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Bach a Venezia: a conversazione con Giulio De Nardo

di Carlo Emilio Tortarolo - 7 Agosto 2023

Prima di quattro interviste agostane a giovani interpreti del panorama italiano attuale, abbiamo fatto alcune domande al clavicembalista e direttore d’orchestra Giulio De Nardo, in occasione della prima uscita discografica dell’ensemble Sestier Armonico, da lui fondato e diretto.

Dal 2021, Nel panorama barocco italiano ed europeo, si è inserito un nuovo e giovane ensemble, il Sestier Armonico, di cui lei è fondatore e direttore. Da dove è nata l’idea e il desiderio di fondare l’ensemble? Cosa vuol dire creare un nuovo progetto musicale nel mondo post-pandemico?

Personalmente ho sempre amato suonare con gli altri e da molto tempo avevo il desiderio di creare un gruppo formato in primo luogo da amici con i quali suonare e condividere le gioie e le emozioni del fare Musica insieme. Ufficialmente Sestier Armonico nasce intorno alla nostra prima produzione discografica ‘Bach in Venice’. Nonostante il lavoro delle trascrizioni in questione sia iniziato già qualche anno prima, questo progetto ha visto il suo realizzarsi nell’estate del 2021 ovvero quando la pandemia non era ancora del tutto superata. In un certo senso ciò ci ha però permesso di focalizzare la nostra concentrazione su questa registrazione: l’attività concertistica stava fortunatamente riprendendo dopo i lunghi mesi di confinamento ma non era ancora ripartita a “pieno regime”. In questa situazione diciamo dunque che abbiamo sfruttato al meglio il tempo per dedicare tutte le nostre energie a questo nostro primo progetto discografico.

Il vostro primo impegno discografico è ‘Bach in Venice‘, pubblicato da DIVOX, in cui avete deciso di cambiare la storia della musica e far incontrare fisicamente Johann Sebastian Bach con Antonio Vivaldi e Alessandro Marcello. Ci racconta l’idea alla base di questo lavoro prima di trascrizione e poi di registrazione? Perché questo risultato è a tutti gli effetti qualcosa di originale?

Bach in Venice’ è il progetto che presenta sei nuovi concerti per clavicembalo concertato e orchestra creati combinando le originali partiture di Antonio Vivaldi e Alessandro Marcello con le relative trascrizioni per clavicembalo solo di Johann Sebastian Bach. Il processo di riadattamento di un brano per un organico di strumenti diverso da quello a cui era in origine destinato era in passato una prassi consueta e consolidata. A titolo esemplificativo vi è il Concerto in Re maggiore BWV 1054 che Bach stesso riadattò per clavicembalo e orchestra partendo dal suo precedente Concerto in Mi maggiore BWV 1042 concepito per violino e orchestra. Questo dimostra come la pratica del riadattamento e della trascrizione era comune e lo è sempre stata durante il corso della storia della musica. Ciò poteva avvenire per diverse ragioni o scopi come ad esempio per poter ampliare il repertorio di uno specifico strumento o gruppo di strumenti, o per poter studiare in modo più approfondito determinate composizioni e proporle sotto una luce diversa da quella originale al fine di diffonderle più velocemente in un’epoca in cui lo scambio di informazioni non avveniva sicuramente con la rapidità dei tempi moderni o, ancora, per desiderio di qualche illustre committente. Tornando a ‘Bach in Venice‘: questo progetto potrebbe sembrare ad un primo impatto un’altra registrazione degli ormai noti concerti Vivaldi/Bach ma l’originale novità è quella di aver letteralmente sovrapposto l’opera di Vivaldi, o Marcello, a quella di Bach. Le loro partiture si sono quindi fuse insieme nella creazione di sei nuovi concerti per clavicembalo concertato e orchestra d’archi. L’idea è nata durante l’ultimo anno dei miei studi di clavicembalo a Basilea quando, guidato e sostenuto dai suggerimenti di Andrea Marcon all’ora mio insegnante, decisi di intraprendere questo progetto iniziando dal Concerto in Do maggiore.

Lei come molti dei componenti del Sestier Armonico vi siete formati in patria ma vi siete poi
perfezionati all’estero, precisamente alla Schola Cantorum Basiliensis. Quanto è stata fondante questa esperienza internazionale? C’è un desiderio, ora, di un ritorno in Italia?

Per quanto mi riguarda l’esperienza all’estero è stata importantissima: un’occasione di arricchimento e crescita dal punto di vista sia umano sia professionale. In particolare la Schola Cantorum Basiliensis rappresenta un centro per lo studio della musica antica tra i più completi al mondo: l’ampia offerta formativa, l’alto livello di eccellenza dei professori e le innumerevoli opportunità di crescita e formazione lo rendono un vero e proprio unicum, dove studiando l’antico si riscopre e si impara sempre qualcosa di nuovo. Ma soprattutto la Schola rappresenta il luogo dove ho potuto conoscere tutti gli amici ed eccellenti colleghi con i quali intraprendere l’avventura del Sestier Armonico. Il legame con l’Italia e i miei territori è comunque, e sarà sempre, forte… questo progetto ‘Bach in Venice‘ ne è, in un certo senso, una dimostrazione.

Tornando alla registrazione discografica vorrei ampliare il discorso relativo al vostro lavoro, al contempo filologico ma di contaminazione con un risultato performativo originale: ritiene che possa essere l’inizio di un nuovo modo di intendere ed eseguire il repertorio barocco? Che cosa deve conoscere il pubblico per poter apprezzare il vostro progetto?

Come detto, il processo di rielaborazione di un brano per riadattarlo ad un organico diverso da quello per il quale in origine esso venne concepito era un tempo un’operazione comune e l’utilizzo di tale pratica antica ha permesso anche la creazione, oggi, di questi nuovi concerti per clavicembalo concertato e orchestra d’archi. L’obbiettivo di ‘Bach in Venice’ vorrebbe dunque essere quello di offrire l’occasione di un ampliamento del repertorio dei concerti per strumento a tastiera e orchestra, oltre all’opportunità per l’ascoltatore odierno, già conoscitore delle versioni originali, di poter apprezzare nuovi colori e sfumature venuti alla luce grazie alla sovrapposizione dell’opera di questi geni musicali quali Vivaldi, Marcello e Bach.

Dopo aver fatto incontrare Bach e Vivaldi, quali altri incontri il pubblico può aspettarsi nei vostri progetti futuri? Che desiderio ha lei, invece, per il prossimo futuro per l’Ensemble?

Incontri “immaginari” tra compositori al momento non sono in programma anche se non lo escludiamo per il futuro. Presto proporremo però altri nuovi progetti all’insegna della riscoperta di nuove sonorità che prevedono anche l’ampliamento dell’organico del gruppo. Personalmente mi auguro che Sestier Armonico possa crescere sempre di più mantenendo i valori comuni della condivisione, del rispetto e dell’amicizia che lo hanno caratterizzato sin dalla nascita.

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