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Isabella Vasilotta racconta il Concours d’Orléans

di Valerio Sebastiani - 31 Marzo 2022

Il Concours International de piano d’Orléans è l’unico concorso al mondo dedicato al repertorio pianistico dal 1900 al 2022. Nella sua quindicesima edizione, che si terrà dal 4 al 10 aprile, ventisei pianisti sotto i trentasei anni, provenienti da quattordici paesi, si incontreranno mostrando al pubblico le più variegate sfaccettature della musica contemporanea. Ancora una volta, questo concorso biennale fondato da Françoise Thinat, ora sotto la direzione artistica di Isabella Vasilotta, affermerà la sua vocazione di portabandiera del repertorio pianistico contemporaneo, rivelando giovani artisti in formazione per permettere loro di affacciarsi sulla scena della musica d’arte contemporanea.

In questa intervista Isabella Vasilotta racconta il Concours d’Orléans, presentando gli elementi costituenti del festival, che non si limita a dare l’opportunità ai giovani interpreti di esibirsi, ma garantisce al vincitore un vero e proprio percorso di formazione artistica e professionale.

Il 2020 è stato un anno molto impegnativo a causa del Covid, però noi siamo stati il primo concorso al mondo ad aver luogo dall’inizio alla fine tra la prima e la seconda ondata del virus. Questo ovviamente grazie a un sangue freddo enorme di tutti quanti nell’equipe, però quando parlo dell’equipe parlo anche dei candidati, la giuria, ognuno si è offerto con grande disponibilità e mi ha seguito nella mia follia.

 Infine, ce l’abbiamo fatta e siamo riusciti ad avere anche un primo, un secondo, un terzo premio e a ricompensare tutti i candidati. Questo è molto importante, perché il Concours d’Orlèans, che ovviamente ha luogo tutti gli anni pari (negli anni dispari poi abbiamo un altro concorso dedicato ai più piccoli, sempre incentrato alla musica del XX e del XXI secolo), è la nostra più grande manifestazione festivaliera, ma il nostro lavoro che sembrerebbe terminare con la finale, in realtà comincia quel giorno.

In che senso?

Perché quel giorno abbiamo il primo premio, e questo primo premio in particolare ci offre l’opportunità di sostenere il musicista sul suo percorso di maturazione artistica. È un vero e proprio piano di coaching artistico: costruiamo insieme varie sessioni per definire, per esempio, quale sia il suo desiderio artistico, cosa d’altra parte il mercato cerca, e quindi cercare di conciliare le due cose.

La mia più grande preoccupazione, in questa fase, è far capire all’artista che avere talento non significa avere nelle mani automaticamente anche una professione. Quando si decide di intraprendere una vita da solista ovviamente bisogna conoscere un certo numero di aspetti di se stessi, per poter liberare verso l’esterno quello che si vuole dare al pubblico e al mondo della musica classica e contemporanea.

Inoltre, organizziamo la registrazione di un disco, una tournée internazionale, cercando anche di propulsare questo artista nei media. Quindi è un lavoro decisamente enorme, ma devo confessarti: per me è la parte più bella, perché adoro seguire l’artista e vedere come cresce lungo questi due anni insieme.

Un’occasione unica per i musicisti, dunque, i quali potranno esibirsi si esibiranno davanti a una giuria composta da grandi interpreti e personalità della scena musicale attuale. Quest’anno ci sarà inoltre Philippe Manoury, un nome che a molti appassionati di musica contemporanea dice molto…

Quest’anno possiamo contare, infatti, su di una giuria estremamente interessante, presieduta da Philippe Manoury, uno dei più grandi compositori francesi, che conosco personalmente molto bene e che speravo di avere con me da tanti anni. Non ha solo accettato di venire, ma anche di comporre su commissione due nuovi studi per pianoforte.

Rimane, per me, una leggenda assoluta per la sperimentazione che ha portato all’IRCAM negli anni Settanta (ricordo Jupiter e altri brani per strumento solo con elettronica in tempo reale), però nel settembre 2021 ha scritto per Daniel Barenboim una nuova sonata per pianoforte ed elettronica. Barenboim, che non ha mai voluto suonare con l’elettronica (nonostante gli inviti insistenti di Boulez, per giunta) alla fine era completamente entusiasta del lavoro svolto con Manoury, come se la sua composizione gli avesse cambiato la percezione d’ascolto!

E l’impiego dell’elettronica sarà previsto anche per i candidati?

No, da noi è previsto pianoforte solo per il pezzo obbligatorio di Manoury, ma ovviamente è prevista l’elettronica per chi vuole portare dei brani che la prevedono.

E oltre a Philippe Manoury avete anche altre grandi personalità della musica contemporanea e del pianismo internazionale…

Certamente! Tamara Stefanovich, Ishiro Nodaira, Francesco Tristano (che è stato vincitore del concorso nel 2004) e poi abbiamo tre grandi figure di direttori artistici nell’ambito del pianoforte e della musica contemporanea: Cecilia Balestra, direttrice di Milano Musica; Françoise Clerc la direttrice della parte export del centro nazionale della musica e poi Peter Paul Kainrath, direttore del Concorso Busoni, presidente della Confederazione dei Concorsi e direttore del Klangforum Wien a Vienna.

