Vincere il Toscanini: intervista a Vitali Alekseenok

Il bielorusso Vitali Alekseenok ha vinto l'undicesima edizione del Concorso Internazionale di Direzione d'Orchestra "Arturo Toscanini". Noi di Quinte Parallele lo abbiamo intervistato per voi il giorno dopo la sua vittoria.

Il bielorusso Vitali Alekseenok è il vincitore dell’undicesima edizione del Concorso Internazionale di Direzione d’Orchestra “Arturo Toscanini”. Noi di Quinte Parallele abbiamo avuto la fortuna di conoscere i giovani direttori già dal periodo di workshop a maggio; ricordo che la prima volta che entrai in Sala Gavazzeni, al Centro di produzione Musicale “Arturo Toscanini”, lo sguardo mi cadde proprio su Vitali: era disteso per terra impegnato a portare a termine i suoi quotidiani esercizi di stretching prima dell’inizio delle lezioni. Poi guardai tutto il resto: alcuni ragazzi che ridevano e scherzavano, altri che ripassavano la partitura con grande concentrazione, l’atmosfera concitata tipica dei concorsi accompagnata da un insolito clima di amicizia che aveva unito i ragazzi, e infine, di nuovo Vitali, che nel mentre si era alzato da terra per venire a presentarsi. Vitali Alekseenok, classe 1992, 190 cm circa di altezza, atletico, biondo e con gli occhi azzurri, e con una gentilezza incredibile. Io provo sempre un grande amore per il mio lavoro ma, devo ammettere, che ci sono dei momenti in cui lo amo di più: questo è stato uno di quei momenti.

Vitali Alekseenok. Foto di Daniele Romano e Luca Pezzani

Vitali, durante le Masterclass e i Laboratori offerti da La Toscanini, si è impegnato duramente e nel periodo estivo ha approfondito e ampliato le conoscenze apprese a Parma dai docenti di altissimo livello che hanno tenuto i corsi. Nei giorni d’ottobre, con grande concentrazione e professionalità, il giovane direttore bielorusso è stato capace di dimostrare all’insigne Giuria Internazionale di meritarsi la vittoria il Concorso.

Noi di Quinte Parallele (soprattutto io) non potevamo di certo farci sfuggire l’occasione di un’intervista; ecco così che, il giorno seguente alla sua vittoria, l’ho raggiunto all’hotel in cui alloggiava e, durante una ricca colazione, ne approfittato per fargli qualche domanda.

Quando nella tua vita hai cominciato ad avvicinarti alla musica?

Io vengo da una città piccolissima della Bielorussia e nessun componente della mia famiglia è un musicista, ma un giorno, per caso o per fortuna, mio padre trovò una fisarmonica in una casa che abbiamo in paese, probabilmente apparteneva a mio nonno, e così, mi chiese se avessi voglia di prendere delle lezioni di musica. Avevo otto anni quando mi approcciai per la prima volta al mondo della musica e, onestamente non mi piacque: la mia insegnante non riuscì a trasmettermi l’amore per questo mondo. Ma poi, il caso ha voluto che mi venisse l’asma, e il medico mi consigliò di provare a contrastare la malattia con lo studio di uno strumento a fiato, così ho cominciato a suonare il trombone. Con gli anni l’asma è andato via ma, fortunatamente, la musica è rimasta. Il mio insegnante di trombone era una persona talmente carismatica che mi ha fatto totalmente innamorare dell’ambiente intorno a lui, oltre al mio strumento, insegnava anche tromba, sassofono, flauto, pianoforte, percussioni, chitarra, sembrava in grado di far amare qualsiasi strumento a qualsiasi ragazzo e, inoltre, era anche direttore d’orchestra. È in questo momento che è cominciato il mio rapporto con la musica, quando ho capito come poterla esprimere con amore, emozione e sentimento.

Vitali Alekseenok mentre dirige il Macbeth. Foto di Daniele Romano e Luca Pezzani

Quando hai capito di voler fare della musica un mestiere?

Dato che avevo cominciato ad amare la musica, ho iniziato a studiarla al Conservatorio di Minsk, la capitale del mio Paese, e lì, dato che tutti i corsi di strumento avevano delle ore obbligatorie di direzione d’orchestra, mi avvicinai anche al mondo della direzione. Questa è stata la mia seconda fortuna: anche lì ho avuto un’insegnante che mi ha fatto incuriosire molto, una donna molto in gamba. Durante i suoi corsi mi rendevo conto della complessità della materia, tanto che spesso mi sembrava di non capirci nulla, eppure restava per me così interessante. A diciassette anni ho cominciato a pensare che la musica e la direzione sarebbero potute rimanere a lungo nella mia vita. A diciannove anni ho avuto l’occasione di dirigere per la prima volta, al Conservatorio di Minsk, una vera orchestra: è stata la prima e mi auguro ultima volta che sono salito sul podio con le gambe che mi tremavano.

Da dopo quel giorno non ti tremano più le gambe?

No, non mi tremano più. Da quella brutta esperienza ho imparato a studiare meglio, sono riuscito a farmi delle basi solide e a trovare un sistema di studio che riesce a darmi la giusta sicurezza per salire sul podio. Adesso quando ho davanti un’orchestra so come lavorare e quindi non ho più paura.

