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Daniele Orlando e le Quattro Stagioni dei Solisti Aquilani

di Marta Jane Feroli - 19 Luglio 2022

Domenica 24 luglio nella suggestiva cornice del Castello di Santa Severa, patrimonio storico lungo la costa tirrenica a nord di Roma, verrà presentato il nuovo prestigioso progetto di Daniele Orlando e I Solisti Aquilani “Una nuova stagione”, un esperimento musicale cinematografico in forma di viaggio. Sulle note delle Quattro Stagioni di Antonio Vivaldi ripensate in chiave attuale, suggerisce una profonda riflessione sul rapporto tra la natura primigenia e incontaminata, descritta da Vivaldi e la malinconica percezione di una natura deturpata e violata come quella del nostro tempo.

Abbiamo incontrato Daniele Orlando in attesa del concerto per parlare del suo progetto.

Maestro, come nasce l’idea di questo progetto?

L’idea di questo progetto nasce proprio a l’Aquila, non a caso. In quei luoghi la natura è ancora spettacolare, e ci dimostra continuamente la sua forza e la sua purezza. Il percorso emotivo alla base del progetto nasce dal profondo senso di nostalgia e malinconia nei confronti dei cambiamenti incredibili che hanno investito i luoghi in cui ho sempre vissuto. Io sono nato e cresciuto in una città di mare in Abruzzo, e assistere ai cambiamenti che negli anni lo hanno profondamente trasfigurato mi fa molto riflettere.

Il centro di gravità del progetto è esclusivo nel suo genere: rende un compositore estremamente contemporaneo come Vivaldi ancora più attuale e vicino alle tematiche del momento. Attraverso l’esecuzione cerchiamo di dimostrare una doppia possibilità che ha l’uomo nei confronti della natura. Quando Vivaldi scrisse queste pagine, la natura che i suoi occhi potevano ammirare era totalmente incontaminata. Oggi la nostra esperienza è drammaticamente diversa. E proprio da qui nasce la necessità di rendere un chiaroscuro emotivo, che attraverso l’esecuzione esasperata dei toni renda il pubblico partecipe di questa esperienza. Il carattere descrittivo di questo capolavoro rimanda ad immagini che sono chiavi di lettura universalmente intellegibili, ma con un contenuto musicale e strumentale innovativo e sperimentale, per una rilettura dinamica, mai statica.

Ogni artista porta nelle sue esecuzioni e scelte musicali il proprio background culturale. Come si innesta la sua eredità culturale italiana e abruzzese nel suo essere artista?

Sicuramente nelle mie scelte esecutive e musicale si sente il mare, perché il mare suscita la voglia di lasciare gli ormeggi e il coraggio di partire. E così, partire alla ricerca di nuove esecuzioni, lasciare la propria sponda per cercare quella di una nuova possibilità esecutiva, conservando sempre la voglia di tornare.

La presentazione del progetto non vedrà solamente un’interpretazione attualizzata de “Le Quattro Stagioni”, ma ci sarà anche la proiezione del cortometraggio ad essa ispirata, da lei ideato e diretto. Spesso le stagioni, soprattutto in rete, sono accompagnate da immagini bellissime che celebrano lo splendore della natura. Qui invece ci troviamo di fronte a tutt’altro. Cosa vuole comunicare con il video?

Le immagini del cortometraggio ideato da me sono di tutt’altro sapore, una sorta di manifesto preparatorio e di denuncia ambientale che accompagna in pieno accordo l’esecuzione delle stagioni, non idilliaca, ma realistica, a tratti violenta, raffiche di dinamica, e carica di tutta la sua potenza. Il video irrompe con una potenza inequivocabile, userà la musica per raccontare e la musica userà il video per ricordare e a volte urlare l’attuale condizione naturale. Il video è indispensabile al raggiungimento dell’obiettivo di questo progetto, aiuta a leggere l’evoluzione nello scorrere del tempo, dalle conquiste alle catastrofi, le meraviglie e le aberrazioni, scandite dal succedersi delle stagioni, impassibili, ma sofferenti. Il risultato finale sarà la distanza tra l’idea di Natura per come ci è stata regalata, e l’amara visione per come l’abbiamo ridotta, lasciando il pubblico su riflessioni ormai urgenti.

