A Ceremony of Carols: il Natale secondo Britten

La storia dei Carols è alquanto singolare: Britten li scrisse infatti durante la lunga traversata di ritorno dagli Stati Uniti all’Inghilterra.

Autore: Michele Sarti

26 Dicembre 2020

Se volete sapere perché ho cominciato a scrivere è perché amavo moltissimo la musica. Mi ricordo la prima volta che ho provato: ero un bambino piccolissimo. Il risultato sembrava il Forth Bridge (fa riferimento a un disegno di travi a sbalzo ndr.): in altre parole, centinaia di puntini su tutta la pagina connessi da lunghe linee che si univano in belle curve. Temo che fosse l’ornamento sulla carta ad interessarmi, e quando chiesi a mia madre di suonarlo, il suo sguardo di orrore mi ferì molto. I miei sforzi seguenti, meno pessimi, erano più consapevoli del suono. Ho iniziato a studiare il pianoforte e ho scritto elaborati poemi sinfonici che di solito duravano circa venti secondi, ispirati a eventi fondamentali nella mia vita domestica: la partenza di mio padre per Londra, la comparsa di una nuova amica, o perfino un naufragio in mare.

[B. Britten, L’artista e il suo mezzo: compositore e ascoltatore, in La musica non esiste nel vuoto, raccolta di scritti di Britten a cura di Luca Scarlini; Castelvecchi editore]

La vita del giovanissimo Britten si colora presto di suono. I suoi primi lavori più strutturati (quartetti, sonate, piccoli pezzi orchestrali) svelano un precoce e finissimo talento creativo, in seguito maturato e ben consolidato tecnicamente con Frank Bridge.
L’infanzia resterà sempre un vivido ricordo, alimentando quella naturale freschezza e spontaneità che connota la sua musica, ma anche riemergendo dai meandri del cassetto: nella Simple Symphony (op. 4 per archi, composta tra il ’33 e il ’34) rielabora, per esempio, alcune idee di lavori realizzati tra i nove e gli undici anni. È un mondo da proteggere e da formare quello dei bambini: i piccoli uditori saranno il futuro pubblico, le voci della società che andranno a costituire e nella quale opereranno. Per questo Britten dedica loro ampio spazio, coinvolgendo spesso, con una chiara volontà di sensibilizzazione e di educazione, bambini e adolescenti nei suoi progetti. A questo proposito è interessante leggere cosa suggerisce ai più giovani in un programma radiofonico per ragazzi della BBC:

Quando sentite un brano, non sognate a occhi aperti, ma concentratevi seriamente sul lavoro che in futuro forse amerete. Temo che molti apprezzino la musica solo per le immagini che offre loro. Sognano scene magnifiche, o se stessi coinvolti in qualche situazione romantica. Possono apprezzarlo, ma non è musica, sono solo associazioni evocate da essa. La vera gioia e l’autentico beneficio che si può ricavare dall’ascolto è una cosa molto più profonda: il godimento e l’amore per le melodie in sé, l’eccitazione data dal ritmo, il fascino dell’armonia e la soddisfazione estrema che dà un pezzo di musica ben costruito. Queste sono le cose che un compositore vi offre. Il buon ascoltatore è pronto a riceverle.

[B. Britten – Testo di un programma radiofonico per ragazzi, BBC Schools Home Service, pubblicato in The Listener il 7 Novembre del 1946]

Fin da quando viveva coi genitori, il compositore inglese si era cimentato con alcune Songs o Carols che poteva cantare tra amici, o in famiglia. Pochi anni dopo, appena uscito dal Royal College, scrisse la prima raccolta di 12 canzoni per ragazzi: Friday Afternoons (op. 7) in cui le voci si muovono per lo più all’unisono. È un lavoro geniale, caratterizzato da una ricca varietà dell’inventiva melodica e armonica, che testimonia l’intuito spontaneo alla naturalezza del canto, l’interesse per le radici folkloristiche (a cui sempre farà riferimento) e la facilità nel delineare subito, con pochi elementi, i paesaggi emotivi.

In seguito verranno i grandi progetti come l’ ‘intrattenimento per giovani’ in due parti: Let’s Make an Opera (un gruppo do giovani e di adulti scrivono e provano un’opera), e The Little Sweep (la rappresentazione, in cui un giovane spazzacamino viene ‘bullizzato’ e messo al servizio di adulti quasi fosse una reminiscenza del Grimes). Vi è poi Noye’s Fludde, un’opera comunitaria concepita per amatori, bambini e un piccolo gruppo di professionisti, a fianco di altre composizioni per voci bianche (Missa Brevis op. 63, Psalm 150 op. 67, Voices for Today op. 75, The Golden Vanity  op. 78, Children’s Crusade op. 82 e Welcome Ode op. 95).

