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La Sonata op. 66 di Laura Netzel

di Margherita Succio - 5 Marzo 2023

Pianista, compositrice, attivista e critico musicale: la vita di Laura Netzel è una storia di intraprendenza e pseudonimi. Tra le opere più importanti spiccano il grandioso Stabat Mater, diverse opere per pianoforte (tra cui un Concerto) e ottimi esempi di musica da camera, tra i quali la Sonata op. 66 per violoncello e pianoforte.

Laura Netzel nasce il 1° marzo 1839 a Rantasalmi, in Finlandia. A seguito della morte della madre dopo il parto, l’intera famiglia si trasferisce a Stoccolma, dove Laura trascorrerà tutta la sua vita. I primi anni sono ricchi di incontri importanti, che testimoniano una grande curiosità e desiderio di diversificare la sua formazione. Studia pianoforte con Wihlem Heinse e Anton Door. La passione per il canto e composizione la conducono a Parigi, intraprendendo gli studi con Charle-Marie Widor, si dedica alla direzione di coro, una formazione per la quale scriverà una quarantina di opere – saranno apprezzate dalla critica soprattutto quelle per coro femminile. Coniuga tutte queste attività anche con la corrispondenza e la critica musicale di un’importante rivista, Le Monde musical.

Lago, il segreto di Laura e il gossip come strumento di empowerment

Nel 1874, l’ensemble Harmoniska sällskapet esegue in uno dei suoi concerti a Stoccolma alcuni cori femminili, presentati sotto la firma di un certo Lago, più tardi N. Lago: da questo momento inizia la sua carriera compositiva. Per quasi vent’anni, l’identità di Lago rimarrà segreta, e la curiosità intorno a questo compositore diventerà presto direttamente proporzionale al successo delle sue opere. Compositore, e non compositrice, perché per molti anni la sua identità è riconosciuta, a prescindere, al maschile.

Il 23 gennaio 1891 una rivista femminile svela l’identità segreta di Lago con un lungo articolo corredato di biografia estesa, fotografia e pubblicazione di un brano inedito, ma eseguito già due volte in pubblico, “Morgonen”.

La vita di Netzel si trasforma completamente. È definita dall’articolista come una compositrice dotata di “forza maschile di ispirazione e maestria”, e la critica musicale locale rivede il suo giudizio molto rapidamente. In particolare Adolf Lindgren dell’Aftonbladet critica aspramente, e improvvisamente, la complessità della musica di Netzel. “Lago sembra”, scrive in un’occasione, “avere un vero e proprio orrore per la semplicità e la chiarezza”, e successivamente trova la sua musica troppo intricata o “un po’ prolissa e quindi non troppo lucida”. Altre recensioni simili rivelano una tendenza non unanime, ma comune, nel relegare la complessità tecnica, musicale, formale, esclusivamente a compositori uomini.

Successo e svolta internazionale

Un’eccezione significativa, qualche anno più tardi, viene dalla penna di Eugène Borrel. Nel 1905, su The Musical Courier (New York) non solo difende le capacità di Netzel, ma denuncia una realtà trasparente eppure non banale. Sostiene che Netzel abbia incontrato tali difficoltà nell’ambito culturale proprio in quanto donna, e che la sua musica, se associata a una figura maschile, avrebbe avuto un’accoglienza ben diversa. Alcuni dei criteri qualitativi della critica dell’epoca possono evidentemente legarsi a una concezione molto arbitraria su cosa costituisse una certa legittimità – in questo caso non solo di pubblicazione e di riconoscimento, ma ancor prima di creazione e ideazione artistica – e su chi avesse il diritto di definirla.

La svelata identità dietro a Lago, nonostante le critiche in terra natia, coinciderà con il periodo più prolifico della compositrice e il suo successo all’estero. Nel 1898 le sue opere vengono pubblicate da Gounin-Ghidone a Parigi. È molto acclamata da Le monde musical, Le progrès artistique e Journal musical. Lo Stabat Mater è recensito e molto apprezzato da Gazette Liège e da Romania musicala (Bucarest). Viene definito un pezzo caratterizzato da “ispirazione melodica, unita a un genuino sentimento religioso”, mentre  la parte vocale risulta “eseguita con molta competenza e gusto estetico”.


Laura Netzel, attivista e mecenate culturale

Carica dell’incongruenza tra critica e successo all’estero, Netzel si dedica con molto impegno e dedizione anche alla fruizione dell’offerta musicale locale ai ceti meno abbienti. Utilizzando il privilegio derivante dal suo status di professorskan (moglie del professore) Netzel organizza concerti e lancia numerose iniziative culturali con l’obiettivo di alleviare la povertà e il disagio culturale nella capitale. Insieme al pastore francese Henri Bach fonda un’organizzazione a supporto delle donne senza tetto, e favorisce la creazione di Skansen, oggi il museo all’aperto più antico del mondo.

A partire dal 1892, ogni sabato da ottobre ad aprile, Netzel organizza soirées musicali esclusivamente per la popolazione operaia di Stoccolma. Affitta sale importanti come l’auditorium della Vetenskapsakademien (l’Accademia Reale delle Scienze) in Norrtullsgatan e invita personalmente gli artisti locali più affermati. A concerti più prestigosi associa interventi degli studenti del conservatorio e la stessa Netzel dirige coro e orchestra in diverse occasioni.

Invitata a Parigi per organizzare attività analoghe con i migliori interpreti francesi, la sua attività è accolta con grande slancio da stampa e pubblico. Al suo ritorno in Svezia, la sua opera è minacciata dalla presenza delle nuovissime sale cinematografiche che la costringono ad abbandonare il progetto nel 1908.