Mettendo insieme stimoli visivi, musicali e culturali, si massimizza l’impatto emotivo del messaggio, sfruttando il contrasto tra le immagini di devastazione della natura e la musica di Vivaldi che invece, la celebra. L’esposizione a tali immagini prima dell’esecuzione musicale, predispone a un ascolto completamente diverso, attivo e molto più ricettivo rispetto ai temi che vogliamo veicolare.  

La vostra interpretazione delle stagioni, proprio per la natura del progetto, va ben oltre il confine della tradizionale prassi esecutiva. Già il Giardino Armonico anni fa ha proposto le Stagioni ben distanti dalla filologia mainstream. La vostra interpretazione si inserisce nel solco di questa prospettiva di rinnovamento?

Le sono molto grato per questa domanda. Conosco bene le loro Stagioni, e sono assolutamente riconoscente alla loro esecuzione che mi ha regalato le prospettive necessarie aprendo un varco, senza il quale le nostre Stagioni non sarebbero potute esistere. La filologia dunque, grazie ad esecuzioni di chi in passato ha azzardato ad osare, ha spalancato un portone incredibile sulle possibilità espressive, offrendo più prospettive dalle quali studiare l’opera. Se così non fosse stato, il progetto ne avrebbe risentito, sarebbe rimasto statico. Credo che un dinamismo dell’approccio esecutivo sia necessario alla fruizione della musica, altrimenti rimarrebbe fine a sé stessa.

Come avete costruito questa esecuzione delle stagioni? Quali tecniche strumentali avete utilizzato per attualizzare e coordinare il linguaggio vivaldiano con l’idea di base del progetto?

La soluzione in questi casi è conoscere tanti punti di vista differenti e farli propri come possibilità. Proprio come un pittore che possiede molti colori e può usarli in infinite combinazioni, sempre rispettando il più possibile l’autore ovviamente. Le nostre esecuzioni negli anni sono molto cambiate, si sono evolute in un certo senso, e questo mi piace, perché rispetta anche l’obiettivo di base del progetto: la società e l’uomo si evolvono, la musica li segue. In questo caso, cerchiamo di rendere l’idea dell’evoluzione delle stagioni attraverso un’esecuzione che esaspera i toni, usando un colorito uso della dinamica e un ritmo sostenuto. Nell’esecuzione optiamo per una lettura musicale che valorizza le asimmetrie armoniche e ritmiche, con un vocabolario strumentale classico ma modernamente arricchito dall’utilizzo di modi di emissione sonora atipici come l’alternanza “ponte tasto” o l’uso percussivo delle casse degli archi, abitudini peraltro ormai frequenti nella prassi strumentale ma estremizzate fino all’inverosimile.

Ho notato che questi momenti “esasperati” sono però inframezzati da battute di totale respiro filologico. A chi ascolta arriva nella mente un’immagine sotto due prospettive, una in bianco e nero e una con colori vividi. È questa l’idea che vorreste trasmettere?

Sì, assolutamente. L’idea alla base è un chiaro scuro emotivo ed esecutivo, come il chiaro scuro legato alla scultura, ma visto in maniera ancora più scarna. La luce rappresenta l’esecuzione informata, assolutamente filologica. L’ombra è il lato oscuro, “the dark side of the moon”, dove l’aberrazione non lascia più spazio a regole.

I Solisti Aquilani sono soliti proporre progetti di natura sociale, ed anche Una nuova stagione si colloca in questa prospettiva. Quale messaggio vorrebbe che perdurasse dopo l’ascolto della vostra esibizione?

Il concetto a cui tengo molto è che non dobbiamo martirizzarci per quello che abbiamo commesso, ma sensibilizzarci e fare i giusti passi affinché la situazione possa cambiare. L’opera di Vivaldi è talmente geniale e al di là del tempo, che ci permette di attualizzarla. L’auspicio è che si continui con un’evoluzione positiva di sensibilizzazione, in cui la musica sia coinvolta in prima fila nella battaglia per un atteggiamento sostenibile dell’essere umano nei confronti di una natura che ci ospita.

La musica, può e deve avere il potere di veicolare un messaggio sociale, ponendosi come guida di una crescita di consapevolezza e quindi di un progresso culturale, offrendo al pubblico una chiave interpretativa che va oltre una tradizionale esecuzione.

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