Joe Hisaishi: note e riverberi colorati nei film di Miyazaki

Viaggio attraverso le colonne sonore dei film dello Studio Ghibli.

«L’anima ha il suo peso», così dice Sophie, la protagonista de Il castello errante di Howl (ハウルの動く城) in una scena del famosissimo film dello Studio Ghibli. È proprio così, e molto spesso nei film è la musica a dare una tridimensionalità alle profonde emozioni dell’anima, non solo dei protagonisti, ma di riflesso anche dello spettatore. Siamo abituati a considerare la colonna sonora come un accompagnamento, una cornice, ma tra i tanti modi con cui la possiamo definire c’è un’assoluta verità: alcune pellicole diventano capolavori senza tempo grazie alle loro colonne sonore, che in stretta sinergia con l’azione della scena, ne diventano una parte imprescindibile regalando al film un’impronta indelebile. Quando questo succede, la nostra mente associa la musica alle immagini di quel film, anche se la ascoltiamo al di fuori del suo contesto. Le musiche di Hisaishi sicuramente le possiamo annoverare tra queste, la sua musica ha fatto la differenza tra coinvolgere lo spettatore ed emozionarlo profondamente, convincendolo che sta ascoltando una pura esperienza.

Alcuni lo chiamano “il John Williams giapponese”, nato Mamoru Fujisawa (藤澤 守), in arte Joe Hisaishi (久石譲), ha scritto per il cinema capolavori intramontabili, restituendo un nuovo valore all’animazione, destinandola insieme al grande regista Hayao Miyazaki ad un pubblico senza età, tuttavia, soprattutto in occidente, è sconosciuto ai non appassionati di animazione giapponese.Hisaishi

I film di Miyazaki da sempre hanno fatto sognare spettatori di tutto il mondo, grazie alla sua tecnica, basata sulla ricerca perfezionistica dei colori, con una realizzazione pittorica e poetica della natura abbinata al suo profondo rispetto e al concetto di purezza d’animo, spesso fin troppo lontano dalle nostre vite quotidiane. Nei suoi film spiccano grandi tematiche, come il desiderio pacifista, l’altruismo e il coraggio, forti personaggi femminili, e soprattutto il suo grande fascino per il volo, usato come tema narrativo, spesso enfatizzato dalla musica stessa.

Attraverso il lavoro di tre decenni di collaborazione con Miyazaki, Hisaishi ci ha fatto tornare bambini regalando un respiro emozionante ai film che la sua musica accompagna. Negli anni il suo stile è mutato evolvendosi, in risposta alle trasformazioni dello stile di Miyazaki, così anche le sue musiche sono cambiate, offrendoci sempre più una vasta gamma di colori e contaminazioni. Ma addentriamoci più nel vivo della sua musica, andiamo a sbirciare nel cromatismo pittorico delle sue colonne sonore, scopriamo nel dettaglio il suo stile compositivo. La più evidente peculiarità è la fusione dello stile occidentale con quello orientale, avvalendosi di varie ispirazioni per ognuno dei due stili. Dall’oriente troviamo sia il Giappone moderno, quello del J-pop, della musica elettronica o new age degli anni Settanta, dalle quali estrapola una sonorità semplice ed eterea, con una ritmica uniforme. Ma non mancano gli echi della musica tradizionale del Giappone, in particolare del Gaku (雅楽), un genere classico eseguito nella corte imperiale di Kyōto, e dello Shōmyō (声明), canto liturgico buddista.

