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I Kindertotenlieder di Mahler: «Ora comprendo perché così oscure fiamme…»

di Adele Boghetich - 12 Gennaio 2022

Secondo Lied nel ciclo dei cinque Kindertotenlieder di Gustav Mahler su testi di Friedrich Rückert, Nun seh’ ich wohl, warum so dunkle Flammen è il canto del ricordo: un sonetto struggente che evoca l’incanto di antichi sguardi, sospesi in immagini evanescenti di infinita tristezza, in momenti teneri e franti che rimandano, ancora una volta, a quel mondo misterioso nel quale sia il poeta che il musicista amano riconoscersi. E tutto diviene trasfigurazione. Il ricordo si scolora nella commozione di una vita non vissuta; il presagio di morte, nella trasparenza dei colori dell’orchestra.

Nell’impianto tonale del Do minore (tonalità scelta da Mahler nella versione per baritono) dalla voce commossa del violoncello lentamente emerge il nucleo tematico del Lied:

Tre note in levare che, pur richiamando l’attacco del coevo Adagietto della Quinta sinfonia, nella loro tardiva risoluzione armonica molto si accostano al wagneriano tema dello sguardo quando affiora, nella tenera voce della viola sola, nel primo atto del Tristan und Isolde a ricordo di un amore mai confessato. Sguardi profondi, dunque, percepiti in Wagner come in Mahler attraverso sonorità leggere, tensioni armoniche, temi lenti ed espansi.

Con andamento omogeneo, e per gradi congiunti, il canto declama la prima strofa:

Nun seh’ ich wohl, warum so dunkle Flammenihr sprühtet mir in manchem Augenblicke.O Augen! Gleichsam, um voll in einem Blickezu drängen eure ganze Macht zusammen.

[Ora comprendo perché così oscure fiamme ardevano per me in quegli sguardi. Oh occhi! Era come per raccogliere insieme, in unico sguardo, tutte le vostre forze!]

La tensione rende inquieta anche la musica nel suo delicato intreccio di sonorità sottili (arpa, flauto, clarinetto, archi), infrante solo dal “tema dello sguardo” nella voce dei violoncelli su Augen!. Uno sguardo trasfigurato, ormai, in ricordo…

La seconda strofa sembra voler acquisire colore. Il canto, contrappuntato dalla linea dell’oboe, intensifica l’espressione nell’ascesa al suo punto di tensione, al forte di dorthin [lassù], per poi cedere sul Mi basso di Strahlen, smorzando ogni attesa:  

Dort ahnt’ ich nicht, weil Nebel mich umschwammen,gewoben vom verblendenden Geschicke,dass sich der Strahl bereits zur Heimkehr schicke,dorthin, von wannen alle Strahlen stammen. [Allora non immaginavo, avvolto dalla nebbia del destino, che quel raggio fosse già rassegnato a tornare alla sua dimora lassù, dalla quale ogni raggio ha origine.]

Riaffiorano le tre note dei violoncelli, tracce mnesiche del dolore:

Poi, con lento e umbratile passaggio armonico sul rullo smorzato del timpano, all’unisono con i violini entra la terza strofa del canto:

Ihr wolltet mir mit eurem Leuchten sagen:wir möchten nah dir bleiben gerne,doch ist uns das vom Schicksal abgeschlagen. [Voi, con la vostra luce, volevate dirmi: noi resteremmo volentieri accanto a te, ma il destino non ce lo concede.]

Il testo poetico apre visioni, commentati dall’orchestra in sfumature cromatiche di luci e ombre, tra il suono radioso di arpa, flauto e violini nel passaggio al Re maggiore e il presagio sinistro del corno, spento in un tetro Sol minore. Ora l’intera tela armonica si oscura per introdurre il primo verso dell’ultima terzina

Sieh’ uns nur an, denn bald sind wir dir ferne! [Guardaci ancora, perché presto saremo lontani!]

dove il lento, struggente lamento dell’oboe sembra voler cristallizzare la visione. Poi, nel passaggio armonico ad un più luminoso Do maggiore, con nuove sfumature cromatiche e in unico fraseggio riparte il canto degli ultimi versi

Was dir nur Augen sind in diesen Tagen,in künft’gen Nächten sind es dir nur Sterne. [Ciò che in questi giorni per te sono solo occhi, nelle notti future saranno per te solo stelle.]

per raggiungere i due punti di tensione del Lied: quello armonico, in forte, sul Mi di Tagen 

e quello emotivo, in pianissimo, sul Mi di Sterne, affidato alla trasparente sonorità di arpa e archi.

Il repentino ritorno al Do minore oscura definitivamente l’aura sonora. Ritornano le tre note in levare, lente, sospese… Ritorna il dolore del ricordo… e il quadro si spegne, morendo, su un ultimo arpeggio, su un ultimo accordo che cede al silenzio. Quella vita trasformata in luce di stelle, che per Friedrich Rückert è il Leitmotiv poetico dell’ampia raccolta dei suoi Kindertodtenlieder, per Gustav Mahler è il primo sguardo gettato “oltre confine” su un mondo che presto si rivelerà su colline lontane [auf jenen Höhn] senza tempo, regno della Luce e della Morte, dove si dissolverà ogni dolore… Prima, però, da quel remoto mondo dovranno apparire gli spettri del terzo Lied… e il dolore ridiverrà visione…

Adele Boghetich

Adele Boghetich è autrice di Oltre le colline. Gustav Mahler, Kindertotenlieder e, con Nicola Guerini, di Mahler. Dialoghi tra musica e poesia (Zecchini).

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