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Friedrich Rückert: «In me vive ogni lingua che gli uomini scrivono»

di Redazione - 15 Marzo 2021

Il Romanticismo letterario tedesco è ricco, erudito, con scrittori di spessore dal forte impianto culturale e filosofico, consolidato negli ambienti formativi più fecondi (Jena, Heidelberg, Lipsia, Berlino). I poeti, pur ammirando la poesia popolare, sentita come poesia naturale, tendono ad esaltare gli aspetti più introspettivi e irrazionali: illusione, sogno, dolore, rimpianto, empatia con la vita della Natura, con il suo canto misterioso e notturno. Nascono liriche ricche di Sehnsucht che presto danno vita al Lied, a quella “poesia in musica” che, coltivata in sale da concerto, accompagnerà con discrezione, in grafia minuscola, l’intero arco dell’Ottocento tedesco, tingendo della propria Stimmung le corde dell’anima di un pubblico colto. Tra i poeti preferiti per stile di linguaggio, con Eichendorff, Goethe e Heine emerge il coevo Friedrich Rückert, le cui liriche animeranno Lieder da Schubert e Schumann a Wolf e Mahler. Più famoso come orientalista, egli è in realtà un poeta straordinario, da scoprire nell’intera sua produzione artistica.

Nasce a Schweinfurt, in Baviera, nel 1788 e presto, tra Würzburg, Heidelberg (dove studia Diritto e Filosofia) e Jena (dove, allievo di Jacob Grimm, si laurea in Filologia) respira i venti della rivoluzione linguistica romantica. La sua tesi di laurea, De idea Philologiae, celebra già il culto di un unico Sprachgeist, di uno spirito linguistico universale. La sua solida formazione culturale si arricchisce anche dello studio della mitologia, dei classici greci e latini, delle lingue antiche e orientali per poi, eruditissimo, dedicarsi alla traduzione dal persiano, arabo, ebraico, aramaico, etiope, copto, sanscrito, annotando di se stesso: «In me vive ogni lingua che gli uomini scrivono».

Temperamento eccentrico, simile anche nell’aspetto fisico ad un profeta d’altri tempi, Rückert vive appieno lo spirito del Romanticismo; ama la Natura, nella quale percepisce «lo Spirito del mondo», e la cultura orientale, nella quale riscopre «la saggezza umana più profonda». La biblioteca personale contiene migliaia di libri da tutto il mondo, che egli traduce e commenta, senza sosta; ma sterminata è anche la sua produzione poetica, nella quale fonde con naturalezza forme e ritmi, sentimento e fantasia. Affermerà, infatti, il filologo Emil Ermatinger:

«la lingua è simile ad un pianoforte nel quale i suoni sono già nella tastiera; bisogna solo suonarla per costruire melodie. E Rückert lo sa fare con tale virtuosismo da fare impallidire tutti gli altri scrittori romantici, suoi contemporanei».

Alla prima raccolta di sonetti amorosi, Amarilli, un’estate in campagna (1812) si aggiungono presto canti guerreschi ispirati alla guerra di liberazione contro Napoleone (Noi cacciatori liberi della Franconia, Canti di guerra comici e seri) cui seguono, con lo pseudonimo di Freimund Raimar, liriche patriottiche (Deutsche Gedichte) contro il giogo napoleonico e commedie dal carattere aristofanesco (Napoleone e il drago, Napoleone e la sua “Fortuna”, Napoleone il re Uccello). Il salto di qualità avviene però nel 1817 con il tradizionale “viaggio in Italia” e il lungo soggiorno romano per studiare le opere degli scrittori del Trecento e del Rinascimento; in quel raffinato stile cortese, che diverrà cifra distintiva del suo poetare, compone la raccolta lirica Ghirlanda del tempo [Kranz der Zeit], uno dei suoi capolavori. Al periodo viennese invece, e all’amicizia con l’orientalista Hammer-Purgstall (primo traduttore di Hafis), risalgono lo studio del persiano antico e le liriche Rose d’Oriente, ispirate al mondo della fiaba nello stile del West-östlicher Divan di Goethe; all’amore per la giovane moglie Luise Wicthaus Fischer (sposata nel 1821), la raccolta Primavera d’amore [Liebesfrühling].

Con la docenza di Lingue orientali all’Università di Erlangen e Berlino ha inizio l’intenso periodo dedicato alla traduzione dell’antica poetica orientale. Alcuni titoli: I racconti rimati di Hariri; due volumi di Hamasa, ovvero i più antichi canti popolari arabi, raccolti da Abu Temman; Profeti ebraici, tradotti e commentati; Schi-King, collana di canti folkloristici cinesi, raccolti da Confucio; Passi del Corano; Rostem und Suhrab (tradotto dal persiano); il dramma König Oesali (dall’aramaico); Gli uccelli di Aristofane (dal greco antico); Amrilkais, poeta e re. La sua vita illustrata nei suoi canti (dall’arabo); Racconti brahmani e i sei volumi di Saggezza del Brahmano, poema didascalico in frammenti, con oltre duemila epigrammi e apologhi, testimonianza di una personale visione idealistico-panteista di matrice orientale. Rückert stesso, infatti, ama definirsi «brahmano indiano, nato dalla terra». All’ampio corpus orientale si aggiungeranno la trascrizione poetica di antichi Minnesänger e del Tristan medievale, opere teatrali a sfondo storico (Saul e David, Erode il Grande, Enrico IV, Cristoforo Colombo) e molti Lieder in delicato stile Biedermeier.

Dopo le rivoluzioni del 1848, ormai sessantenne, abbandonato l’insegnamento universitario, Rückert si ritira a vita privata nella tenuta di Neuses (al margine meridionale della Selva Turingia), dove continua a scrivere liriche traducendo in versi la Natura, e dove morirà il 31 gennaio 1866. Alcune sue antologie saranno pubblicate postume; tra queste, i Kindertodtenlieder, raccolta di oltre quattrocento liriche scritte negli anni 1833-1834, dopo la prematura morte dei figli Luise ed Ernst, e pubblicata solo nel 1872.

Proprio quelle intime confessioni d’anima, che divengono elegia nel lirismo stesso dei versi, saranno scelte da Gustav Mahler per i Rückert-Lieder e il ciclo dei Kindertotenlieder. Mahler vi ritroverà una parafrasi autobiografica: inquietudine, desiderio di distacco esistenziale, premonizione di morte. Il tutto espresso con una delicatissima cantabilità e con un linguaggio così semplice ma ricercato da saper evocare immagini e sensazioni già attraverso la sonorità del proprio ritmo poetico. Scriverà Adorno:

«Nei testi di Rückert vi è un germoglio di sentimento indomito e smisurato, anche un elemento di triste profondità, che sembra aver atteso proprio Mahler».

Un sentimento autentico, genuino, aggiungiamo noi, che scaturisce all’improvviso per rivelare una propria abbacinante bellezza. Ma l’aspirazione attinta da Mahler a Rückert è soprattutto ekstasis, straniamento dal mondo in luoghi di solitudine estatica, desiderio di una quiete silenziosa in cui disciogliere la propria anima, di una meditazione interiore che non diverrà catarsi ma elegia, evasione malinconica dell’anima nell’universo del Canto.

Adele Boghetich

Adele Boghetich è autrice di: Amore e solitudine in Gustav Mahler. Rückert Lieder (2007, 2010) e Oltre le colline. Gustav Mahler, Kindertotenlieder (2012).

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