Vitali Alekseenok. Foto di Daniele Romano e Luca Pezzani

 Qual è stato per te, al di là della vittoria finale, uno dei momenti che ti ha emozionato di più all’interno del Concorso?

Dirigere il Macbeth, a maggio, durante la Masterclass del M° Fabio Luisi. Io sono stato il primo dei concorrenti che ha diretto il Finale del Primo Atto del Macbeth, lo stesso Finale che ho condotto sul palco del Teatro Regio durante l’ultima prova del Concorso. In questo Finale Verdi è stato geniale, è davvero incredibile.

Hai un direttore d’orchestra o un grande interprete che prendi come fonte di ispirazione ogni volta che inizi a studiare una nuova partitura orchestrale?

Sì, ascolto molto le registrazioni di Claudio Abbado, di Leonard Bernstein e anche di Arturo Toscanini (non tutto però, alcune cose). Per quanto riguarda i direttori d’orchestra del nostro presente, mi piace molto il modo di dirigere di Kirill Petrenko: ho avuto la fortuna di conoscerlo durante le prove di una produzione che dirigeva a Monaco di Baviera, all’Opera di Stato della Baviera, ne rimasi assolutamente estasiato, per me lui è un grande direttore. Mi baso anche sulle registrazioni del M° Fabio Luisi, purtroppo non sono mai riuscito ad ascoltarlo in concerto ma, grazie a La Toscanini, ho avuto la fortuna di apprendere da lui qualche prezioso insegnamento durante la Masterclass di maggio. Per me un direttore è grande se riesce a condurre quasi tutto il repertorio ad un livello molto alto: Abbado, per esempio, è stato un direttore realmente in grado di dirigere quasi tutto a degli standard davvero elevati.

Vitali Alekseenok durante la Masterclass con il M° Luisi. Foto di Daniele Romano e Luca Pezzani

Come è cambiato il tuo rapporto con l’opera italiana dopo questa esperienza del Concorso?

Me ne sono innamorato ancora di più. Già quindici anni fa circa, a Minsk, mi ero fatto sedurre delle opere di Verdi e Rossini, ma era un po’ un amore a distanza, solo negli ultimi anni ho avuto la possibilità di studiare e dirigere le opere di questi compositori. Grazie all’opera italiana mi sono avvicinato, già in Bielorussia, alla vostra lingua, la cui comprensione è fondamentale per cogliere il significato del libretto; in genere, prima di affrontare le prove con l’orchestra e i cantanti, lo leggo tantissime volte. Anche lo stesso giorno della finale, ho riletto il libretto del Macbeth più volte al fine di immergermi a pieno all’interno della situazione drammaturgica. Verdi per il debutto del Macbeth a Firenze, scrisse a Marianna Barbieri-Nini, la cantante della prima Lady Macbeth: “Non pensare alla musica, pensa al testo, la musica viene di conseguenza”.

Come trovi la concentrazione prima di salire sul palco? Hai qualche rito scaramantico?

(Ride). In effetti un rito scaramantico, all’interno di questa competizione, ce l’ho avuto: ho utilizzato la stessa mascherina che ho indossato a maggio per la prima fase eliminatoria (l’ho ovviamente lavata), La Toscanini me ne aveva data una nuova per la finale, ma dato che sapevo che quella vecchia mi aveva portato fortuna, l’ho voluta riutilizzare.

Vitali Alekseenok

La vittoria di Vitali. Foto di Daniele Romano e Luca Pezzani

Pensando al futuro: quale opera ti piacerebbe un giorno dirigere? E con quale orchestra?

Mi piacerebbe dirigere Tosca con un’orchestra che conosca molto bene quest’opera, mi piacerebbe farlo a Milano o a Roma, nei più bei teatri italiani.  

Hai qualche consiglio che ti piacerebbe dare ai giovani musicisti che si stanno avvicinando alla direzione orchestrale?

Io tengo particolarmente a che i giovani musicisti siano consapevoli che tutto è possibile se lo vogliono realmente, e inoltre ognuno deve trovare la propria via, non esiste un cammino prestabilito comune a tutti. Per esempio, il mio rapporto con la musica è entrato in crisi quando avevo 21-22 anni: avevo smesso di credere nel mio futuro da direttore d’orchestra e musicista, quindi ho smesso. Per due anni ho lavorato come fotografo, ma il malessere che ho provato è stato tale da farmi capire che della musica non ne potevo proprio fare a meno, il ricordo di quel periodo mi ha dato, e mi dà tutt’ora, una grande carica. Questo per dire che ogni persona ha i suoi tempi, i suoi quesiti e le sue risposte, i consigli degli altri alle volte si possono rivelare molto utili e quindi è giusto ascoltarli, però la propria via la troverà da sola. Essere sicuri dei propri passi è molto importante per un direttore d’orchestra, ovviamente questa sicurezza non deve mai sfociare in presunzione, ed è quindi importante, per tale motivo, che la sicurezza sia sempre sostenuta da uno studio competente.

Vitali Alekseenok

Felix Hornbachner, Sasha Yankevych e Vitali Alekseenok. Foto di Daniele Romano e Luca Pezzani

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