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Richiami dal confine. Le “belle trombe” di Gustav Mahler

di Adele Boghetich - 26 Gennaio 2021

La delicata tela poetica della lirica Wo die schönen Trompeten blasen [Dove suonano le belle trombe], capace di ritrarre paesaggi solitari e dolenti, crea l’emozione che contraddistingue i capolavori. Gustav Mahler vi si dedica nel luglio del 1898, insieme al Lied des Verfolgten im Turm [Il canto del prigioniero della torre] e alla revisione della Cantata Das Klagende Lied: una trilogia di mesta riflessione sul tema dell’amore e della morte, incastonata tra la Terza e la Quarta sinfonia.

Il testo mahleriano fonde insieme due liriche – Unbeschreibliche Freude [Gioia indescrivibile] e Bildchen [Piccolo ritratto] – tra le più belle del Terzo volume del Des Knaben Wunderhorn: due liriche di identico contesto e diverso finale, che narrano un incontro, una promessa d’amore e un addio dando voce, ancora una volta, ad una Natura che ama rivelarsi all’uomo con i suoi richiami densi di presagi.

Una breve introduzione iniziale, trasognata e leggera tra Rufe di corni e legni, rimanda ai colori della notte tra i quali entra, dolcissimo, il canto:

Wer ist denn draußen und wer klopfet an,
der mich so leise, so leise wecken kann?
[Chi bussa là fuori, chi mi sveglia così dolcemente?]

Nel passaggio dal Re minore al Re maggiore, una nuova strofa si dipana struggente sul ritmo lento di un tenero Ländler, all’unisono con i violini:

Das ist der Herzallerliebste dein,
steh’ auf und lass mich zu dir ein!
Was soll ich hier nun länger steh’n?
Ich seh die Morgenröt aufgeh’n,
die Morgenröt, zwei helle Stern’,
bei meinem Schatz, da wär’ ich gern,
bei meiner Herzallerliebsten!
[Sono il tuo innamorato, fammi entrare! Devo rimanere qui ancora a lungo? Vedo spuntare l’aurora, e due luminose stelle, e voglio essere accanto a te!]

Ma la luce di quell’aurora, di quel Morgenröt aufgeh’n sospeso in cadenza d’inganno, non conforta… e Notte riprende voce nel colore degli ottoni:

per introdurre l’invito dell’amata, ricamato sul suono suadente degli archi:

Das Mädchen stand auf und ließ ihn ein,
sie heißt ihn auch willkommen sein.
Willkommen, lieber Knabe mein,
so lang hast du gestanden!
Sie reicht’ ihm auch die schneeweiße Hand.
[Lei si alzò, lo fece entrare… Benvenuto, mio amato, così a lungo atteso! e gli porse la mano, bianca come la neve.]

L’usignolo canta lontano, la ragazza piange. Le risponde ancora Notte nel suono dolente di un oboe tra nuovi richiami da confini lontani…

 …umbratili voci di morte che dilatano il tempo, richiamando in lento Ländler il canto di colui che andrà via:

Ach weine nicht, du Liebste mein,
auf ’s Jahr sollst du mein Eigen sein.
Mein Eigen sollst du werden gewiss,
wie’s Keine sonst auf Erden ist!
O Lieb! auf grüner Erden!
[Non piangere, mia adorata, presto sarai mia, solo mia come nessun’altra mai su questa terra! Amore mio! Su questa verde terra!]

 Ma il giovane soldato, vittima innocente del destino e, come tale, persistente figura lirica del Wunderhorn mahleriano, andrà via… andrà via presto e verso la morte, richiamato in guerra dal suono delle belle trombe che insistono lontane nella voce dei corni, che di quelle trombe sono la rappresentazione tragica e fiabesca… andrà via per sempre, nella brughiera:

Ich zieh’ in Krieg, auf grüne Heid’:
die grüne Heide, die ist so weit!
Allwo dort die schönen Trompeten blasen,
da ist mein Haus, von grünem Rasen!
[Io vado in guerra, sulla verde brughiera, così lontana! Là, dove suonano le belle trombe, sarà la mia casa, la mia casa di verde prato!]

Il tempo è ormai dilatato in sonorità trasparenti. La musica, smaterializzata. Un altro canto di addio al mondo, alle ultime luci della notte, alle tenere voci del giorno, alla tenerezza dell’amore, si è dissolto nella Stimmung di una brughiera deserta, nell’accettazione commossa della morte. Nel silenzio lasciato dal pianto.

Adele Boghetich  

Adele Boghetich è autrice del libro Gustav Mahler e il mondo incantato del Wunderhorn (2010).     

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