Un ciclo di canti ispirati all’atmosfera del Natale, però, riassume più di altri lavori la cifra britteniana: A Ceremony of Carols (op. 28), per coro di voci bianche e arpa. Tra le composizioni corali di Britten più amate, i Carols hanno una gestazione davvero peculiare: tra marzo e ottobre del 1942, Britten intraprende la lunga traversata di ritorno dagli Stati Uniti – dove aveva trascorso tre anni – all’Inghilterra. È curioso pensare che un ciclo festoso e vivace come i Carols, sia stato scritto su una traballante nave mercantile (la svedese MS Axel Johnson), vulnerabile agli attacchi dei temibili sottomarini tedeschi, i cui siluri potevano raggiungerli in qualsiasi momento. A bordo fu un viaggio lungo e difficile; oltre al terrore per gli U-Boot, le condizioni di vita erano pessime: a Britten e Pears fu data una misera cabina trafficata dai marinai che andavano su e giù tutto il giorno per il corridoio, per di più situata vicino alla cella frigorifera che emanava odori insopportabili.
Un altro fatto bizzarro: parrebbe che gli ufficiali avessero sequestrato al compositore dei manoscritti (tra cui il draft di un pezzo per Benny Goodman), per paura si trattasse di codici cifrati. Eppure, nelle lettere Britten rivela di essersi ‘annoiato’ (più che aver provato terrore!) e che per passare il tempo rimise penna a A Hymn to St. Cecilia, la cui prima bozza era stata confiscata alla dogana di New York, e contemporaneamente avviò la stesura di alcuni canti natalizi. Durante l’ormeggio ad Halifax, Nuova Scozia si era procurato una copia de The English Galaxy of Shorter Poems ricavando i testi per i suoi Carols.

A Ceremony of Carols

La prima esecuzione di A Ceremony of Carols avvenne a Norwich Castle il 5 dicembre del 1942, con le voci femminili del Fleet Street Choir. Originariamente infatti, furono concepiti per coro femminile; ben presto divenne usanza affidarli alle voci bianche che ancor meglio restituiscono l’energia vigorosa dei movimenti più rapidi e degli scioglilingua in essi contenuti. Ciò dimostra che Britten aveva ben presente che i bambini possono cantare in modo naturale anche parti molto complesse, se ben scritte. Nei Carols le voci sono divise a tre (vi sono poi ricorrenti antifone solo-tutti) e non mancano di figurazioni estremamente difficili. La tradizione vocale in Inghilterra, si sa, ha radici antichissime e da sempre i compositori anglosassoni si cimentano a lungo con la scrittura corale. Nei cori, la presenza femminile non era ammessa fino a tempi piuttosto recenti, perciò erano i boys ad occuparsi delle parti acute (così è tutt’ora in cori tradizionali e di lunga data, come il noto Choir of  Westminster Abbey). Se dunque in Britten vi una istintiva propensione a scrivere fluidamente per coro o a impiegare le voci bianche, è anche per via della sua cultura di provenienza.

A Ceremony of Carols

La suddivisione di Carols in soprani, mezzi, e contralti, accompagnati dalla sola arpa, è una scelta non comune (Britten aveva conosciuto in America l’arpista principale dell’orchestra di Philadelphia per cui aveva ipotizzato un concerto per arpa e nel viaggio di ritorno in patria aveva con sé un manuale sul funzionamento dello strumento). Ciò garantisce un timbro fresco, vivo, ma anche delicatissimo e a tratti malinconico. Le parole dei testi, centrate sul mistero del Natale, evocano un’atmosfera incantata, riflessiva, che Britten rende palpabile col suono.

  1. Procession
  2. Wolcum Yole! – Allegro con brio – Testo: anonimo
  3. There is no rose – Allegretto – Testo: anonimo
  4. a. That yougë child – Andante quasi recitativo – Testo: anonimob. Balulalow – Andante piacevole – Testo: James, John et Robert Wedderburn
  5. As dew in Aprille – Allegro – Testo: anonimo
  6. This little Babe – Presto con fuoco – Testo: Southwell
  7. Interlude – Andante pastorale – per arpa
  8. In freezing winter night – Andante con moto – Testo: Cornish
  9. Spring Carol – Allegretto – Testo: anonimo
  10. Deo gratias – Presto – Testo: anonimo
  11. Recession

Apre e chiude il ciclo, l’entrata (Procession) e l’uscita (Recession) del coro all’unisono. Vi è poi un interludio per sola arpa, collocato poco oltre la metà dei Carols, che catalizza la nostra attenzione e fa riposare l’orecchio (oltre che il coro!). L’interludio si apre con soffici armonici dell’arpa – quasi fossero delicati fiocchi di neve – che si trasformano lentamente in profondi e solenni accordi; poi si riprende il clima delle prime battute i cui rintocchi ovattati restano a lungo sospesi, tra leggerissimi glissandi nella regione sovracuta dello strumento, che si trasfigurano, quasi senza soluzione di continuità, nei tremoli bisbigliati di In Freezing Winter Night.
Con questo momento strumentale, dopo i colori sgargianti della prima parte, Britten ci riporta alla dimensione intima e spirituale del Natale.

 

 

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