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Il Duo Essentia

di Matteo Macinanti - 30 Aprile 2020

l’unione di respiri diversi

Abbiamo incontrato – seppur virtualmente, visti i tempi – il Duo Essentia in occasione della loro prima uscita discografica, Broken Shake. Il clarinetto di Alice Cortegiani e la fisarmonica di Samuele Telari hanno dato vita a questa nuova incisione che vi raccontiamo qui sotto.

Il 1 maggio esce Broken Shake. Di “scosse” culturali ne abbiamo sicuramente bisogno, specialmente in questo periodo. Da dove deriva il titolo e cosa intendete smuovere con la vostra musica?

Il titolo deriva dal brano di Fujikura presente nel disco, “Broken Shackle”. Da qui il gioco di parole che sottolinea la nostra volontà di rompere e spezzare l’archetipo che questa formazione porta con sé, proponendo di conseguenza un repertorio moderno che, pur attingendo alle tinte popolari, mette in relazione, in un modo totalmente nuovo, i due strumenti. Infatti, spesso emergono sonorità presenti nella nostra memoria, ma invece di ricalcarne i passi, i due strumenti deviano verso un dialogo fatto di timbri, suoni e rumori tipici della contemporaneità. Essendo da sempre molto dediti alla scoperta e alla produzione di nuovo repertorio, vorremo condividere con il pubblico l’amore per la modernità che può, oltre che aprire nuovi mondi sonori, mostrare con occhi nuovi il passato da cui attinge, distruggendolo o rievocandolo.

Una nuova incisione è un po’ il coronamento di un percorso di studi, di concerti e di fatiche. Cosa significa per voi questa prima discesa nell’agone discografico?

Una scommessa! Come tutte le prime volte, no? Benché abbiamo alle spalle anni di concerti, non abbiamo raccolto i nostri cavalli di battaglia, come spesso capita in occasione degli esordi discografici. Abbiamo invece voluto creare un progetto con vita propria che ci ha permesso di raccogliere il frutto del nostro lavoro, punto di partenza per allargare i nostri orizzonti. Convivono infatti brani del nostro repertorio, come “Exaptation” di Simone Cardini o “Tre Aforismi” di Domenico Turi (che sono stati protagonisti dei nostri primi concerti) con altri che fanno parte ormai della letteratura di questa formazione, come Plus 1 o Broken Shackle.

Venendo alle musiche. Molti autori che figurano nella tracklist sono persone molto vicine a voi che spesso hanno scritto delle composizioni apposta per la vostra formazione. Quanto è stato importante il contatto con gli stessi compositori dei brani che portate in concerto?

Fondamentale, ovviamente! È uno tra gli aspetti più belli del suonare musica moderna. Il confronto con il compositore, sebbene sembri banale dirlo, è sempre rivelatore di qualcosa che non si conosceva. A volte, nel caso si collabori nella stesura del brano, gli scambi (e gli scontri perché no?) vanno a costituire le fondamenta del brano. Per cui, quando poi ci ritroviamo di fronte al brano completato, abbiamo modo di rivedere anche una piccola parte di noi stessi, filtrata ed elaborata dal compositore. È stato così per “Exaptation”, ad esempio. Mentre invece, alcuni brani sono stati rielaborati insieme ai compositori, in quanto scritti per altri strumenti. In questo caso, il percorso è più tortuoso, sebbene altrettanto stimolante!
Ad ogni modo, è interessante vedere come poi il brano acquisisce un altro significato. E la reazione degli stessi compositori!

Sebbene l’area romana sia nettamente prevalente, spiccano anche nomi di compositori stranieri di cui avete eseguito brani in prima assoluta. Come vi siete trovati a lavorare in uno scenario internazionale?

L’apertura a differenti stili e linguaggi, che spesso cambiano anche a seconda della geografia, è fondamentale per la crescita e lo sviluppo di noi musicisti. Dalla nascita della nostra collaborazione abbiamo affrontato brani di compositori non italiani. È interessante vedere come una diversa cultura possa generare una diversa musica: Tiensuu è il perfetto esempio dell’abilità tecnica e dell’ inventiva ritmica dei compositori finlandesi. Fujikura, come anche Hosokawa, risalta moltissimo le affinità timbriche degli strumenti, fondendoli nei suoni più profondi e creando, altresì, attimi di eterea sospensione nei registri più acuti. Inoltre lavorare su brani di cui non conosciamo l’origine può portare a risultati inaspettati. È stato bello ricevere i complimenti da Fujikura, anche lui sorpreso dal fascino che un brano scritto in giovane età, ancora possa provocargli!

L’organico del vostro duo non è per nulla scontato. Quali sono le sfide e i pregi di fare musica con la particolare alchimia sonora di clarinetto e fisarmonica?

Si tratta di fatto di strumenti parenti tra loro, almeno nel suono. L’ancia, elemento caratterizzante di entrambi, rende facile un amalgama naturale. È stata la prima cosa che ci è saltata all’occhio suonando la “Première Rhapsodie”  di Debussy, dove nel suo inizio sognante e sospeso, il suono del clarinetto sembra un’estensione di quello della fisarmonica. La sfida, che si rinnova ad ogni concerto, è quella di far convivere due respiri simili ma diversi del mantice e l’aria immessa nel clarinetto. Infatti, la diversa natura del soffio richiede un’attenzione particolare all’attacco del suono, dovendo superare delle importanti criticità tecniche per arrivare ad un ottimo insieme.

Questo nuovo album è la prima tappa di un percorso che ci auguriamo lungo e fruttuoso. Quali sono i prossimi progetti che vi aspettano, epidemie mondiali permettendo?

Fare previsioni ora è impossibile. Soprattutto in ambito cameristico, visto che nemmeno possiamo provare!
Particolare attenzione abbiamo sempre dato anche alle trascrizioni: da Debussy a Schumann, da Lutoslawski a Ravel ci interessa molto rivisitare brani di repertorio; potrebbe essere questo un buon momento per realizzarne alcune più articolate che abbiamo in cantiere da un po’. Allo stesso tempo continuiamo una fitta collaborazione con i compositori, grazie ai quali prossimamente avremo nuovo repertorio da offrire!

Matteo Macinanti

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