La Sonata op. 66 – Allegro moderato

 La Sonata op. 66 è caratterizzata dal gusto francese tardoromantico, aspetto predominante nella formazione compositiva di Netzel. Dalla stesura tematica sempre fluida, alla varietà e la malleabilità formale, è facile percepirne l’influenza anche a un primo ascolto meno approfondito. Il primo movimento, Allegro moderato, si contraddistingue per la cantabilità del primo tema del violoncello, supportato da una parte pianistica che dimostra una conoscenza approfondita della tastiera e delle sue potenzialità inserita in una formazione cameristica, e non solo sotto un profilo interpretativo o tecnico.

Ricorda molto nel carattere, nei ritmi puntati e nei suoi arpeggi virtuosi un altro approccio altrettanto pianistico alla formazione violoncello e pianoforte, la ben più nota Sonata op. 65 di Chopin.

Il sentimento generale che attraversa tutta la Sonata è espresso da una malinconia serena, sempre scorrevole. Nel primo movimento prevale uno slancio tardoromantico libero dalla drammaticità più oscura e risolutiva. Predomina la conduzione di frasi lunghe, espressive, di grande naturalezza tematica, una delle qualità del suo stile motivo d’orgoglio della stessa Netzel. Il primo movimento è un breve episodio – appena cinque minuti – che imposta con chiarezza ed eleganza il carattere di tutta l’opera.

II. – Cantabile ma non troppo lento

Il secondo movimento è una parentesi introspettiva, cantabile e grandiosa, che rifugge dalla lentezza e pesantezza sentimentale che si può incontrare in intermezzi simili. Temi ricchi di grande slancio si ripresentano con grande dolcezza e sonorità più ricercate. In questo movimento emerge l’esperienza e l’ispirazione della tradizione vocale che Netzel esplora e conosce bene. L’approccio quasi liederistico è evidente nel raggio di estensione così ampio del violoncello e nell’accompagnamento del pianoforte denso, che ricorda quello di Rachmaninoff nei suoi Lieder e nel terzo movimento della Sonata op. 19.

Questo movimento è forse il più interessante sotto il profilo armonico: l’incipit in mi minore è solo una brevissima introduzione a un sol maggiore tenero, anteprima di un’esposizione e sviluppo ben più instabile, tra tonalità molto lontane per colore ed espressione. La zona centrale, con una grande modulazione a mi bemolle maggiore, un breve con moto, è davvero un momento emozionante, mai ridondante o eccessivo nella sua espressione, che si fa ascoltare con attenzione e trasporto.

La transizione da sol bemolle maggiore, tonalità e colore lontanissimi, alla ricapitolazione del primo tema, è così naturale da passare quasi inosservata. Il finale è un classico ultimo slancio vocale del violoncello, che si estingue insieme al pianoforte e chiude il movimento con una sensazione di grande completezza.

III. Allegro appassionato

L’Allegro appassionato è un movimento giocoso e sereno, complesso sia sotto un profilo individuale, sia d’insieme: è certamente il movimento più impegnativo – seppure il più breve – della Sonata. Da un primissimo incipit interrogativo, il profilo dell’appassionato è un flusso rapido e incalzante che emerge fin dalle prime battute. La parte del pianoforte è particolarmente movimentata e quella del violoncello, che risponde sempre con tono sereno e scherzoso alle proposte tematiche pianoforte, è altrettanto agile e virtuosa. Svantaggiata dalla densità timbrica del pianoforte, richiede un’attenzione particolare all’equilibrio sonoro dei due strumenti.

La complessità strumentale e d’insieme di questo movimento è molto concentrata e scorre quindi rapidamente sotto l’orecchio dell’ascoltatore. Netzel riesce, in poche volatili occasioni, a riesumare parte del materiale del primo movimento, dando all’allegro così diverso per carattere e stile una sensazione di appartenenza all’intero lavoro. Il finale arriva quasi all’improvviso, con pochissima preparazione. La Sonata si conclude con una sensazione quasi di apnea, lasciando gli strumenti e l’ascoltatore senza fiato, investiti da tali sonorità, fino alle ultime due battute.

Perché raccontare storie di artiste ancora oggi

 Per Laura Netzel “il riconoscimento delle donne come compositrici è stata la mia forza trainante”, e nel 1893 contribuisce a questo tema all’Esposizione Universale di Chicago, che aveva tra i temi fondamentali proprio la considerazione di entrambi i generi e di tutte le nazioni e i popoli partecipanti, e invitati a esprimersi a riguardo.

Laura Netzel è incaricata rappresentante delle arti musicali femminili e seleziona altre tre compositrici insieme a se stessa: Elfrida Andrée, Valborg Aulin, Helena Munktell. A oggi sono ancora considerate come le quattro compositrici più importanti e influenti nel mondo della composizione svedese del XIX secolo. La sua selezione e il suo contributo all’Esposizione ha cambiato per sempre la scrittura della Storia della musica svedese.

Raccontare la sua storia come artista e come donna è importante non solo perché fotografa la difficoltà di allora – e di oggi – a inserirsi davvero, pienamente e senza limitazioni e pregiudizi a un mondo costruito da altri e per altri, ma è un esempio di acutissima capacità, intelligenza, coraggio e intraprendenza. Da artista ancora acerba e donna in un mondo moderno, scoprire la sua storia e il suo contributo è per me motivo d’ispirazione e riflessione. In fondo, le abilità, il pensiero e il contributo – artistico in questo caso –  dovrebbero essere l’unica chiave di volta all’interno di un discorso più ampio di parità e di opportunità, con l’obiettivo ultimo e utopico di riconoscere i talenti e le potenzialità per quello che sono, e non a chi appartengono.

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