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Pavel Vernikov e il Piccolo Violino Magico

di Redazione - 10 Luglio 2021

A San Vito al Tagliamento, splendido borgo medievale del Friuli Venezia Giulia, si tiene da cinque edizioni un concorso internazionale violinistico destinato ad enfant prodige dai 10 ai 14 anni provenienti da tutto il mondo: Il Piccolo Violino Magico. Un concorso unico per tante ragioni che quest’anno è riuscito, nel rispetto di tutte le norme, ad ospitare diciassette giovanissimi talenti dell’archetto provenienti da: Austria, Croazia, Germania, Svizzera, Spagna, Regno Unito, Bulgaria, Turchia, Ucraina, Stati Uniti, Colombia, Corea, Cina e Singapore. È parte del network European Union of Music Competitions for Youth e le finali, in programma domenica 11 luglio alle ore 14, vengono trasmesse sul canale televisivo newyorkese “The Violin Channel”, il portale violinistico più seguito al mondo, oltre che sui canali Facebook e YouTube del concorso.
Abbiamo avuto il piacere di intervistare il direttore artistico, ovvero il celebre concertista Pavel Vernikov, tra i più insigni violinisti del tardo Novecento e del nostro secolo, artista che non ha certo bisogno di presentazioni.  

Maestro Pavel Vernikov, ogni violino ha la sua anima che mette in vibrazione fondo e tavola armonica per suonare bene. Così ogni concorso deve averne una, per funzionare al meglio e dare i giusti risultati. Lei, in qualità di direttore artistico, è l’anima del Piccolo Violino Magico.

L’anima è molto importante, ma è altrettanto importante anche il cervello. In questo caso il cervello è quello del direttore organizzativo Domenico Mason. Insieme riusciamo a realizzare questo concorso, incredibilmente anche quest’anno, particolarmente difficile. È un miracolo, se consideriamo le terribili cose che succedono a causa della pandemia. E pensare che in questa piccola cittadina friulana, San Vito al Tagliamento, anche in questa edizione ospitiamo bambini violinisti bravissimi, da Singapore, dal Giappone, dall’America e chiaramente da tutta Europa. Non pare vero, non credevamo fosse possibile. 

Come è nato il Piccolo Violino Magico?

È nato nel 2016 ed è alla sua quinta edizione. L’anno scorso abbiamo dovuto rinunciare, con molto dispiacere, per i motivi che tutti conosciamo. È nato come un gioco, volendo dare la possibilità a bambine e bambini, ragazze e ragazzi, enfant prodige da tutto il mondo, di suonare con l’orchestra. Una cosa rarissima nei concorsi di questo genere, per cui qui, in tutte le fasi, i concorrenti suonano accompagnati da un’orchestra da camera, l’Accademia d’Archi Arrigoni, preparatissima, e in finale accompagnati da un’orchestra sinfonica, quest’anno la FVG Orchestra, tutto sotto la direzione di un direttore bravissimo come Giancarlo Guarino. In questo senso il Piccolo Violino Magico è unico al mondo, non ha uguali.

Per queste ed altre specialità, Il Piccolo Violino Magico si è fatto presto conoscere da diventare un modello da imitare, dico bene?

Dopo gli esperimenti delle prime edizioni, la cosa è diventata grandiosa. Il concorso è sempre più famoso, famosissimo, tanto che più di qualcuno lo paragona al Menuhin. Qui ci sono meno soldi per organizzarlo, ma in compenso c’è molto più entusiasmo, da parte dei concorrenti, dell’orchestra, della giuria e del pubblico. Il Menuhin ha da poco inserito, secondo me ispirati da noi, la sezione dell’encore che prima non aveva. Noi inoltre, abbiamo da sempre una prova in cui i concorrenti duettano con un membro ogni volta diverso della giuria, in questo caso nel primo tempo del doppio concerto in re minore di Bach. Quest’anno, nonostante tutte le incertezze causate dalla pandemia, abbiamo comunque avuto più di sessanta iscritti e questa ritengo sia tra le edizioni meglio riuscite. È difficile e finanche imbarazzante doverne scegliere diciassette quest’anno per le fasi semifinali. E quattro per la finale. Il livello è altissimo.

Tre round, per repertori che dal Barocco raggiungono il Romanticismo e si spingono fino al Novecento, nella libera scelta dell’encore solistico. Non dev’essere facile per la giuria, di cui lei è Presidente, scegliere.

Quello del presidente è un ruolo difficile. In questo caso, a differenza del calcio in cui l’arbitro può anche prenderle, non si arriva a tanto. È comunque una grande responsabilità, sono tanti gli aspetti da valutare, insieme a tutti i colleghi. Anche noi dobbiamo dare il nostro meglio. Mi aspetto delle sorprese. Per fare un altro paragone scherzoso, qui nella patria dei vini: c’è a chi piace di più il vino bianco, chi il rosso o chi come me preferisce i prosecchi. Questa direi che è un’edizione particolarmente frizzante. Sono soddisfatto e speriamo che possa continuare senza più soste. È la pandemia che deve finire e il concorso continuare, non il contrario. 

Alessio Screm

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