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Il suono del Tiglio tra letteratura e musica tedesca

di Redazione - 26 Maggio 2021

Per la struttura vagamente antropomorfa o per il loro stesso ciclo biologico, rapportabile all’esistenza umana, gli alberi sono da sempre simboli di una “presenza” intorno alla quale la tradizione letteraria e mitopoietica ha costruito suggestive ierofanie. Dal vigore biblico del tronco alla labilità delle foglie che ricorda il ciclico avvicendarsi di vita e morte, dal simbolismo della forza della vita all’assimilazione al dolore della Croce, gli alberi sono sempre stati testimoni di sofferenze e piaceri d’amore, finanche inscritti nella loro corteccia. Testimoni a volte silenti, a volte loquaci, in grado sempre, però, di impossessarsi di ogni anima umana incline al fascino del dolore.

Sarà tuttavia la cultura romantica a conferire loro significati più intensi recuperando antichi simboli e miti. Nella tradizione tedesca, in particolare, rilevante è la presenza “magica” del Tiglio [Linde], già cantata da Ovidio nella leggenda di Filemone e Bauci (poi ripresa da Goethe nel Faust) così come dalle tribù germaniche del Nibelungenlied, laddove proprio una foglia di tiglio, caduta sul dorso di Siegfried immerso nel sangue del drago, rendeva l’eroe vulnerabile.

Dal fogliame leggero che vibra al più flebile alito di vento, il tiglio cela il letto segreto degli amanti già dagli antichi Minnelieder di Walther von der Vogelweide, il più famoso tra i Minnesänger medievali:

Unter den Linden… Sotto i tigli, nella brughiera, lì era il nostro giaciglio, con fiori ed erba spezzati. Lì mi ha baciata mille volte

 Sotto un grande tiglio è immaginato anche l’amplesso degli amanti nel Tristan medievale di Gottfried von Straßburg, apoteosi di “amor cortese” in dimensione notturna, psicologica, intrisa di sentimenti che, sei secoli più tardi, Richard Wagner rivelerà nello sviluppo drammatico del suo Tristan und Isolde: sentimenti che varcano i confini del Sogno per cogliere, nella quiete estatica di Hypnos, l’arcana sacralità del gemello Thanatos.

Un tiglio che trasfigura, dunque, pur nella nostalgia di un tempo che non sarà più, come recita la delicata lirica Die Linde (1780) di Christian Friedrich Schubart:

Eri così bello, albero dalla chioma ampia, quando i boccioli si sono aperti; eri così bella, quando hai respirato quel dolce profumo! Poi i fiori sono caduti, sotto la tempesta d’autunno… Anche il mio autunno è arrivato, sotto il vento gelido del destino, e le mie foglie sono cadute… Rauco è ora il mio canto, la fantasia, il sorriso. Lontano, il mio amore! 

Le farà presto eco la preziosa Bei einer Linde di Joseph von Eichendorff:

Ti rivedo, amato albero, nei cui giovani germogli ho colto, in primavera, il mio primo amore! Come sei diverso, nella chioma, nel tronco profondamente segnato! Anch’io, come te, sono cresciuto con me le mie ferite, che mai più si chiuderanno!

 Padre del pantragismo, del pensiero tragico di poeti e filosofi romantici, anche lo scrittore Friedrich Hebbel nelle sue Gedichte (1842), giocando sull’allitterazione tra Linde [tiglio] e lind [dolce], ricorda un tiglio che sa avvolgerlo nel sogno tra il respiro del vento, lontano dalla dolorosa realtà:

Ho camminato sotto gli alberi nel gioco del vento mattutino, oscillando tra veglia e sogno, come un cieco. Poi sotto il tiglio, respirando di quel vento il profumo, ho varcato i confini del Sogno. Oh Dio, com’è dolce!  

Un’esperienza estetica superiore, dunque, che l’artista vive in empatia con Natura, rendendone significante ogni elemento. In tale “poesia dell’invenzione” anche i paesaggi dei romanzi di Goethe divengono specchi dell’anima, testimoni del vissuto, custodi di antiche illusioni: il giovane Werther costruisce il suo “paesaggio dell’anima” in Wahlheim, posticino solitario e silenzioso, dominato da due grandi tigli, sotto i quali chiederà di avere sepoltura. All’ombra di quella dolce quiete, egli amerà leggere Omero, contemplare Natura per dissetare la sua anima d’artista, sognare un mondo lontano e sconosciuto per saziare il suo spirito avido e inquieto. Ma quegli stessi tigli assisteranno anche al dolore del congedo da Lotte:

10 settembre

… E lei si allontanò per il viale. Io rimasi a guardarla, nel chiarore della luna. Mi gettai a terra, piansi, poi corsi in terrazza, dove potevo ancora vedere, sotto l’ombra dei grandi tigli, il bagliore del suo vestito bianco. Tesi le braccia, ma tutto scomparve.

 Angoscia, lacerazione dell’anima, crisi esistenziale, che qualche decennio più tardi, nei malinconici canti della Winterreise di Franz Schubert su versi di Wilhelm Müller, diverranno gelido viaggio senza meta, irrazionale e irreversibile, marcato a passi leggeri tra realtà e trasfigurazione lirica, incontri, memorie, sogno, illusioni. Un viaggio che troverà breve respiro solo nella voce di un tiglio:

Alla fonte si erge un tiglio. Sogni così dolci all’ombra dei suoi rami! Sulla corteccia incisi parole d’amore. Mi attirava sempre, nella gioia e nel dolore. Anche oggi gli sono passato accanto nella notte oscura. E i suoi rami stormivano: «Vieni da me, giovane amico, qui troverai la tua pace!». I venti freddi mi sferzavano il viso, ma non mi voltai. Molto cammino mi separa ora da quel luogo e ancora sento il tiglio mormorare: «Solo qui troveresti la pace!».