Una giuria che guarda al grande edificio della musica in tutte le sue componenti strutturali: l’interpretazione, l’organizzazione e la creazione. Tutti profili che corrispondono ad affiliazioni estetiche diverse, oltretutto.

È proprio questo che rende una giuria interessante e produttiva! Non vogliamo avere un parere univoco: io spero sempre che discutano tra di loro! Quando ci sono intensi confronti sui candidati, vuol dire che non sono i mediocri a essere scelti. Io voglio esattamente il contrario: la personalità controversa, brillante, coraggiosa, che porti un messaggio inedito.

In giuria manca la parte musicologica o della critica musicale, o sbaglio?

No, non c’è. Ma sono sicura che tutti nella giuria sono persone che conoscono la musicologia e saprebbero utilizzare determinate categorie critiche o storiche per poter giudicare i candidati. Ma, in un certo senso, la figura di un professore universitario che dia una prospettiva storica sull’interpretazione è interessante, ma ha i suoi limiti nel nostro contesto.

Noi vogliamo un vincitore che sia in grado di proporre qualcosa di diverso e in maniera eccellente al pubblico, quindi servono degli interpreti che possono certificare la loro pertinenza tecnica-stilistica e poi manager che hanno effettivamente anche loro un importante giudizio sulla tecnica e sulla pertinenza stilistica, ma anche quel fiuto per riconoscere l’unicità in un candidato.

Arriviamo ai candidati. Isabella Vasilotta, qual è il profilo ideale che cercate?

Cerchiamo degli ottimi pianisti, ovviamente, ma anche degli artisti completi. In genere i candidati hanno tutti dei profili diversi l’uno dall’altro, e questo è l’aspetto veramente interessante. Ad eccezione del pezzo obbligatorio di Manoury, i candidati presentano programmi quello che vogliono, stimolati da una mia semplice richiesta: datemi un panorama completo del XX e del XXI secolo, ma i pezzi scelti dall’infinito repertorio del XX, devono andare a comporre un propulsore del XXI. Se qualcuno mi presenta Prokof’ev, Shostakovich e il pezzo di Manoury a me non interessa…

La sfida, ovviamente è molto alta, proprio per la grande eterogeneità di stili, estetiche e visioni dei compositori attivi tra il 1900 e i giorni nostri, che possono essere connessi tra di loro. Sono gli stessi candidati, molto spesso, a propormi programmi inaspettati, che contengono veri e propri tesori di cui ero totalmente ignara!

In cosa consisteranno le prove?

La prima prova è eliminatoria, quindi i candidati devono suonare due studi di carattere opposto, affinché possano dimostrare le proprie capacità tecniche, ma anche intellettuali. Solo sette pianisti saranno ammessi alla semifinale del recital del concorso il 7 aprile, durante il quale ogni concorrente sarà responsabile di immaginare un recital tematico.

Per questa edizione abbiamo avuto proposte veramente interessanti, che ho chiesto di articolare in una nota di sala. Ripeto: a me interessa molto la capacità del candidato di costruire dei programmi che siano in grado di esprimere una visione, non soltanto il proprio virtuosismo.

In un massimo di sessanta minuti, quindi, i musicisti dovranno includere gli studi commissionati a Philippe Manoury e almeno un pezzo da una lista di Premi Speciali, che sono relativi a compositori come Dutillieux o Isang Yun, oltre al repertorio di loro scelta.

Poi abbiamo una lista relativa a Marcel Proust, ideata con Steven Isserlis. A cent’anni dalla morte dello scrittore abbiamo invitato il violoncellista a immaginare quali pezzi del XX e XXI secolo sarebbero stati suonati nel raffinato salotto di Proust. Isserlis ha realizzato una lista meravigliosa, che va da Fauré a Messiaen, fino a Elliott Carter e a Thomas Adès: un vero viaggio tra passato e presente, offerto da un musicista straordinario non legato alla tastiera, ma al concetto generale.

Abbiamo anche un premio di composizione! Tutti i finalisti del primo round devono portare un pezzo per pianoforte composto da loro stessi, se sono anche compositori o da un compositore che gli è vicino, se il compositore ha il desiderio di essere candidato; ma ai pianisti candidati forniamo anche un dossier di compositori che provengono da tutto il mondo e che possono essere contattati per creare una nuova occasione di collaborazione.

Avremo quindi tanti nuovi brani, quanti i candidati che parteciperanno…Il premio di composizione permette, inoltre, al compositore di registrare il pezzo vincitore e di avere una nuova commissione da Radio France Musique, quindi è un’occasione unica!

Il vostro interesse è, mi sembra di capire, quello di dimostrare che la Nuova Musica possa essere proposta in una maniera differente…

Gli organizzatori musicali sono chiamati a fronteggiare una grande sfida, quella della valorizzazione della musica contemporanea. Dobbiamo stimolare l’attenzione del pubblico attraverso programmi coerenti, impostati in stretta collaborazione con gli interpreti, che sono la chiave fondamentale per divulgare il repertorio della musica contemporanea.


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