? 

Devo dire che l’organizzazione concertistica italiana è impressionante. Specialmente durante la pandemia, gli italiani sono stati molto flessibili, velocissimi con i concerti in rete, con i concerti in streaming fatti a casa. Una cosa che amo veramente degli italiani è che non sono complicati come i tedeschi, ma sono più flessibili e aperti.

Quali sono i suoi prossimi progetti?

Abbiamo già registrato un nuovo CD con l’Orchestra della Toscana, ma questa volta con un programma completamente diverso ed emozionante. Ora sono molto impaziente di suonare il Concerto per clarinetto di Mozart a Firenze all’inizio di novembre, e realizzare nuove pubblicazioni di musica di Brahms, Debussy e Rossini.

Ciao!

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