Custode del tempo e dei segreti d’amore, quel tiglio continuerà a mormorare, nel fruscio delle fronde trasfigurate in suoni, invitando al riposo della Ruhe, della quiete solenne di Natura, dietro la quale, rarefatta, sempre traspare l’idea della morte. La avvertirà Hans Castorp, protagonista de La montagna incantata di Thomas Mann, e vi percepirà quel richiamo a lasciarsi andare, ad allontanarsi da tutto per restare sulla Montagna:

Quel Lied significava per lui un mondo intero, il mondo che doveva amare… il mondo della dolce canzone e il suo mondo retrostante: la morteQuel tenero canto di nostalgia era frutto di vita generata da morte, e di morte pregno. Un miracolo dell’anima… il più sublime al cospetto della bellezza… e i pensieri di Hans Castorp intrapresero voli sublimi, mentre nella solitudine notturna se ne stava davanti al piccolo feretro musicale… Oh, potente magia dell’anima!

Nella tradizione popolare tedesca dei Volkslieder, però, all’ombra di un tiglio ci si può anche riunire per ballare e cantare in giochi amorosi. Ce lo ricorda Goethe nel Wilhelm Meister, in quel canto di Filina, poi ripreso in Faust dai Contadini del Fuori porta (Atto I), che Richard Wagner, diciottenne, musicherà tra le Sieben Kompositionen zu Goethes Faust, in Bauern unter der Linde:

Der Schäfer putzte sich zum Tanz… Il pastore si è adornato per il ballo: nastri, corona, giubba colorata. Era proprio un gioiello! C’era già folla sotto il tiglio, e tutti ballavano come matti al ritmo di un violino Una ragazza gli dà confidenza. Il ballo in cerchio fila svelto, un giro a destra, uno a sinistra, a braccetto… e lui la persuade, e se ne vanno, lontano…

Ma ci sono liriche in cui la Natura stessa è generata dall’Amore; versi in cui i fiori nascono dalle lacrime del poeta, il canto dell’usignolo dal respiro del suo cuore. Heinrich Heine, bardo dell’amore infelice, nel Buch der Lieder, nell’armonia spontanea dei suoi temi lirici, attraversando tremori e turbamenti smaschera il sogno:

Das ist der alte Märchenwald… Eccomi nell’antico bosco incantato, nel profumo dei fiori del tiglio! La luna proietta nella mia mente il suo magico splendore. Cammino e ascolto suoni provenire dall’alto. È l’usignolo, che canta d’amore e di pene d’amore, di risate e di lacrime. Così triste la sua gioia, così gioiosi i suoi singhiozzi e i miei sogni dimenticati.  

Die Linde blühte… Il tiglio sbocciava, l’usignolo cantava, il sole rideva gioioso. Là mi hai baciato, e abbracciato, e stretto a te. Poi le foglie caddero, il corvo urlò cupo, il sole salutò con occhi spenti. Là ci siamo detti, gelidamente, “Addio!”.

Sulla stessa linea d’onda sarà anche il giovane Gustav Mahler, che si farà “poeta” nei suoi Lieder eines fahrenden Gesellen, i canti del giovane viandante senza meta smarritosi, come il Wanderer schubertiano della Winterreise, in un mondo di illusioni e miraggi. Anche quel solitario viaggio, condotto nella brughiera silente del proprio cuore, approderà ad un antico, solitario tiglio, che tutto farà dimenticare:

Lungo la strada c’è un tiglio e là, per la prima volta, ho trovato riposo nel sonno! Sotto quel tiglio, che i suoi fiori lasciava cadere su di me come neve, ho dimenticato come fa male la vita e tutto, ah, tutto fu di nuovo bello! Tutto! Amore e dolore, mondo e sogno!

Versi di ingannevoli visioni disperse sui sentieri della vita, fremiti di Poesia che genera Musica e che ri-genera Poesia nella magia dell’onirico: una visione estatica destinata a ritornare, teneramente sospesa tra le tenui tinte di archi, arpa e celesta, sui versi di Friedrich Rückert in Ich atmet’ einen linden Duft. Ma questa volta sarà solo un rametto di tiglio a risvegliare, nel suo profumo, il ricordo dell’Amore:

Ich atmet’ einen linden Duft… Respiravo un dolce profumo! Nella stanza c’era un rametto di tiglio, dono di mano amata. Com’era dolce il profumo del tiglio! Com’è dolce il profumo del tiglio! Il ramoscello che tu hai colto! Dolcemente respiro, nel profumo del tiglio, il profumo dolce dell’amore!

Poesia delle piccole cose, dunque, di cui solo il “poeta”, come scriveva Eichendorff in Wünschelrute [Bacchetta da rabdomante], sa cogliere l’incanto:

Schläft ein Lied in allen Dingen… Dorme un canto in tutte le cose, che sognano e continuano a sognare. E il mondo incomincia a cantare, non appena tu cogli la parola magica.

Adele Boghetich

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