Hisaishi

Precisiamo in questo frangente che la musica giapponese è caratterizzata da un senso di etereo e sospeso, dunque manca di quel senso musicale profondamente occidentale di compiutezza, dovuto sostanzialmente alla mancanza della tensione e risoluzione armonica. Il senso di etereo e sospeso in Hisaishi però non è solamente estrapolato dalla tradizione giapponese, ma anche in quella colta occidentale, in particolare dall’impressionismo di Debussy, dal suo uso del colore musicale e la sensazione di incompiutezza, dovuta all’uso di scale pentatoniche, soprattutto per le melodie destinate unicamente al pianoforte, strumento sempre presente nelle sue colonne sonore. Dunque queste tecniche, unite frequentemente dall’uso del sistema modale, conferiscono alla colonna sonora un potere extradiegetico ed empatico, raccontandoci non solo del carattere dei personaggi, ma anche delle loro emozioni più profonde, specialmente nei momenti scenici in cui non c’è dialogo e la musica è la sola voce narrante. Le sue morbide e pastose melodie sono così strettamente associate al suo nome che il termine Hisaishi melody è diventato un modo di dire in Giappone. Nelle scene in cui è impiegata la grande orchestra invece possiamo scorgere echi di cromatismi armonici di Respighi o Berlioz. Da non dimenticare infine nei suoi lavori la sperimentazione elettronica, presente in maniera massiccia soprattutto nel suo primo film, Nausicaä della Valle del vento e soprattutto la corrente del minimalismo, che regola tutte le sue composizioni, dichiarata dal compositore stesso, nonostante le sue ampie melodie.

Hisaishi

Entriamo ancor più nel tessuto nevralgico delle sue sonorizzazioni e andiamo ad analizzare alcune strategie audiovisive abbinate a scene memorabili: un esempio di fusione di stile occidentale ed orientale è rappresentato nel film La città incantata (千と千尋の神隠し), nel quale per la colonna sonora il compositore usa una tavolozza arricchita da una miscela di Gamelan dalla musica folkloristica di Okinawa, per la maggior parte del film, in netta contrapposizione con la musica che accompagna l’universo di Chihiro (la giovane protagonista) le sue emozioni e i suoi pensieri, molto spesso palesati unicamente dalla voce dal pianoforte accompagnato solo da qualche arco. Inoltre in questa pellicola, essendo popolata da molte divinità, per rendere più realistico il tutto, il compositore sceglie di attingere anche a tradizioni musicali d’oltreoceano, come la musica tribale africana o balinese. Numerosi temi delle colonne sonore del nostro compositore sono realizzati attorno ad un motivo discendente di quattro note, impiantato sempre nella stessa successione di intervalli (seconda minore – seconda maggiore – seconda maggiore), che costituisce la base di molti temi, soprattutto in quelli che accompagnano le scene di volo. Abbiamo già accennato come il volo sia per Miyazaki una tematica ricorrente, inteso come metafora di un’esperienza straordinaria ma temporanea che offre una diversa prospettiva sulla vita, prima di discendere al suolo e quindi verso una nuova consapevolezza, esattamente come fa la cellula tematica. Prendiamo qualche esempio: nel film Kiki – Consegne a domicilio (魔女の宅急便) troviamo il motivo del brano Una città con vista mare costruito attorno al motivo di quattro note discendenti, che accompagna il volo gioioso della piccola strega verso la città del suo apprendistato. Anche questo è un esempio di perfetta descrizione musicale della scena, e la musica in questo frangente riesce a raccontarci sia di Kiki che della città, facendo percepire all’ascoltatore la determinazione, l’ottimismo ed il coraggio della ragazza, inoltre il trattamento strumentale e il tipo di orchestrazione ci fanno pensare ad una tipica città europea. Questo tema viene esposto tre volte in tutto il film, e le scene in cui appare hanno in comune l’audacia e la caparbietà che caratterizzano Kiki nella parte iniziale del film, descrivendo esattamente le emozioni e le impressioni della protagonista: le anacrusi che caratterizzano la melodia e il pulsare incessante delle crome al basso unito all’armonia e alla strumentazione scritta su frequenze medio basse fanno pensare al battito di un cuore in trepidazione, trasmettendo così tutta la curiosità di Kiki. Nonostante il brano sia scritto nella tonalità di mi minore, non porta con se un senso malinconico, grazie alla scrittura agile con ritmi di durata brevi, e permette al brano di avere un ampio ventaglio emotivo, inoltre a livello armonico possiamo notare come siano predominanti le funzioni di tonica e sottodominante, mentre invece viene evitato l’uso di dominante, quasi a richiamare una scrittura più modale, a dare quel senso di sospensione e incertezza di cui parlavamo prima.

Figura 1. Frammento del tema di “Una città con vista mare” in una versione per pianoforte, tratto da Kiki consegne a domicilio. In arancione troviamo il motivo di quattro note discendente, in azzurro le anacrusi, e in verdi le successioni armoniche della conclusione del tema.

 

Questo brano inoltre racchiude un’altra tecnica compositiva di Hisaishi, ossia la pratica citazionistica (la citazione di un tema o una cellula tematica di altri brani). In questo caso Hisaishi usa una progressione armonica che abbiamo già ascoltato nel brano “la ragazza che cadde dal cielo” in Laputa – Il castello nel cielo, utilizzando accordi invertiti proprio per generare un movimento discendente sul basso, e la riesposizione finale della melodia richiama il brano Il cammino del vento già ascoltato nel film Il mio vicino Totoro. A proposito di citazioni, anche il motivo delle quattro note discendenti, già apparso nel primo film, Nausicaä della Valle del vento (風の谷のナウシカ), viene ampiamente usato dal compositore, soprattutto associato alle scene di volo, come in Si alza il vento, o ne Il castello nel cielo, nel motivo associato alla fortezza volante. Altra tecnica molto particolare di Hisaishi è l’uso del leitmotiv come forma musicale. Noi tutti conosciamo il leitmotiv come tema musicale reiterante nel corso di un’opera musicale, stilizzante ed associato ad un personaggio o magari un sentimento. Hisaishi non lo usa in quanto tale, ma facendo coincidere la sua funzione con in il concetto di variazione, utilizzandolo come una vera e propria forma musicale, come fa ad esempio nel film Il Castello errante di Howl. In questo film meraviglioso la protagonista, Sophie, subisce trasformazioni drastiche, non solo a livello caratteriale, come abbiamo visto per Chihiro e Kiki, ma anche fisiche, vedendosi mutare età, aspetto ed umore a causa di una maledizione. Ma nonostante questo prende in mano le redini della sua vita e regala tutta se stessa per aiutare il prossimo. Proprio a causa di queste sue grandi trasformazioni Hisaishi si impegna per utilizzare il leitmotiv del valzer iniziale come forma di tema e variazioni, cambiando di volta in volta il ritmo, la tonalità o la strumentazione, adattandolo a situazioni più disparate, affacciandosi alle nostre orecchie ogni volta accompagnato da un sentimento diverso. Il valzer si intitola La giostra della vita, stereotipo musicale di movimento, danza o volo, e questo lo rende ideale per accompagnare le scene del film, dove uno degli elementi principali è proprio il castello ambulante di Howl. Inoltre la sua forma classica di valzer riporta la nostra memoria ai tipici valzer viennesi, dando alla scena un sapore europeo. In questa piccolissima analisi dello stile di Hisaishi abbiamo visto come nei trentacinque anni di storia dello Studio Ghibli le colonne sonore siano cambiate ed evolute, ma portando sempre con loro un riverbero di tematiche o poetiche precedenti, che caratterizzano da sempre i grandi film di Miyazaki. Hisaishi è un Maestro in questo, un vero artigiano musicale che ci dimostra ancora una volta che il lavoro ad una musica da film non vale meno del lavoro ad una “musica assoluta”.

«Considero la musica la parte più romanzata di un film. Intendo dire che nel mondo reale non è possibile ascoltare musica mentre si parla d’amore o quando si è tristi, mentre è quello che accade in un film. La musica è la cosa più falsa che troviamo in un film, proprio per questo è l’elemento più cinematografico di un film»

Joe Hisaishi

 

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